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Parco Regionale Montevecchia e Valle del Curone

Orari d'Apertura

Estivo

da giu a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mag
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via d'Adda 1 23887, Olgiate Molgora (LC)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Montevecchia e Valle del Curone

A pochissima distanza dalla frenesia industriale e urbana della metropoli di Milano, il Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone appare come un miraggio verde sospeso nel tempo. Esteso su una superficie di oltre 2.700 ettari nella verdeggiante Brianza lecchese, questo parco collinare protegge l’ultima e preziosissima propaggine dell’anfiteatro morenico prealpino, fungendo da “polmone verde” essenziale per l’intero territorio lombardo.

Il paesaggio è un mosaico armonioso ed estremamente suggestivo: dolci colline, in cui si alternano fitti boschi autoctoni a prati magri, cedono il passo a ordinati terrazzamenti coltivati a vite (da cui si ricava un rinomato vino locale), frutteti tradizionali e antichi nuclei rurali (le cascine). Il cuore simbolico e panoramico del parco è senza dubbio l’alto colle di Montevecchia, sulla cui sommità sorge il pittoresco Santuario della Beata Vergine del Carmelo, raggiungibile affrontando una scenografica scalinata alberata di 180 gradini.

Il Parco del Curone offre una fittissima rete di sentieri (ben 11 percorsi principali tracciati) perfetti sia per le famiglie in cerca di passeggiate rilassanti e facili (da concludere in un tipico agriturismo brianzolo, come la Cascina Galbusera Nera), sia per escursionisti o ciclisti in cerca di percorsi più articolati tra i boschi.

Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone: la fauna e flora del parco

Nonostante la forte pressione antropica che circonda il perimetro dell’area protetta, il parco costituisce una formidabile “isola ecologica” in cui la natura ha trovato rifugio. La diversità degli habitat – che spaziano dai torrenti boschivi (come il Curone e i suoi affluenti con le rare sorgenti petrificanti) ai caldi prati terrazzati esposti a sud – ha permesso il prosperare di un ecosistema ricchissimo.

La fauna vanta una notevole abbondanza di micromammiferi, anfibi molto esigenti riguardo la purezza delle acque e un vero e proprio trionfo di avifauna boschiva, con tantissime specie di piccoli uccelli silvani che riempiono il parco di canti, oltre a eleganti rapaci.

La flora è altrettanto preziosa. Benché la Robinia (pianta infestante nordamericana) abbia colonizzato parte dei boschi, l’Ente Parco ha protetto strenuamente gli habitat autoctoni originari. Percorrendo i sentieri, a seconda dell’esposizione solare e dell’umidità, si passa da fitte formazioni di alberi igrofili (amanti dell’acqua) vicino ai torrenti, a ombrosi querceti e castagneti, fino a giungere alla macchia quasi mediterranea dei pendii calcarei più assolati.

Gli animali del parco

  • Tasso: Mammifero onnivoro dal muso inconfondibile a strisce bianche e nere. Timido e rigorosamente notturno, scava complessi sistemi di tane nei pendii boscosi più tranquilli del parco.
  • Volpe: La predatrice per eccellenza della Brianza. Astuta e opportunista, si aggira silenziosamente nei boschi e ai margini dei frutteti all’alba o al tramonto a caccia di piccoli roditori.
  • Scoiattolo rosso: L’acrobata delle chiome degli alberi. Facilissimo da scorgere di giorno mentre salta tra un castagno e l’altro alla ricerca di nocciole, ghiande e semi da accumulare per l’inverno.
  • Civetta e Allocco: Rapaci notturni fondamentali per il controllo dei roditori. Riposano durante il giorno nei vecchi casolari abbandonati o nelle cavità dei grandi alberi, per poi animare la notte con i loro inconfondibili richiami.
  • Salamandra pezzata: Raro e bellissimo anfibio nero con vistose macchie gialle. Necessita di un ambiente boschivo ombroso, fresco e di torrentelli d’acqua purissima e ossigenata per sopravvivere e riprodursi.
  • Martin pescatore: Un piccolo e fulmineo uccello dal piumaggio metallico azzurro brillante e arancio. Frequenta i torrenti del parco, sfrecciando a pelo d’acqua prima di tuffarsi per pescare.
  • Gambero di fiume: La presenza di questo rarissimo crostaceo in alcune pozze isolate del parco certifica la purezza estrema delle acque sorgive, rendendolo uno degli animali più tutelati dell’area.
  • Cinciallegra, Pettirosso e Scricciolo: Sono solo alcune delle innumerevoli specie di silvidi (piccoli uccelli di bosco) che affollano le chiome degli alberi, vitali per tenere sotto controllo gli insetti nocivi del bosco e del frutteto.

Le piante del Parco Regionale Montevecchia e Valle del Curone

L’assortimento botanico è il vero tesoro del Parco, un residuo fedele di come appariva l’intera Brianza secoli fa.

  • Castagno: L’albero simbolo dell’antica economia rurale brianzola. I castagneti del parco, spesso antichi e imponenti, regalano ai visitatori ombra estiva e un suolo ricco di frutti e funghi in autunno.
  • Querce (Rovere, Roverella e Farnia): Formano i compatti e nobili querceti del parco. La Farnia predilige le zone più umide e profonde, mentre la Roverella resiste benissimo sui versanti collinari più asciutti ed esposti al sole.
  • Carpino bianco e nero: Alberi elegantissimi che si associano spesso alle querce. Il carpino crea formazioni boschive miste ideali per l’arricchimento del sottobosco grazie alle sue foglie che degradano rapidamente.
  • Faggio: Presente nelle porzioni più alte e, soprattutto, più fresche e rivolte a nord del parco. Crea boschi “a cattedrale”, dove la luce fatica a penetrare, mantenendo il terreno coperto da un tappeto di foglie morte.
  • Ontano e Salice: Gli specialisti dei corsi d’acqua. Orlano le sponde dei torrenti (come il Curone) formando fasce protettive che impediscono l’erosione degli argini sabbiosi e offrono riparo agli anfibi.
  • Robinia (Robinia pseudoacacia): Un albero esotico nordamericano diventato ormai ubiquitario in Lombardia. Benché sia considerata una pianta infestante che tende a sostituire le querce autoctone, in primavera regala fioriture bianche estremamente profumate, ambitissime dalle api per il miele.

Parco Regionale Montevecchia e Valle del Curone: la storia sulle origini del parco

La genesi del Parco di Montevecchia è una bellissima storia di mobilitazione popolare contro il “consumo di suolo”. A cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, il boom edilizio e industriale della Lombardia minacciava di cancellare definitivamente le verdi colline dell’alta Brianza. Furono i cittadini, i comitati ecologisti locali e alcune amministrazioni comunali a lottare strenuamente per proteggere queste terre.

Questa formidabile campagna di sensibilizzazione portò un grandissimo risultato: nel 1983 la Regione Lombardia approvò formalmente la creazione del Parco Naturale Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone.

La lungimiranza di questa istituzione non si è limitata a preservare la flora e la fauna selvatica. Il Parco è stato pioniere nella tutela del paesaggio agrario tradizionale (recuperando il terrazzamento dei colli per il vino e per la coltivazione delle erbe aromatiche, come salvia e rosmarino) e nel restauro dei monumenti architettonici, tra cui le meravigliose antiche cascine contadine, oggi divenute centri di educazione ambientale o rinomati agriturismi.

Come si arriva al Parco Regionale Montevecchia e Valle del Curone

Viaggiando in auto:
Il parco sorge a una trentina di chilometri a nord-est di Milano ed è facilissimo da raggiungere. Da Milano o dalla viabilità maggiore, è sufficiente percorrere la Strada Statale 36 (Valassina) in direzione Lecco o la Tangenziale Est (A51) fino a Usmate Velate, proseguendo poi lungo la SP 342 (la “Briantea”) verso i comuni di Cernusco Lombardone, Osnago o Olgiate Molgora. In questi paesi di pianura, posti proprio ai piedi delle colline, si trovano ampi parcheggi (come quelli vicino ai supermercati o alle stazioni) da cui partono quasi tutti i sentieri escursionistici (incluso il famoso Sentiero 2). Da notare che la domenica e nei giorni festivi la strada che sale al borgo superiore di Montevecchia Alta è spesso interdetta al traffico non residente.

Viaggiando in treno:
Il modo migliore e più sostenibile per visitare il Parco è senza dubbio il treno. La comodissima e frequentata linea ferroviaria Trenord Milano-Lecco-Sondrio (S8) ferma esattamente ai bordi del Parco. I visitatori possono scendere alla stazione di Cernusco-Merate oppure a quella di Olgiate-Calco-Brivio. Da entrambe le stazioni ferroviarie, i segnavia bianco-rossi dei percorsi del Parco del Curone sono raggiungibili in meno di 10 minuti di camminata a piedi o in bicicletta, permettendo un’immersione immediata nella natura senza lo stress del parcheggio.

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