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Parco Regionale Delta del Po emiliano romagnolo

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via Mazzini 200 44022, Comacchio (FE)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Delta del Po emiliano romagnolo

Situato in uno dei paesaggi più umidi, mutevoli e affascinanti d’Europa, il Parco Regionale Delta del Po dell’Emilia-Romagna è un colossale mosaico ambientale che si estende per oltre 50.000 ettari tra le province di Ferrara e Ravenna. In questo vasto comprensorio, il fiume Po si dirama e abbraccia il Mar Adriatico, creando un ecosistema sospeso tra terra e acqua composto da fiumi, lagune salmastre, dune fossili, antiche pinete e sterminate valli da pesca. L’intera area, per la sua straordinarietà, è insignita del titolo di Patrimonio dell’Umanità UNESCO e di Riserva della Biosfera (MAB).

Questo parco è la destinazione perfetta per il turismo lento, il cicloturismo e le escursioni in barca. Percorrere chilometri di silenziosi argini in bicicletta, navigare placidamente tra i fitti canneti all’alba o esplorare le storiche Valli di Comacchio (i tradizionali bacini d’acqua salmastra racchiusi da argini in terra) permette di vivere un’esperienza sensoriale unica, dominata dal riflesso del cielo sull’acqua piatta e dal canto di migliaia di uccelli acquatici.

Il Delta non è solo natura selvaggia, ma è un paesaggio plasmato dalla tenace convivenza tra uomo e acqua. L’impronta storica e culturale è fortissima e visibile nei secolari “casoni di valle” (le antiche abitazioni in canna e fango dei pescatori), nelle imponenti idrovore di bonifica, nelle saline di Cervia, e in gioielli monumentali come il Castello Estense della Mesola e la meravigliosa Abbazia di Pomposa, che sorgono maestosi ai margini delle aree protette.

Parco Regionale Delta del Po dell’Emilia-Romagna: la fauna e flora del parco

L’incontro tra l’acqua dolce dei fiumi e quella salata del mare genera una complessità ecologica senza pari in Italia. Questa “zona umida” è la più vasta della penisola e rappresenta uno snodo cruciale e vitale per le rotte migratorie tra l’Africa e il nord Europa, rendendo l’area una Mecca internazionale per il birdwatching e la fotografia naturalistica.

La fauna è dominata in modo assoluto e spettacolare dall’avifauna, con quasi 300 specie di uccelli censiti che qui nidificano, svernano o fanno tappa per nutrirsi nei bassi fondali limosi. Le acque torbide e calde sono l’habitat naturale per una miriade di pesci e anfibi rari. Al contempo, gli intricati boschi termofili dell’immediato entroterra (come il Bosco della Mesola) fungono da insostituibile rifugio per gli ultimi grandi mammiferi della pianura.

La flora è condizionata dalla presenza opprimente della salinità marina. Sulle spiagge e sugli isolotti (scanni) crescono piante pioniere altamente specializzate; nelle lagune dominano immensi canneti, mentre lungo le paleodune costiere si innalzano fitte e ombrose pinete litoranee o foreste igrofile miste che raccontano la storia geologica di una costa in continuo mutamento.

Gli animali del parco

Flamingos in Po Delta

  • Fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus): L’incontrastato e celeberrimo simbolo del Delta. Vive in enormi colonie stanziali nelle Valli di Comacchio, filtrando il fango dei bassi fondali con il becco speciale per nutrirsi di piccoli crostacei (da cui trae la tipica colorazione rosata).
  • Anguilla europea (Anguilla anguilla): Il pesce che rappresenta la cultura e l’economia millenaria di Comacchio. Questo pesce serpentiforme compie una straordinaria migrazione epica dal Mar dei Sargassi (oceano Atlantico) per arrivare a maturare e vivere nelle placide acque salmastre del delta.
  • Cervo della Mesola: Un autentico gioiello faunistico del parco. Nascosta nel fitto Bosco della Mesola vive infatti l’ultima e unica popolazione di cervo rosso autoctona, pura e originale dell’Italia peninsulare, sopravvissuta nei secoli alle estinzioni di massa del resto del Paese.
  • Spatola (Platalea leucorodia): Elegante uccello acquatico candido e silenzioso, il cui inconfondibile becco, lungo e piatto a forma di cucchiaio (spatola), viene spazzato a semicerchio nell’acqua bassa per catturare piccoli pesci. Ha qui la sua principale area di nidificazione italiana.
  • Cavaliere d’Italia: Un elegante e delicato trampoliere, dalle zampe lunghissime e sottili e dal piumaggio bianco e nero, diventato ufficialmente il simbolo istituzionale del parco.
  • Airone rosso: Nidifica numeroso ed è perfettamente mimetizzato tra l’intricato folto dei canneti. Come i suoi parenti (l’airone cenerino e la garzetta), resta immobile nell’acqua per ore aspettando di trafiggere la preda con un rapido colpo di becco.
  • Testuggine palustre europea (Emys orbicularis): Tartaruga d’acqua dolce autoctona, timida e sempre più rara, che necessita di canali d’acqua puliti e argini fangosi indisturbati per deporre le proprie uova.
  • Nutria: Grosso ed erratico roditore originario del Sud America. Sfuggito in passato agli allevamenti, si è purtroppo adattato e riprodotto a dismisura in tutta la zona, scavando profonde tane che indeboliscono e mettono in costante pericolo la tenuta degli argini di terra.

Le piante del Parco Regionale Delta del Po dell’Emilia-Romagna

L’adattamento è la chiave della botanica del Delta, che si divide tra la flora in grado di sfidare il sale e i grandi boschi protetti dalle dune.

  • Salicornia: L’umile e tenacissima pianta pioniera dei terreni salmastri. Carnosa e priva di vere foglie, ricopre a perdita d’occhio le barene (isolotti fangosi); alla fine dell’estate, compie un miracolo visivo tingendosi di un rosso porpora intenso e infuocato che accende l’intero paesaggio lagunare.
  • Pino domestico e marittimo: I giganti sempreverdi dalla classica ed espansa chioma “ad ombrello”. Introdotti storicamente dall’uomo a ridosso della costa (Pinete di Stato), consolidano le dune sabbiose e creano fasce boscate ombrose profumate di resina.
  • Canna di palude (Phragmites australis): Forma sterminati, fittissimi e impenetrabili canneti lungo tutti gli specchi d’acqua meno salati e nei vecchi alvei fluviali abbandonati, fungendo da filtro naturale per le acque e da “nursery” (asilo nido) fondamentale per tutta l’avifauna e i pesci.
  • Leccio: La solida quercia mediterranea sempreverde che domina le dune fossili più antiche e consolidate (come all’interno del Bosco della Mesola), fornendo la fitta copertura sotto cui si ripara l’imponente cervo.
  • Ninfea bianca (e Morso di rana): Affascinanti e delicate piante galleggianti. Nelle valli chiuse d’acqua dolce, protette dalle correnti, le loro grandi foglie tondeggianti e i bellissimi fiori immacolati coprono interamente e pittorescamente la superficie dell’acqua stagnante.
  • Tamerice: Arbusto elegante e piumoso, l’unico vero alberello capace di resistere all’impatto diretto dei venti marini carichi di salsedine (l’aerosol marino). In tarda primavera regala delicate ed effimere fioriture di colore rosa pallido.

Parco Regionale Delta del Po dell’Emilia-Romagna: la storia sulle origini del parco

Il Delta del Po è da sempre una terra di conquista, strappata faticosamente all’acqua attraverso immani opere di bonifica iniziate secoli fa dagli Estensi e culminate nei primi del ‘900. Tuttavia, l’eccessiva pressione agricola e lo sviluppo industriale del dopoguerra hanno rischiato di prosciugare e cancellare definitivamente l’inestimabile patrimonio biologico delle Valli di Comacchio e dei boschi relitti.

Per fermare la distruzione di questi habitat irripetibili, la Regione Emilia-Romagna ha promulgato la Legge Regionale n. 27 del 2 luglio 1988, istituendo formalmente il “Parco Regionale Delta del Po”. A causa della frammentazione e della vastità del territorio (condiviso tra numerosi comuni di Ferrara e Ravenna), il Parco non è mai stato concepito come una singola area chiusa, ma è stato organizzato in sei grandi “Stazioni” territoriali distinte.

Oggi, l’Ente Parco (attraverso un Consorzio di Gestione nato nel 1996) non si limita alla pura conservazione, ma favorisce un’integrazione vitale: protegge nidi di aironi a pochi metri dalle attività turistiche costiere, salvaguarda l’antichissima e redditizia pesca dell’anguilla e collabora strettamente con il “gemello” Parco Regionale del Delta del Po istituito sulla sponda del Veneto, per gestire unitariamente questo immenso monumento liquido d’Italia.

Come si arriva al Parco Regionale Delta del Po dell’Emilia-Romagna

Viaggiando in auto:
Il vastissimo territorio del parco è servito in modo ottimale dalla dorsale autostradale e dalla viabilità statale. Per chi proviene dal Nord Italia (es. Milano/Venezia) percorrendo l’autostrada A13 (Padova-Bologna), l’uscita nevralgica è “Ferrara Sud”. Da Ferrara, si imbocca il raccordo autostradale gratuito (Superstrada Ferrara-Porto Garibaldi) che taglia la pianura padana e conduce direttamente a Comacchio, centro principale e sede dell’Ente. Per chi proviene da sud o per visitare le stazioni meridionali del parco (Pinete, Valli di Ravenna o Cervia), l’autostrada di riferimento è la A14 (uscita Ravenna), o la velocissima e frequentata strada statale SS 309 “Romea”, che fiancheggia l’intera costa adriatica collegando Ravenna a Venezia e tagliando letteralmente l’area protetta in due.

Viaggiando in treno:
Il delta è capillarmente collegato ai grandi centri attraverso i treni regionali (servizio TPER/Trenitalia) che permettono, aspetto fondamentale, il comodo trasporto delle biciclette. La città di Ravenna, sulla linea Bologna-Rimini, e quella di Ferrara, sulla linea Bologna-Venezia, rappresentano i due grandi e fondamentali snodi di riferimento. In particolare da Ferrara, partono frequenti convogli ferroviari regionali sulla lenta ma pittoresca linea ferroviaria Ferrara-Codigoro; si scende solitamente alle stazioni di Ostellato o Codigoro per poi proseguire in autobus (linee TPER) o inforcando direttamente la bicicletta sulle numerose ciclovie asfaltate che dal retroterra conducono sino alle lagune.

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