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Parco Regionale Piana Crixia

Orari d'Apertura

Estivo

da giu a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mag
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via S. Massimo 17058, Piana Crixia (SV)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Piana Crixia

Situato nell’entroterra della provincia di Savona, il Parco Naturale Regionale di Piana Crixia si estende per quasi 800 ettari fungendo da spartiacque naturale tra le aspre colline delle Langhe piemontesi e le valli modellate dal fiume Bormida. Questo territorio rappresenta una sorprendente terra di transizione, dove l’influenza marittima ligure si scontra con il clima continentale padano.

Il parco è divenuto famoso per le sue spettacolari e bizzarre morfologie geologiche. Il paesaggio è infatti dominato dai “calanchi”, ripide e suggestive creste di sabbia e argilla prive di vegetazione, scavate e modellate incessantemente dal ruscellamento delle piogge. L’emblema assoluto e indiscusso del parco è però il “Fungo di Piana Crixia”, un colossale monumento naturale: si tratta di un gigantesco masso ofiolitico scuro e pesantissimo che si erge in equilibrio precario sostenuto da un’alta e fragile colonna di detriti terrosi, risparmiata dall’erosione proprio grazie all’effetto “ombrello” del masso sovrastante.

Oltre all’aspetto geologico, il parco offre chilometri di fitti boschi e aree coltivate tradizionali. Le fessure delle rocce e gli inghiottitoi creano habitat perfetti per un’escursione all’insegna della tranquillità, lontano dai classici circuiti turistici costieri liguri.

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Parco Regionale Piana Crixia: la fauna e flora del parco

La varietà degli ambienti (rocce nude, boschi fitti e campi aperti) rende quest’area, seppur di dimensioni contenute, una delle zone più ricche di biodiversità della Liguria continentale. L’assenza di grandi insediamenti urbani e industriali ha mantenuto l’ecosistema puro.

La fauna vertebrata è dominata da una consistente e vitale popolazione di ungulati e piccoli mammiferi carnivori, che si nascondono nel fitto dei boschi. I cieli sono invece territorio di caccia per imponenti rapaci stanziali e migratori (come il Biancone). Nelle piccole grotte e negli anfratti rupestri prosperano inoltre endemismi invertebrati e rare colonie di chirotteri (pipistrelli).

La flora è profondamente influenzata dal suolo. Laddove il terreno argilloso dei calanchi sembra rifiutare la vita, tenaci e microscopiche piante pioniere riescono ad attecchire nelle fessure. Nelle aree più stabili, invece, si sviluppano compatti boschi misti che uniscono inaspettatamente essenze tipiche della macchia mediterranea ad alberi ad alto fusto propri dell’Appennino piemontese.

Gli animali del parco

  • Capriolo e Daino: Eleganti ungulati molto comuni all’interno dell’area protetta. Prediligono i boschi cedui misti, uscendo timidamente allo scoperto nelle radure erbose alle prime luci dell’alba o al tramonto per pascolare.
  • Cinghiale: Il mammifero più invadente e numeroso del comprensorio. Vivendo in grandi e chiassosi branchi, smuove pesantemente il sottobosco alla ricerca di radici, tuberi e castagne cadute, lasciando evidenti tracce del suo passaggio.
  • Lupo: Predatore naturale la cui presenza (seppur elusiva) è fondamentale per contenere e regolare l’espansione demografica dei numerosi ungulati, in particolar modo dei cinghiali e dei caprioli.
  • Tasso: Un pacifico ma possente mustelide dalle abitudini strettamente notturne. Costruisce complesse tane sotterranee (“tassonaie”) nei pendii boschivi più morbidi e si nutre in modo onnivoro.
  • Aquila reale e Gufo reale: I superpredatori alati della riserva. Sfruttano la complessa orografia a calanchi per nidificare al sicuro e per cacciare, scendendo in picchiata sulle loro prede.
  • Geotritone (Speleomantes strinatii): Un rarissimo e preziosissimo anfibio cavernicolo. Totalmente privo di polmoni (respira attraverso la pelle umida), si nasconde nel buio profondo delle grotte e delle fenditure rocciose del parco.
  • Volpe: Cacciatore solitario e opportunista. Molto adattabile, perlustra i margini del bosco e le aree limitrofe alle vecchie cascine in cerca di topi, piccoli uccelli o frutti selvatici.

Le piante del Parco Regionale Piana Crixia

Il patrimonio botanico di Piana Crixia fonde magicamente l’influenza marittima con la rusticità continentale.

  • Pino d’Aleppo: Una conifera prettamente legata alla macchia mediterranea. Cresce in formazioni rade sui crinali più asciutti e assolati, spingendosi eccezionalmente fino a queste latitudini interne grazie a favorevoli microclimi.
  • Rovere (Quercus petraea): Insieme ai cerri e ai castagni, questa grande quercia costituisce l’ossatura dei boschi più fitti e freschi del parco, creando habitat perfetti per lo sviluppo di pregiate specie fungine.
  • Orchidee spontanee: Durante la primavera, i prati magri e le aree non soggette a sfalcio agricolo intensivo si accendono di colore grazie a spettacolari e delicatissime fioriture di orchidee selvatiche endemiche, che necessitano di suoli incontaminati.
  • Leccio e Sughera (Quercus suber): Due querce sempreverdi simboli del Mediterraneo. Incredibilmente presenti all’interno del parco in forma mista, queste piante testimoniano un antico clima più caldo e resistono vigorosamente sulle scarpate tufacee meno esposte al freddo settentrionale.
  • Ginepro: Resistente arbusto sempreverde pungente. Si adatta perfettamente ai terreni degradati ai margini dei calanchi, fornendo con le sue bacche scure (le “coccole”) un nutrimento vitale invernale per gli uccelli stanziali.
  • Piante casmofitiche rupestri: Un micro-universo di piantine minuscole, come i semprevivi, che si sono evolute per sopravvivere infilando le radici tra le aride crepe delle rocce calcaree, resistendo a siccità prolungate e forti venti.

Parco Regionale Piana Crixia: la storia sulle origini del parco

L’idea di proteggere la spettacolare anomalia geologica del territorio nacque con la volontà di preservare i calanchi e le formazioni rocciose dallo sfruttamento agricolo sconsiderato e dall’abbandono. L’istituzione formale del Parco Naturale Regionale di Piana Crixia è avvenuta nel 1985 (tramite la Legge Regionale n. 11/1985), trasformando questo angolo aspro di Liguria in un’area naturale protetta.

La creazione del parco ha permesso all’amministrazione locale di valorizzare il turismo escursionistico leggero e la didattica ambientale (specialmente riguardo al Fungo ofiolitico), mantenendo parallelamente in vita le antiche vie di comunicazione e i mulini storici che caratterizzano le limitrofe valli della Bormida. Oggi il parco è un baluardo per la salvaguardia delle specie invertebrate troglobie (cavernicole) e per il monitoraggio della fauna selvatica continentale.

Come si arriva al Parco Regionale Piana Crixia

Viaggiando in auto:
Piana Crixia gode di una posizione strategica per chi proviene sia dalla costa ligure sia dal Piemonte. Per chi viaggia da sud (Savona), il percorso migliore prevede l’utilizzo della superstrada o della SP 29 del Colle di Cadibona in direzione Carcare/Altare, per poi immettersi sulla comoda Strada Statale 29 (SS29) che risale la Val Bormida fino ad arrivare direttamente al centro abitato di Piana Crixia. Per chi proviene dal Piemonte (nord), si può viaggiare lungo l’Autostrada A6 (Torino-Savona), imboccare l’uscita “Altare” o “Millesimo” e proseguire sempre sulla SS29 verso nord. Una volta giunti in paese, si trovano le chiare indicazioni per i parcheggi limitrofi all’area del grande Fungo di pietra, da cui partono i principali sentieri escursionistici.

Viaggiando in treno:
Raggiungere il parco senza auto è facilissimo, un vantaggio raro per le aree naturalistiche dell’entroterra. Il comune è infatti servito direttamente dalla stazione ferroviaria di Piana (o Piana Crixia), situata lungo la storica e strategica linea ferroviaria Alessandria-San Giuseppe di Cairo-Savona. I frequenti e puntuali treni regionali (di Trenitalia) che collegano regolarmente il basso Piemonte alla costa savonese fermano in paese. Dalla piccola e tranquilla stazione ferroviaria di Piana Crixia, con una breve e piacevole passeggiata a piedi di circa 10-15 minuti, si raggiunge comodamente l’ingresso del parco e la base dello spettacolare Fungo ofiolitico.

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