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Parco Regionale Orsiera Rocciavrè

Orari d'Apertura

Estivo

da giu a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mag
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via Fransuà Fontan 1 10050, Salbertrand (TO)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Orsiera Rocciavrè

Istituito originariamente nel 1980 per preservare un territorio incredibilmente sfuggito all’aggressione del turismo sciistico di massa, il Parco Naturale Orsiera Rocciavrè è una magnifica e severa riserva alpina di circa 11.000 ettari. Situato nella parte settentrionale delle Alpi Cozie, questo maestoso massiccio montuoso funge da grandioso spartiacque geologico tra tre valli piemontesi profondamente diverse: la Val Chisone, la Valle di Susa e la Val Sangone. Il parco prende il nome dalle sue vette dominanti, il Monte Orsiera (2.890 m) e il Monte Rocciavrè (2.778 m).

A differenza delle vicine vallate olimpiche, l’Orsiera Rocciavrè ha mantenuto un’anima intimamente rurale, pastorale e selvaggia. Non vi sono impianti di risalita; l’esplorazione del territorio si compie esclusivamente a piedi, in mountain bike (lungo l’epica strada militare del Colle delle Finestre) o con gli sci d’alpinismo. Il paesaggio è un susseguirsi ininterrotto di boschi densi, alpeggi estivi dove si produce ancora il pregiato formaggio locale, pietraie d’alta quota e piccoli laghi glaciali incastonati tra le rocce.

Il parco offre un autentico viaggio nel tempo: non solo per le antichissime incisioni rupestri preistoriche (scoperte nel Vallone del Rocciamelone), ma anche per le grandiose testimonianze della religiosità medievale. L’imponente Certosa di Montebenedetto, fondata dai monaci certosini nel 1197 in mezzo a boschi e pascoli, ne è il simbolo architettonico e spirituale indiscusso, oggi magistralmente restaurata e visitabile.

Parco Regionale Orsiera Rocciavrè: la fauna e flora del parco

L’inserimento del parco nella Rete Natura 2000 (Direttive Europee Habitat e Uccelli) certifica l’assoluto valore biologico del massiccio. L’isolamento orografico e la quota media molto elevata (sopra i 1.400 metri) hanno garantito la sopravvivenza di habitat alpini incontaminati.

La fauna ungulata è il fiore all’occhiello del parco: la totale assenza di pressione venatoria dagli anni ’80 ha permesso a camosci, cervi, caprioli e ai reintrodotti stambecchi di prosperare in branchi numerosissimi e facilmente osservabili. A questo si aggiunge l’importante presenza del super-predatore per eccellenza, il lupo, che trova in questo parco il suo territorio di caccia ideale.

La flora è tipicamente alpina e subalpina, modellata dai venti freddi e dalle valanghe. I versanti settentrionali (verso la Val di Susa) presentano boschi cupi e freschi di aghifoglie, mentre le alte quote sono dominate da praterie sassose, brughiere a rododendro e tenaci piante pioniere.

Gli animali del parco

  • Camoscio alpino: L’ungulato più numeroso e rappresentativo del parco. Agilissimo, si sposta in greggi lungo i ripidi pendii erbosi e rocciosi, spingendosi oltre il limite del bosco in estate.
  • Stambecco: Reintrodotto storicamente per ripopolare le falesie, i maschi con le loro maestose corna arcuate colonizzano le cenge rocciose più elevate e inaccessibili dell’Orsiera.
  • Lupo (Canis lupus): Predatore schivo e inafferrabile, tornato spontaneamente ad abitare il massiccio all’inizio degli anni ’90. Aiuta a regolare numericamente le popolazioni di ungulati e cinghiali.
  • Cervo: Il gigante dei boschi. Ama i fitti boschi misti delle quote inferiori; in autunno, le radure riecheggiano dei possenti e spaventosi bramiti d’amore lanciati dai maschi adulti per conquistare gli harem di femmine.
  • Marmotta: Simpatica sentinella delle praterie alpine. Scava profonde tane nei pianori assolati d’alta quota e segnala a tutta la colonia la presenza di aquile o escursionisti con acuti fischi d’allarme.
  • Aquila reale: Superbo predatore alato che domina i cieli del Rocciavrè. Costruisce nidi enormi sulle pareti a picco, sfruttando le correnti calde per cacciare marmotte e giovani camosci.
  • Gallo forcello (Fagiano di monte): Uno straordinario tetraonide legato all’ambiente di transizione tra il bosco rado e la brughiera. È famoso per le spettacolari e chiassose arene di canto (“parate nuziali”) messe in scena dai maschi in primavera.
  • Pernice bianca: Piccolo uccello che ha fatto dell’adattamento al freddo estremo la sua arma di difesa. Condivide le quote dei nevai perenni e cambia il piumaggio (mimetico in estate, candido in inverno) per confondersi con l’ambiente.

Le piante del Parco Regionale Orsiera Rocciavrè

Le formazioni forestali e prative del parco sono un manuale a cielo aperto di botanica alpina.

  • Larice (Larix decidua): La conifera rustica che domina incontrastata la fascia superiore della vegetazione arborea (lariceto). Lasciando cadere i suoi aghi, in autunno accende i fianchi del massiccio di un inconfondibile colore giallo-oro.
  • Pino Cembro (Cirmolo): Spesso compagno del larice, si spinge caparbiamente verso le vette, resistendo a gelate e bufere di neve. Il suo profumato legno è stato usato per secoli per intagliare i mobili delle baite.
  • Abete rosso e Abete bianco: Compongono le scure e fitte foreste (peccete) dei versanti più umidi e bassi (es. verso la Val di Susa), innalzandosi verso il cielo con portamenti maestosi e colonnari.
  • Ontano verde: L’arbusto pioniere per eccellenza della montagna. Dove le valanghe distruggerebbero tronchi rigidi, l’ontano piega i suoi rami flessibili creando boscaglie intricate lungo i ripidi canaloni scoscesi.
  • Rododendro (ed Ericacee): Quando il bosco finisce, la montagna si copre di fitte brughiere arbustive. Il rododendro offre un colpo d’occhio mozzafiato all’inizio dell’estate, tingendo di rosa acceso sterminate porzioni di alpeggio.
  • Stella alpina (Leontopodium alpinum): Il fiore emblema delle Alpi. Cresce protetta e vellutata unicamente sulle inaccessibili rocce e sulle creste ventose spazzate dal gelo, a quote vicine ai 3.000 metri.

Parco Regionale Orsiera Rocciavrè: la storia sulle origini del parco

A differenza di molti parchi montani, l’istituzione dell’Orsiera Rocciavrè non è nata in seguito all’abbandono del territorio, ma proprio dalla volontà ferrea di proteggerlo prima che fosse irrimediabilmente stravolto. Negli anni ’70, il massiccio era concretamente minacciato da grandi progetti di speculazione turistica che prevedevano la costruzione di mastodontici comprensori sciistici, funivie e nuove strade di collegamento.

La forte mobilitazione delle comunità locali, degli ambientalisti e della Regione Piemonte portò, nel 1980, alla promulgazione della legge istitutiva del Parco Naturale Orsiera Rocciavrè. Questo provvedimento ha congelato l’edificabilità in alta quota, tutelando 11.000 ettari di rocce, pascoli e l’eccezionale strada del Colle delle Finestre (mantenendola sterrata).

Oggi, inglobato nell’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie (che amministra anche il vicino Gran Bosco di Salbertrand e la Val Troncea), il parco rappresenta il trionfo della conservazione e della rinascita dell’economia tradizionale degli alpeggi, offrendo un turismo estivo “lento”, basato su faticose ma appaganti camminate.

Come si arriva al Parco Regionale Orsiera Rocciavrè

Viaggiando in auto:
Il parco non è attraversato da arterie di fondovalle ma è chiuso “a sacco”, motivo per cui l’accesso cambia in base alla vallata di partenza.

  • Dalla Val di Susa: Viaggiando sull’autostrada A32 (Torino-Bardonecchia) si può uscire a Borgone o Chianocco, per poi raggiungere paesi come Villar Focchiardo (punto di partenza per la Certosa di Montebenedetto) o San Giorio.
  • Dalla Val Sangone: Da Torino (Tangenziale), ci si dirige verso Giaveno via SP191, per poi salire verso Forno di Coazze, porta d’ingresso orientale del massiccio.
  • Dalla Val Chisone: Percorrendo da Pinerolo la SR23 verso il Sestriere, si sale da paesi come Fenestrelle o Pragelato (via Val Troncea) o, in estate, si devia per affrontare la salita verso il mitico Colle delle Finestre (chiuso d’inverno).

Viaggiando in treno:
Il modo migliore e più panoramico per avvicinarsi ai confini nord del parco senza auto è utilizzare la ferrovia lungo la Val di Susa. Partendo dalla Stazione di Torino Porta Nuova, si usufruisce dei frequentissimi treni regionali (linea SFM3 per Susa/Bardonecchia). Si può scendere alla stazione di Borgone, Bussoleno o, spingendosi più in là per raggiungere la sede dell’Ente Parchi, scendere a Salbertrand o Beaulard. Dai piazzali delle stazioni è necessario mettere in conto un avvicinamento a piedi lungo i sentieri o affidarsi ai rari autobus locali per salire verso le frazioni montane di partenza delle escursioni.

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