Parco Naturale Dolomiti Friulane
Descrizione Parco Naturale Dolomiti Friulane
Adagiato nel settore occidentale del Friuli Venezia Giulia, a cavallo tra le province di Pordenone e Udine, il Parco Naturale Dolomiti Friulane è un autentico paradiso di wilderness. L’area protetta copre quasi 37.000 ettari e si estende tra la Valcellina, l’Alta Valle del Tagliamento e i territori del Vajont. Le Dolomiti Friulane, riconosciute Patrimonio dell’Umanità UNESCO, sono considerate il settore dolomitico più intatto e selvaggio, privo di strade asfaltate in quota e di grossi insediamenti urbani, offrendo un paesaggio di vette incontaminate, guglie calcaree e profonde forre.
Questo vasto territorio è l’habitat ideale per escursionisti esperti, appassionati di natura incontaminata, ma anche per famiglie e bambini che desiderano avvicinarsi alla vita di montagna grazie ai centri visite, ai recinti faunistici (come l’area avifaunistica di Andreis o il Parco faunistico Pianpinedo) e ai sentieri di fondovalle. L’assenza di turismo di massa rende il Parco Naturale Dolomiti Friulane un rifugio di silenzio e pace, dove il visitatore è ospite discreto di ecosistemi complessi e antichi.
L’atmosfera è primordiale e solenne. Gli escursionisti possono percorrere chilometri di sentieri senza incontrare traccia di urbanizzazione, immergendosi in vallate solitarie come la Val Cimoliana o la Val Settimana. I flussi dei visitatori sono gestiti in modo sostenibile, favorendo il turismo lento e consapevole. Le impressionanti pareti di roccia bianca si innalzano improvvisamente da fitti boschi di conifere, mentre torrenti dalle acque cristalline modellano incessantemente le strette e spettacolari gole, restituendo un colpo d’occhio di grandiosa e aspra bellezza.
Le ultime novità Parco Naturale Dolomiti Friulane
Scopri le ultime novità e i grandi eventi in programma
Parco Naturale Dolomiti Friulane: la fauna e flora del parco
Il Parco Naturale Dolomiti Friulane è caratterizzato da un elevatissimo grado di “naturalità” e biodiversità. L’ecosistema è organizzato secondo diverse fasce altitudinali: si passa dalle profonde gole umide e forre scavate dai torrenti a quote basse, ai folti boschi di faggio e pino mugo dei versanti vallivi, fino ad arrivare agli ambienti rupestri e alle praterie alpine in alta quota, regno incontrastato dei grandi erbivori.
La fauna del parco è una delle più ricche e integre dell’intero arco alpino. L’assenza di interferenze umane ha permesso il consolidamento di formidabili popolazioni di ungulati. Camminando silenziosamente, l’incontro con animali maestosi come lo stambecco, il camoscio o i grandi cervi è molto frequente. I cieli del parco sono costantemente sorvegliati da super-predatori alati che trovano, tra i dirupi inaccessibili, il luogo ideale in cui nidificare in totale sicurezza.
A livello floristico, il territorio ospita una vegetazione assai varia, con un altissimo numero di endemismi, ovvero specie botaniche rarissime che, a causa dell’isolamento geografico generato dalle passate glaciazioni, crescono esclusivamente sulle pareti rocciose di queste montagne. La natura calcarea e dolomitica del suolo e i fenomeni di inversione termica (dove il freddo ristagna nei fondovalle) hanno creato un giardino alpino in cui specie tipiche dell’alta quota si ritrovano sorprendentemente a basse altitudini.
Gli animali del parco
- Stambecco alpino: Animale fiero, simbolo della conservazione. Dotato di poderose corna arcuate (che nei maschi possono superare il metro), vive quasi tutto l’anno in quota. In primavera non è raro vederlo scendere nei fondovalle per leccare i sali minerali dalle rocce.
- Aquila reale: Il Parco vanta una densità record di questo super-predatore, con ben 8 coppie nidificanti stimate. È facile scorgerla mentre plana silenziosa sfruttando le correnti termiche lungo le imponenti falesie calcaree, a testimonianza di un ecosistema ricchissimo e sano.
- Camoscio: L’acrobata per eccellenza delle crode dolomitiche. Grazie ai suoi particolari zoccoli “a pinza”, si muove con estrema disinvoltura su strapiombi quasi verticali sfuggendo facilmente ai predatori naturali.
- Marmotta: Simpatico roditore che vive in colonie numerose nelle praterie di alta quota. Il suo acuto “fischio” di allarme è spesso il primo suono che si ode avvicinandosi ai pascoli soleggiati del parco.
- Gallo cedrone: Esemplare elusivo e nobile dell’avifauna alpina. Preferisce i fitti ed indisturbati boschi di conifere misti e, in primavera, i maschi si esibiscono in complicate e spettacolari parate nuziali (arene) per attirare le femmine.
- Cervo nobile: Il re dei boschi, imponente e maestoso. Al crepuscolo o all’alba scende a brucare nei pascoli, e tra settembre e ottobre la valle riecheggia del suggestivo bramito dei maschi in amore.
- Capriolo: Più piccolo e schivo del cervo, popola prevalentemente il sottobosco e i fondovalle. Mimetico e silenzioso, si nutre di germogli e lascia spesso caratteristiche impronte a forma di piccolo cuore nel fango.
- Falco pellegrino: Il signore della velocità in picchiata. Le ripide gole scavate dai torrenti alpini del parco, come la Forra del Cellina, offrono rifugi sicuri per questo rapace eccezionale e per le sue battute di caccia.
Le piante del Parco Naturale Dolomiti Friulane
L’universo botanico del Parco Naturale Dolomiti Friulane è uno dei più affascinanti delle Alpi, impreziosito da rari “relitti glaciali”. La particolare orografia ha permesso ad alcuni fiori di sopravvivere isolati sulle nude rocce per millenni. Passeggiando per la Val Cimoliana o salendo verso Cima Valmenon, la fioritura estiva offre un tripudio di colori: dal blu intenso delle genziane al rosa vibrante dei rododendri, incorniciati dal severo grigio-rosato della roccia dolomitica.
I boschi mutano aspetto salendo di quota. Nelle vallate, il verde brillante domina grazie a foreste rigogliose e umide, per poi lasciare spazio ai tenaci arbusti alpini che sfidano le valanghe e i forti venti sulle creste.
- Pino mugo (Barna): Tipico arbusto contorto e sempreverde che prospera sui ghiaioni. Qui scende eccezionalmente a bassa quota per le inversioni termiche. Tradizionalmente veniva tagliato e usato per produrre potenti medicamenti ed estratti balsamici.
- Arenaria huteri: Un delicato endemismo esclusivo delle Dolomiti Friulane. Questo piccolo fiore bianco, che nasce unicamente nelle fessure calcaree di queste montagne, non è presente in nessun’altra parte del mondo.
- Faggio: Forma imponenti foreste, le faggete, che a quote più elevate assumono un tipico portamento piegato e “a sciabola” alla base, deformandosi sotto il pesante carico nevoso invernale.
- Campanula morettiana: Famoso e vistoso fiorellino dai petali violacei a forma di campana, considerato uno dei simboli più belli della flora rupestre delle Alpi Orientali.
- Genziana di Froelich: Rara specie alpina endemica che regala spettacolari macchie di azzurro acceso tra agosto e settembre sui suoli sassosi e sui ghiaioni, in netto contrasto cromatico con la nuda roccia.
- Scarpetta di Venere: Una magnifica orchidea selvatica protetta a livello europeo, celebre per il suo fiore vistoso che ricorda, per l’appunto, una piccola e preziosa calzatura gialla e purpurea, nascosta nell’ombra delle faggete.
Gallery Parco Naturale Dolomiti Friulane
Parco Naturale Dolomiti Friulane: la storia sulle origini del parco
Il lungo e travagliato percorso che ha portato all’istituzione del Parco Naturale Dolomiti Friulane prende le mosse negli anni ’70. Già nel 1973 nacquero le “Prime proposte per l’istituzione di un Parco in Alta Valcellina”, spinte dalla forte volontà delle amministrazioni locali e della popolazione di tutelare un patrimonio naturalistico minacciato e profondamente segnato dalla tragedia della vicina Diga del Vajont (1963).
Tra il 1986 e il 1989, grazie all’unione dei Comuni di Andreis, Cimolais, Claut, Erto e Casso, e Forni di Sopra, fu approvato il Piano di Conservazione e istituito in via ufficiosa il “Parco delle Prealpi Carniche”. La vera svolta legale avvenne il 30 settembre 1996, quando la Regione Friuli Venezia Giulia promulgò una specifica legge che diede ufficialmente vita al “Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane”.
Da quel momento l’area ha vissuto un’attenta opera di rilancio. I centri visite sono stati inaugurati uno ad uno, salvaguardando il territorio ma promuovendo un turismo dolce ed ecosostenibile. La consacrazione definitiva a livello globale è giunta nel giugno del 2009, quando l’intero comprensorio è stato inserito dall’UNESCO nella prestigiosa lista del Patrimonio Naturale dell’Umanità, attestando l’unicità geologica e paesaggistica di questo angolo selvaggio d’Italia.
Come si arriva al Parco Naturale Dolomiti Friulane
Viaggiando in auto:
Il Parco copre un’area vasta, ma per raggiungere le sedi principali (come Cimolais e Barcis) l’accesso più rapido avviene in auto. Dalla rete autostradale A28, si esce al casello di Pordenone. Da qui si segue la Strada Regionale SR251 procedendo in direzione Maniago e Montereale Valcellina. Oltrepassati i paesi, la strada si addentra nella Valcellina regalando paesaggi spettacolari lungo forre e gallerie, fino a raggiungere prima Barcis e successivamente Andreis, Claut e Cimolais (la sede del Parco). Un accesso alternativo per il versante nord (Forni di Sopra) avviene attraverso la SS52 carnica da Udine, mentre chi proviene dal Veneto può sfruttare la A27 uscendo a Longarone e salendo per la famosa valle del Vajont. In quasi tutti i borghi e all’ingresso delle valli sono disponibili ampi parcheggi gratuiti o a pedaggio stagionale.
Viaggiando in treno:
Arrivare direttamente nel cuore del parco in treno non è possibile, ma la mobilità su rotaia abbinata agli autobus locali è un’ottima soluzione ecologica. Le stazioni ferroviarie di riferimento principali sono Pordenone, Sacile o Longarone (lato Veneto). Dalla stazione di Pordenone (adiacente all’autostazione) partono regolarmente i pullman di linea della società ATAP (come la linea per Maniago-Claut-Cimolais) che collegano efficacemente la città ai borghi montani della Valcellina in poco più di un’ora di viaggio panoramico.