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Parco Regionale Taburno Camposauro

Orari d'Apertura

Estivo

da giu a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mag
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Piazza L. Rinaldi 82030, Dugenta (BN)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Taburno Camposauro

Situato nel cuore dell’Appennino campano, interamente racchiuso nella provincia di Benevento, il Parco Regionale Taburno-Camposauro è uno scrigno di biodiversità di straordinario fascino. Il massiccio, noto anche come la “Dormiente del Sannio” per via del suo profilo che ricorda una donna sdraiata, è isolato rispetto alle catene montuose circostanti ed è costituito da due blocchi calcarei principali: il Monte Taburno (1.394 m) a sud e il Monte Camposauro (1.388 m) a nord, separati dalla verdeggiante Piana di Prata.

Il parco è una meta d’elezione per il trekking e l’ecoturismo, ma offre anche una pregevole esperienza di turismo lento, tra eremi isolati e borghi ricchi di storia millenaria. La morfologia calcarea ha generato fenomeni carsici spettacolari: inghiottitoi, profonde grotte (come quelle di San Michele) e aspre pareti rocciose ideali per il birdwatching.

L’atmosfera è silenziosa e quasi mistica. A differenza di altre montagne campane, il Taburno offre il privilegio di poter camminare per chilometri avvolti nella penombra di foreste vetuste, le quali coprono quasi l’intero massiccio, permettendo di percepire a pieno la fiera essenza del Sannio.

Parco Regionale Taburno-Camposauro: la fauna e flora del parco

La continuità boschiva e l’isolamento del massiccio fanno del parco un eccezionale serbatoio di biodiversità.

La fauna vanta una solida base di mammiferi forestali, il cui numero è costantemente in crescita grazie al divieto di caccia introdotto con il parco. I cieli sono sorvegliati da un’ottima popolazione di corvidi e rapaci rari, che nidificano negli anfratti inaccessibili del Camposauro.

La flora è il vero gioiello del parco. L’antica gestione silvicolturale (iniziata addirittura in epoca borbonica) ha preservato formazioni arboree monumentali. I pascoli d’alta quota, estremamente ristretti, si aprono improvvisamente offrendo rifugio a preziose e minute specie di orchidee, mentre il sottobosco si colora a primavera delle fioriture di asparago selvatico e anemoni.

Gli animali del parco

  • Lupo appenninico: Il Taburno-Camposauro, insieme al vicino Partenio, rappresenta un’area protetta cruciale in Campania per il ritorno e lo stanziamento del lupo. La sua presenza regola efficacemente l’equilibrio dei grandi erbivori.
  • Cinghiale: Diffuso abbondantemente in tutto l’Appennino sannita, frequenta il fitto sottobosco delle faggete, nutrendosi delle ghiande e dei bulbi che dissotterra.
  • Gatto selvatico: Sfrutta la protezione delle inaccessibili e fitte formazioni di Abete bianco e Faggio per cacciare e nascondersi, confermando l’alta naturalità dei boschi campani.
  • Corvo imperiale: Tra le pareti a strapiombo del Camposauro e della Piana di Prata si rifugia una delle colonie più importanti della regione di questo grande e intelligentissimo corvide, celebre per il suo volo acrobatico.
  • Poiana e Sparviere: Sono i principali rapaci diurni dell’area. Mentre la poiana predilige i margini del bosco planando alla ricerca di micromammiferi, lo sparviere è un agilissimo cacciatore che si lancia all’inseguimento di piccoli uccelli sfrecciando tra i tronchi degli alberi.
  • Salamandrina dagli occhiali: Raro endemismo anfibio. Nelle aree più umide vicine alle sorgenti e ai torrenti (come la zona del Fizzo), si nasconde questa minuscola salamandra, vera “reliquia” faunistica d’Italia.

Le piante del Parco Regionale Taburno-Camposauro

La foresta è l’elemento che domina il massiccio sannita, creando un “mantello” verde senza interruzioni.

  • Faggio (Fagus sylvatica): La maestosa faggeta del Taburno è di inestimabile valore. Sviluppatasi massicciamente a partire dagli 800-900 metri di quota, costituisce una riserva demaniale con fusti colossali, creando ambienti bui e freschissimi in estate e donando foglie rosso vivo in autunno.
  • Abete bianco (Abies alba): Oltre ai faggi, il parco ospita l’abetina meglio conservata e più estesa dell’intera Campania. Questa conifera secolare svetta prepotentemente creando boschi ombrosi; la sua presenza in questo luogo è considerata una pregevole testimonianza dell’era glaciale.
  • Leccio e Roverella: Queste querce colonizzano le quote più basse e i versanti maggiormente esposti al sole, dove l’aridità del suolo calcareo impedisce lo sviluppo delle specie più esigenti in termini di umidità.
  • Carpino comune e Acero (campestre e napoletano): Formano il prezioso “bosco misto” di transizione a mezza quota. L’acero napoletano (Acer neapolitanum) è un endemismo locale che accompagna l’ascesa verso la faggeta pura.
  • Agrifoglio: Arbusto sempreverde e pungente che crea vivaci macchie nel sottobosco della foresta demaniale. Durante l’inverno i suoi rami, carichi delle tipiche bacche rosse velenose, spiccano sotto il peso della neve.

Parco Regionale Taburno-Camposauro: la storia sulle origini del parco

L’idea di tutelare questo polmone verde ha radici antichissime, risalenti addirittura alla dinastia dei Borbone, che proclamarono parte del massiccio (tra cui la celebre “Foresta del Taburno” e le Sorgenti del Fizzo) area protetta e demanio di Stato per impedire il disboscamento e salvaguardare le preziose acque che alimentavano persino l’acquedotto della Reggia di Caserta.

Nonostante queste tutele storiche, il riconoscimento moderno ha richiesto una lunghissima battaglia condotta da appassionati locali. Il lungo iter per la sua definitiva istituzione è terminato il 12 Aprile 2002, quando la Giunta della Regione Campania (con delibera n. 1404) ha ufficialmente decretato la nascita del Parco Naturale Regionale del Taburno-Camposauro. Questo atto legislativo ha permesso di bloccare definitivamente la caccia e il taglio abusivo incontrollato, preservando un patrimonio paesaggistico di inestimabile valore per il Sud Italia.

Come si arriva al Parco Regionale Taburno-Camposauro

Viaggiando in auto:
Il massiccio sorge a pochi chilometri a ovest della città di Benevento. Se si proviene da Napoli (o Roma via Autostrada A1), l’uscita autostradale consigliata è Caserta Sud, imboccando poi la comoda “Fondo Valle Isclero” (SS 265) in direzione Sant’Agata de’ Goti/Telese Terme. Se ci si sposta lungo la direttiva est-ovest, la Strada Statale 372 “Telesina” (Caianello-Benevento) permette di sfiorare il parco, uscendo ad esempio a Solopaca o Telese Terme. Da queste vallate, la viabilità provinciale inizia a salire dolcemente verso i comuni di Vitulano, Campoli del Monte Taburno o Cautano, i quali offrono numerosi ingressi diretti ai sentieri che si inerpicano verso le cime e i rifugi in alta quota.

Viaggiando in treno:
Il treno è una valida opzione per l’avvicinamento ecologico. La linea ferroviaria storica Napoli-Caserta-Benevento attraversa il territorio provinciale. Le stazioni migliori in cui scendere sono quelle di Telese-Cerreto (ottima per esplorare il versante nord, Camposauro) oppure Benevento Centrale (per il versante sud). Dalla piazza delle stazioni è necessario salire sui pullman extraurbani regionali (linee EAV o AIR Campania), che collegano frequentemente i fondovalle ai paesi pedemontani (es. Vitulano o Campoli) situati alle porte dell’area naturale.

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