Parco Regionale Valle del Treja
Descrizione Parco Regionale Valle del Treja
Il Parco Regionale Valle del Treja è un gioiello naturalistico istituito a cavallo tra le province di Roma e Viterbo, nei territori dei pittoreschi comuni di Mazzano Romano e Calcata. L’area protetta si estende per circa 650 ettari e prende il nome dal fiume Treja, un affluente del Tevere che nel corso dei millenni ha scavato profondamente le tenere rocce vulcaniche di tufo rosso, originando un paesaggio spettacolare fatto di gole strettissime, pareti a strapiombo (“forre”) e fitti boschi.
L’attrazione indiscutibilmente più famosa e scenografica del parco sono le Cascate di Monte Gelato, situate nel territorio di Mazzano Romano. In questo punto, il fiume forma pittoreschi salti d’acqua incastonati tra la vegetazione lussureggiante e i resti di un’antica mola (un mulino ad acqua) di epoca romana e medievale. La bellezza idilliaca di queste piccole cascate è tale che il sito è stato scelto come set cinematografico per decine di film famosi, tra cui il celebre “Lo chiamavano Trinità”.
Visitare il Parco del Treja significa immergersi in un’atmosfera avventurosa e quasi primordiale. L’escursionista si muove all’ombra di boschi monumentali, risalendo il fiume tramite stretti sentieri e ponticelli di legno, per poi emergere improvvisamente sugli altipiani assolati dove sorgono millenari borghi fortificati arroccati su speroni di tufo, come l’iconica e “magica” Calcata Vecchia.
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Parco Regionale Valle del Treja: la fauna e flora del parco
L’inversione termica tipica delle forre (caldo in cima, fresco e molto umido sul fondo della gola) garantisce un’eccezionale e rigogliosa biodiversità concentrata in poco spazio. Oltre il 60% dell’intero parco è ricoperto ininterrottamente da boschi.
La fauna è prettamente boschiva e fluviale. L’isolamento garantito dalle profonde pareti di tufo permette a mammiferi elusivi di rifugiarsi indisturbati nel sottobosco. Le acque del Treja, nonostante la modesta portata, ospitano una vivace comunità di anfibi (tra cui il raro tritone crestato) e un’avifauna specializzata nella pesca in acque correnti.
La flora è condizionata dall’ombra e dall’acqua. Se sui bordi degli altipiani domina la classica foresta di querce, scendendo nel ventre delle gole si entra in un regno igrofilo (amante dell’umidità), dove il bosco assume tratti quasi tropicali grazie all’abbondanza di liane, liane rampicanti e tappeti di felci preistoriche.
Gli animali del parco
- Volpe: Tra i mammiferi più diffusi e opportunisti della zona. Approfitta del fitto sottobosco delle forre per mimetizzarsi e cacciare piccoli roditori o uccelli durante le ore crepuscolari e notturne.
- Tasso: Un mustelide notturno e massiccio. Scava intricate e profonde tane nei pendii tufacei meno rocciosi, uscendo solo col buio per nutrirsi di radici, lombrichi e frutta caduta dagli alberi.
- Martin pescatore: La gemma alata del fiume Treja. Sfreccia come una freccia azzurro-metallica a pelo d’acqua e si apposta pazientemente sui rami sporgenti dei salici per tuffarsi verticalmente e catturare piccoli pesci.
- Tritone crestato: Raro e protetto anfibio. Durante la stagione riproduttiva primaverile, i maschi sviluppano una vistosa cresta dentellata sul dorso e colonizzano le pozze d’acqua più tranquille a margine del fiume.
- Garzetta e Tarabusino: Piccoli e candidi aironi (la garzetta) o mimetici trampolieri (il tarabusino) che si aggirano cautamente tra la vegetazione spondale a caccia di girini e insetti acquatici.
- Cinghiale: Ampiamente diffuso in tutta l’area. Trova riparo nelle forre più inaccessibili e si nutre nel bosco di latifoglie, grufolando rumorosamente il terreno in cerca di tuberi e ghiande.
Le piante del Parco Regionale Valle del Treja
I boschi del Treja sono un trionfo di latifoglie miste, la cui composizione cambia in base all’altitudine e alla distanza dall’acqua.
- Nocciolo (Corylus avellana): Arbusto estremamente comune nel sottobosco umido delle gole. Cresce formando densi cespugli e fornisce nutrimento abbondante (le nocciole) per i piccoli roditori forestali.
- Salice bianco e Salice rosso: Le piante spondali per eccellenza. Affondano le radici direttamente nelle sponde del fiume Treja, ombreggiando l’acqua con i loro lunghi rami flessibili che spesso vengono lambiti dalla corrente.
- Felci (Felce femmina, Felce maschio, Asplenio): Il vero emblema floristico delle forre. Sfruttando la bassissima luminosità e l’altissima umidità costante del fondo valle, queste antichissime piante ricoprono letteralmente le pareti di tufo sgocciolanti e il suolo, donando al paesaggio un aspetto giurassico.
- Leccio: Quercia sempreverde che domina le parti più alte, secche e assolate delle pareti rocciose di tufo, affondando le radici nelle spaccature della pietra per resistere alla siccità estiva.
- Pioppo nero e Ontano nero: Insieme ai salici, formano il cosiddetto “bosco a galleria” lungo il fiume, una barriera vegetale alta e robusta che consolida gli argini e impedisce l’eccessivo riscaldamento delle acque.
- Cerro e Roverella: Sono le querce prevalenti sui pianori esterni alla gola. Compongono fitti boschi misti assieme all’acero e al carpino, rilasciando al suolo un ricco strato di foglie in autunno.
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Parco Regionale Valle del Treja: la storia sulle origini del parco
Nonostante l’eccezionale valore paesaggistico e archeologico (la valle custodisce resti dell’antica civiltà pre-romana dei Falisci), fino agli anni ’80 il bacino del fiume Treja era minacciato dall’inquinamento degli scarichi non depurati e dall’edilizia abusiva.
Per arginare questo degrado e proteggere il delicato ecosistema delle forre vulcaniche, la Regione Lazio è intervenuta promulgando la Legge Regionale n. 43 del 22 settembre 1982, istituendo ufficialmente il Parco Regionale Valle del Treja.
La gestione venne affidata a un Consorzio formato paritariamente dai Comuni di Mazzano Romano (Roma) e Calcata (Viterbo). L’istituzione del parco ha permesso non solo di tutelare flora e fauna, ma anche di valorizzare storici sentieri escursionistici e di restaurare le vecchie mole ad acqua (come quella di Monte Gelato), trasformando la valle in un modello di fruizione turistica sostenibile a due passi dalla Capitale.
Come si arriva al Parco Regionale Valle del Treja
Viaggiando in auto:
Le Cascate di Monte Gelato e i borghi del parco sono facilmente raggiungibili da Roma Nord in meno di un’ora. Partendo dal Grande Raccordo Anulare (G.R.A.) di Roma, occorre imboccare l’uscita 5 per la Strada Statale 2 bis Cassia Veientana (Cassia Bis) in direzione Viterbo. Si procede senza deviazioni per circa 35 km fino a incontrare l’evidente svincolo a destra per Mazzano Romano/Treja/Calcata. Imboccata questa via (Sp 16), in pochi minuti si arriva alle indicazioni (svolta a destra su Via Valle Crocchietto) per il parcheggio a pagamento o libero delle Cascate di Monte Gelato, situato a soli 250 metri dall’ingresso pedonale della mola. Proseguendo dritti, si superano invece i centri di Mazzano Romano e Calcata.
Viaggiando in autobus o treno:
Raggiungere il parco senza automobile richiede un mezzo misto, poiché non ci sono treni diretti per Mazzano Romano. Dal centro di Roma, si deve utilizzare la metropolitana o il treno urbano fino a raggiungere il nodo di scambio bus regionale di Saxa Rubra (zona Roma Nord). Da questo piazzale, è necessario salire a bordo degli autobus blu extraurbani della compagnia COTRAL (direzione Civita Castellana via Faleria/Mazzano). Per arrivare direttamente al sito delle cascate, la fermata di discesa richiesta è la numero 2162 (Nepi, Via Ronci/Via Monte Gelato), dalla quale si dovrà comunque percorrere circa 1 km a piedi su strada asfaltata per giungere all’ingresso.