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Parco Regionale Rocchetta Tanaro

Orari d'Apertura

Estivo

da giu a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mag
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via S. Emiliano 40 14030, Rocchetta Tanaro (AT)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Rocchetta Tanaro

Con una superficie di circa 120 ettari a un’altitudine di 200 metri s.l.m., il Parco Naturale di Rocchetta Tanaro è un “museo a cielo aperto” della biodiversità collinare piemontese. L’area si concentra attorno a una profonda incisione valliva solcata dal torrente Ronsinella e protetta dalla dolce, ma fitta, collina di Sant’Emiliano.

Il fascino del parco risiede nel suo denso mantello forestale: un bosco misto di straordinaria qualità ecologica che, grazie al particolare microclima umido e fresco del fondovalle, ospita specie vegetali maestose e insolite per la quota collinare, tra cui svetta il faggio. I sentieri, ben tenuti e accessibili anche in bicicletta o a cavallo, offrono un’immersione totale nel silenzio della natura, un tempo gelosamente custodita come riserva di caccia dai Marchesi Incisa della Rocchetta e, prima ancora, domini feudali dei Monaci Benedettini fin dal XII secolo.

L’atmosfera è intima e pacificante. Nel cuore della foresta si trova la “Casa Parco”, una cascina ristrutturata che funge da Ostello e foresteria, affiancata da un’ampia e comoda area pic-nic nel prato circostante, perfetta per trascorrere le domeniche primaverili ed estive con la famiglia.

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Parco Regionale Rocchetta Tanaro: la fauna e flora del parco

La salvaguardia pluridecennale ha permesso al bosco di maturare e di offrire rifugio a un’abbondante fauna selvatica, che altrimenti faticherebbe a trovare spazio nelle limitrofe e assolate colline vitate del Monferrato.

La fauna vertebrata annovera numerosi mammiferi tipici degli ambienti boschivi ben conservati. Troviamo un’elevata densità di ungulati, piccoli carnivori elusivi e una nutrita comunità di uccelli nidificanti (in particolare picchi e rapaci notturni) che sfruttano il legno dei grandi alberi maturi.

La flora è la vera protagonista. Il bosco non è governato dall’uomo ai fini del taglio intensivo, ma è lasciato evolvere naturalmente. L’inversione termica del fondovalle e l’ottima umidità del suolo permettono la convivenza di grandi querce termofile sui versanti esposti a sud, affiancate da alberi che normalmente esigono altitudini e climi montani nelle forre più fresche ed esposte a nord.

Gli animali del parco

  • Capriolo: L’ungulato più elegante e rappresentativo dell’area. Di natura schiva, si muove silenziosamente all’alba e al tramonto ai margini delle radure, brucando germogli e tenere foglie dal sottobosco.
  • Cinghiale: Ampiamente diffuso (spesso oggetto di piani di contenimento per salvaguardare la biodiversità e l’agricoltura circostante). I grossi branchi setacciano i suoli umidi del parco alla ricerca di radici, tuberi e ghiande.
  • Tasso: Il corpulento mustelide dalla riconoscibile testa a strisce bianche e nere. Dorme di giorno nelle sue complesse e profonde tane sotterranee, uscendo col favore delle tenebre per nutrirsi di insetti, piccoli vertebrati e frutti caduti.
  • Volpe: L’astuto predatore generalista che regola le popolazioni di roditori della foresta. Spesso le sue tracce o i resti dei suoi pasti si rinvengono lungo le piste sterrate principali.
  • Picchio rosso maggiore e Picchio verde: Uccelli insettivori essenziali per la salute della foresta. L’abbondanza di grandi alberi maturi o deperienti fornisce loro il legno ideale da bucare, sia per nutrirsi delle larve nascoste sotto la corteccia, sia per scavare i nidi che poi verranno riutilizzati da altri animali.
  • Gufo comune: Rapace notturno dai grandi occhi arancioni e dai lunghi ciuffi auricolari. Di giorno riposa immobile e perfettamente mimetizzato contro i tronchi, per poi dominare i cieli notturni della riserva cacciando piccoli topi.
  • Scoiattolo rosso: Agile e frenetico abitante delle chiome. Si nutre dei numerosi frutti secchi offerti dagli alberi della foresta, scendendo occasionalmente a terra per nascondere le sue scorte invernali.

Le piante del Parco Regionale Rocchetta Tanaro

Il parco tutela un lembo straordinario di foresta collinare mista, sopravvissuto al disboscamento agricolo.

  • Faggio (Fagus sylvatica): La gemma botanica del parco. Trovare maestosi faggi a soli 200 metri di quota in Monferrato è un’eccezione straordinaria (essendo alberi tipici delle quote montane) resa possibile solo dal fresco microclima che si genera nelle vallette incassate dell’area protetta.
  • Rovere (Quercus petraea): Una possente quercia che caratterizza i boschi di alta collina. Predilige i terreni sciolti e ben drenati e, insieme ad altre querce come la farnia e il cerro, costituisce l’ossatura portante della volta forestale.
  • Castagno: Presenza storica dei boschi monferrini. Cresce rigoglioso nelle zone con suolo leggermente più acido, regalando ricchi raccolti di ricci e colorando di giallo l’autunno.
  • Orchidee spontanee: Un tesoro floristico di inestimabile valore. Nel periodo primaverile (tra aprile e maggio), il sottobosco meno ombroso e le piccole radure si accendono delle delicate fioriture terricole di diverse specie di orchidee selvatiche (come l’Orchis purpurea), specie strettamente protette e vietate alla raccolta.
  • Ciliegio selvatico: Alberi sparsi nel bosco misto che, in primavera, emergono dal verde grazie alle loro stupende fioriture candide, fornendo in seguito preziose piccole ciliegie graditissime alla fauna aviaria.
  • Pungitopo: Liana spinosa sempreverde che caratterizza l’intricato sottobosco inferiore. Le sue foglie pungenti nascondono, in inverno, le vistose bacche sferiche rosso vivo.

Parco Regionale Rocchetta Tanaro: la storia sulle origini del parco

La storia di quest’area protetta è profondamente intrecciata con la sensibilità ambientale e la lungimiranza della nobiltà locale. L’ideatore generoso di questa tutela fu il Marchese Mario Incisa della Rocchetta (già Presidente del WWF Italia), il quale a metà degli anni ’70 donò e vincolò i terreni del suo casato — un’antica riserva di caccia privata che la famiglia aveva acquisito dai monaci benedettini fin dal 1666.

Grazie alla sua spinta propulsiva, la Regione Piemonte avviò l’iter legislativo che culminò con l’emanazione della Legge Regionale n. 31 del 28 aprile 1980. Nacque così il Parco Naturale di Rocchetta Tanaro, la primissima area protetta dell’Astigiano. Nei suoi primi dieci anni di vita il parco fu gestito direttamente dall’amministrazione comunale, che avviò la ristrutturazione dell’Ostello e assunse i primi guardiaparco, prima che la competenza passasse all’Ente di Gestione regionale vero e proprio (avvenuto nel 1990). Oggi l’ente è stato accorpato nell’Aree Protette Astigiane (Parchi Astigiani).

Come si arriva al Parco Regionale Rocchetta Tanaro

Viaggiando in auto:
Il parco dista pochissimi chilometri dal capoluogo astigiano ed è facile da raggiungere. Sfruttando l’Autostrada A21 (Torino-Piacenza), occorre imboccare il casello di uscita Asti Est (oppure Felizzano per chi arriva da Alessandria). Dall’uscita, si imbocca la scorrevole Strada Provinciale 27 seguendo la chiara segnaletica per Rocchetta Tanaro. Giunti nel vivace borgo (situato sulle rive del fiume Tanaro), bisogna attraversare l’abitato e iniziare a salire lungo le colline; percorrendo circa 4 km di strada panoramica immersa nel verde (in direzione della frazione Sant’Emiliano), si giungerà all’ingresso del bosco e all’ampio parcheggio in terra battuta adiacente all’area attrezzata.

Viaggiando in treno:
Il paese vanta una stazione ferroviaria che rende il sito ecologicamente accessibile, sebbene richieda un avvicinamento aggiuntivo. La fermata è Rocchetta Tanaro-Cerro, servita stabilmente dai treni regionali (linea Asti-Alessandria). Una volta scesi in paese, tuttavia, l’ingresso principale del Parco e dell’Ostello distano circa 4 chilometri in salita; pertanto, chi arriva in treno deve prevedere una bella camminata a piedi (o avere con sé una bicicletta) per raggiungere l’area naturale protetta.

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