Parco Regionale Valli del Cedra e del Parma dei Cento Laghi
Descrizione Parco Regionale Valli del Cedra e del Parma dei Cento Laghi
Conosciuto popolarmente come Parco dei Cento Laghi, il Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma è una meravigliosa “terra di mezzo” di circa 1.500 ettari situata nell’Appennino parmense. Incastonato nei territori di Corniglio, Monchio delle Corti, Tizzano Val Parma e, recentemente, Neviano degli Arduini, il parco funge da cerniera verde tra le dolci colline emiliane e le aspre vette del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Il nome “Cento Laghi” descrive perfettamente l’essenza di questo territorio: un paesaggio modellato dalle antiche glaciazioni, caratterizzato da conche naturali ricolme di acque cristalline. Tra i bacini più famosi e visitati vi sono il Lago Santo (il più vasto lago glaciale dell’Appennino), i pittoreschi Lagoni, il Lago Scuro e il Lago Ballano. Le valli del torrente Cedra e del torrente Parma sono incise da una natura rigogliosa, dove la nuda roccia si alterna a foreste fittissime e torbiere.
L’atmosfera è quella della vera montagna appenninica, fresca, silente e profondamente rilassante. Le fitte faggete e le abetine secolari avvolgono sentieri ben tracciati, che portano l’escursionista a scoprire improvvise radure e specchi d’acqua riflettenti, in cui il tempo sembra essersi fermato.
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Parco Regionale Valli del Cedra e del Parma: la fauna e flora del parco
La continuità boschiva e l’abbondanza di acque superficiali rendono il Parco dei Cento Laghi un ecosistema vitale e ricchissimo, strettamente interconnesso con le aree del confinante Parco Nazionale.
La fauna vanta una grande diversità legata all’ambiente di alta quota. È presente l’intera gamma dei grandi mammiferi appenninici, i cui spostamenti nel sottobosco indicano l’eccellente salute dell’ecosistema. La ricchezza faunistica si estende ai cieli, pattugliati da maestosi rapaci, e al micro-mondo degli anfibi legati ai bacini lacustri.
La flora è un libro di storia naturale a cielo aperto. Il patrimonio forestale (uno dei più estesi della regione) è il risultato di un sapiente mix tra l’evoluzione naturale post-glaciale e i rimboschimenti storici effettuati dall’uomo circa un secolo fa. I boschi cambiano rapidamente fisionomia salendo di quota, lasciando il posto a praterie che custodiscono preziose specie erbacee relitte, risalenti a oltre 20.000 anni fa.
Gli animali del parco
- Lupo appenninico: Il superpredatore per eccellenza. La sua ricomparsa in queste valli ha riequilibrato la catena alimentare, tenendo sotto controllo le popolazioni di grandi ungulati; si muove schivo sui crinali più isolati.
- Aquila reale: Il simbolo incontrastato delle vette del crinale. Nidifica sulle pareti rocciose inaccessibili che sovrastano i laghi e sorvola ampiamente il territorio a caccia di prede.
- Marmotta: Reintrodotta con successo decenni fa, vive in colonie numerose nelle praterie d’alta quota oltre il limite del bosco. Il suo acuto fischio di allarme è un suono inconfondibile durante le escursioni estive.
- Capriolo e Cervo: Ungulati ampiamente diffusi nelle faggete e nei boschi misti. Brucano ai margini delle radure e i possenti bramiti dei cervi maschi riecheggiano potenti in autunno.
- Muflone: Animale dalle grandi corna a spirale, originario della Sardegna, è stato introdotto nell’Appennino nel secolo scorso e si è perfettamente adattato agli ambienti rocciosi.
- Volpe, Tasso e Martora: I piccoli e abili carnivori opportunisti del sottobosco. La martora, in particolare, è un agilissimo mustelide arboricolo che caccia scoiattoli spostandosi velocemente tra i rami alti.
Le piante del Parco Regionale dei Cento Laghi
Le abbondanti precipitazioni e l’altitudine favoriscono una vegetazione lussureggiante e stratificata.
- Faggio (Fagus sylvatica): È l’albero dominante del parco. Tra i 900 e i 1.700 metri di quota, forma mantelli boscati estesissimi (le faggete) che d’autunno accendono i versanti montani con spettacolari fiammate di colore arancione e rosso.
- Abete bianco (e conifere da rimboschimento): In forte contrasto cromatico con il grigio invernale dei faggi spogli, i grandi abeti e i pini scuri, spesso frutto di antichi rimboschimenti, mantengono le loro chiome sempreverdi regalando al paesaggio un aspetto prettamente “alpino”.
- Castagno: Nelle quote submontane e più basse (attorno a Monchio e Corniglio), i secolari castagneti da frutto testimoniano l’antica e vitale economia contadina della montagna parmense.
- Mirtillo rosso e nero: Abbondantissimi nelle brughiere e sulle creste oltre il limite degli alberi, questi bassi arbusti sono autentici “relitti glaciali” e offrono in tarda estate i loro gustosissimi frutti.
- Carpino bianco e Acero montano: Queste due eleganti specie latifoglie si associano spesso ai faggi nelle vallette più fresche, contribuendo in maniera determinante alla biodiversità forestale del parco.
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Parco Regionale dei Cento Laghi: la storia sulle origini del parco
L’esigenza di tutelare questo straordinario comprensorio forestale e lacustre si è concretizzata nel 1995, quando la Regione Emilia-Romagna, con la Legge Regionale n. 46, istituì il Parco Regionale di Crinale Alta Val Parma e Cedra.
La storia del parco è tuttavia dinamica. Nel 2001, con la creazione dell’immenso Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, le vette più alte del crinale passarono sotto la tutela statale. L’Ente Parco Regionale ha quindi “rimodulato” i propri confini e la propria missione, focalizzandosi sulla conservazione delle ricchissime fasce di mezza montagna (la “terra di mezzo”), ampliandosi poi nel 2019 includendo il Monte Fuso nel comune di Neviano degli Arduini. Oggi è organicamente gestito dall’Ente “Parchi del Ducato”.
Come si arriva al Parco Regionale dei Cento Laghi
Viaggiando in auto:
Il parco è raggiungibile agevolmente dal versante emiliano. Percorrendo l’Autostrada A15 (Parma-La Spezia), l’uscita da imboccare è il casello di Berceto (o in alternativa Fornovo) se ci si dirige verso l’alta Val Parma. Da Parma città, si può percorrere la viabilità ordinaria seguendo la strada provinciale SP 665 “Massese” in direzione Langhirano e, proseguendo la salita lungo la Val Parma, si giunge fino al comune di Corniglio, porta d’accesso principale. Da Corniglio, evidenti indicazioni conducono, attraverso caratteristiche strade di montagna parzialmente sterrate, ai parcheggi in quota presso le basi di partenza per le escursioni, come il Rifugio Lagdei (a 1.250 m) o il Rifugio Lagoni.
Viaggiando in autobus o treno:
Senza l’utilizzo dell’auto privata, il punto di riferimento primario è la stazione ferroviaria di Parma (situata sulle direttrici ad alta velocità e regionali Milano-Bologna). Appena usciti dal piazzale della stazione, è possibile utilizzare il servizio di trasporto pubblico extraurbano garantito dagli autobus della linea TEP (linea extraurbana Parma – Corniglio). Gli autobus collegano la città ducale con il centro montano di Corniglio. Tuttavia, per raggiungere i rifugi in quota e l’inizio dei sentieri dei laghi (come Lagdei o Lagoni), che distano ancora diversi chilometri dal paese, potrebbe essere necessario l’uso di mezzi propri, taxi locali o faticosi avvicinamenti a piedi lungo le strade asfaltate.