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Parco Regionale Monti Picentini

Orari d'Apertura

Estivo

da giu a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mag
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via Roma 84044, Campagna (SA)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Monti Picentini

Esteso per la sbalorditiva superficie di circa 63.000 ettari (pari a 630 km²) a cavallo tra le province di Avellino e Salerno, il Parco Regionale Monti Picentini è una delle più imponenti, selvagge e importanti riserve naturali dell’Appennino meridionale. Quest’immensa e complessa catena montuosa calcarea, dominata dalle cime dei monti Terminio e Cervialto (che sfiorano i 1.900 metri), è definita il “serbatoio d’acqua del Sud Italia”. Le innumerevoli sorgenti pure che sgorgano dalle viscere carsiche di queste montagne alimentano non solo i grandi fiumi locali (come il Sele, il Calore e il Sabato), ma forniscono acqua potabile a gran parte della Campania e all’Acquedotto Pugliese.

Il paesaggio del parco è grandioso e vario. Da un lato, aspre pareti rocciose, vertiginose forre (come le gole del torrente Tannera), e cascate spettacolari come quelle dell’Acquabianca; dall’altro, sterminati altopiani erbosi, come il celebre Altopiano del Laceno, che in inverno si trasforma in una stazione sciistica (Bagnoli Irpino) e in estate diventa il paradiso per i ciclisti, i motociclisti e le famiglie in cerca di refrigerio.

L’atmosfera è quella di una montagna autentica e generosa. I boschi infiniti, che coprono l’orizzonte a perdita d’occhio, custodiscono piccoli borghi isolati, eremi silenziosi, grotte inesplorate e radure attrezzate perfette per rigeneranti pic-nic domenicali immersi nel verde più profondo.

Parco Regionale Monti Picentini: la fauna e flora del parco

L’estrema vastità del territorio, lo scarso disturbo antropico in quota e l’enorme disponibilità di acque correnti intatte e gelide rendono i Picentini uno scrigno eccezionale per la biodiversità appenninica.

La fauna locale si sta lentamente riappropriando degli spazi. Dopo anni di difficile convivenza, la montagna è tornata ad essere il regno sicuro dei grandi predatori forestali, mentre l’avifauna vanta la presenza dei più nobili rapaci d’alta quota, che nidificano indisturbati sulle inaccessibili rocce carsiche. Nelle acque cristalline dei torrenti sopravvive invece una delicata comunità di anfibi, tra cui preziose e rare salamandre.

La flora è la vera protagonista visiva della riserva. Oltre i due terzi dell’intero massiccio sono coperti da uno straordinario mantello forestale, che muta composizione salendo di quota. Dalla macchia mista delle valli calde si passa repentinamente, superata una certa altitudine, alle foreste pure e monumentali, dove regna il silenzio e il buio, fino a giungere alle distese prative sommitali adorne di rare orchidee selvatiche.

Gli animali del parco

  • Lupo appenninico: Il superpredatore simbolo del parco. Presente in piccoli branchi stabili e monitorati (spesso nelle zone del Terminio e Polveracchio), perlustra i boschi silenziosamente controllando la popolazione di cinghiali.
  • Gatto selvatico: Felino estremamente fiero ed elusivo. Perfettamente mimetizzato grazie al suo fitto manto striato, predilige le forre più ombrose e impenetrabili per cacciare micromammiferi lontano dai sentieri tracciati.
  • Cinghiale: Molto comune in tutte le fasce altitudinali. Frequenta le dense foreste di querce e leccete, grufolando energicamente il suolo autunnale per nutrirsi di ghiande e castagne.
  • Aquila reale: L’incontrastata dominatrice dei cieli picentini. Stabilisce i suoi inaccessibili nidi sulle pareti rocciose più alte e sfrutta le correnti ascensionali per cacciare giovani mammiferi e rettili nei pascoli aperti.
  • Picchio nero: Il più grande e affascinante picchio d’Europa. Legato alle secolari faggete, tamburella con eccezionale forza sui tronchi morti, scavando profonde cavità che fungono poi da nido per altri uccelli.
  • Salamandra dagli occhiali: Un prezioso anfibio endemico dell’Appennino italiano. Condivide il buio, fresco e umidissimo sottobosco a ridosso delle sorgenti purissime del parco insieme alla vistosa salamandra pezzata.
  • Falco pellegrino: Cacciatore aereo infallibile. È possibile ammirarne le picchiate mozzafiato a velocità impressionanti mentre sorvola le gole fluviali per ghermire altre specie di uccelli in volo.

Le piante del Parco Regionale Monti Picentini

La copertura arborea dei Picentini è immensa, governata in gran parte per la produzione di legna ma tutelata nelle sue espressioni più mature.

  • Faggio (Fagus sylvatica): Il padrone assoluto delle vette. Copre, da solo, quasi il 60% della superficie boschiva del parco. Al di sopra dei 1.000 metri crea le “faggete”, foreste sterminate, fitte e buie d’estate, che in autunno si accendono di straordinari colori ramati.
  • Castagno (Castanea sativa): L’albero “del pane”. Fondamentale storicamente per l’economia montana di questi luoghi (come nel polo di Montella, celebre per le sue castagne IGP), forma bellissimi e curati boschi cedui nella fascia altimetrica intermedia.
  • Cerro e Roverella: Si spartiscono le quote collinari inferiori e i versanti maggiormente esposti a sud (quelli più caldi). Creano boschi misti caducifogli importantissimi per il riparo e il sostentamento della fauna selvatica onnivora.
  • Leccio (Quercus ilex): Splendida quercia sempreverde, di tipica impronta mediterranea. Trova spazio sulle balze calcaree più aride e soleggiate, abbarbicandosi alle rocce laddove il suolo è troppo scarso per altre latifoglie.
  • Agrifoglio: Condivide orgogliosamente i versanti più ombrosi insieme al faggio. I suoi fitti cespugli con foglie spinose e le inconfondibili bacche rosse brillanti garantiscono colore al sottobosco anche in pieno inverno e sotto la neve.
  • Orchidee selvatiche: Durante i mesi primaverili, le ampie radure e i pascoli d’alta quota (come quelli circostanti il Monte Terminio e l’Altopiano del Laceno) si punteggiano delle raffinate e rare fioriture di orchidee terricole, testimoni della purezza e della biodiversità dei prati.

Parco Regionale Monti Picentini: la storia sulle origini del parco

Il massiccio dei Picentini ha rappresentato per millenni una risorsa vitale insostituibile: non solo per l’infinita fornitura di legname, ma soprattutto come gigantesco acquedotto naturale che ha dissetato l’intero Sud Italia fin dall’antichità romana. Proprio per proteggere questo tesoro idrogeologico senza prezzo dall’inquinamento, dallo sfruttamento intensivo delle cave e dal disboscamento selvaggio, la Regione Campania ha istituito l’Ente Parco.

La genesi dell’area protetta risiede nella promulgazione della Legge Regionale n. 33 del 1° settembre 1993 (in attuazione della fondamentale legge quadro nazionale sui parchi del 1991). I confini definitivi della sconfinata riserva sono stati infine approvati e fissati tramite la successiva deliberazione di Giunta Regionale del 2003.

Da oltre un ventennio, l’Ente (con sede a Campagna) opera instancabilmente per coniugare la severa protezione delle sorgenti acquifere pure con lo sviluppo dell’ecoturismo e la valorizzazione dei piccoli e ricchi borghi irpini e salernitani, trasformando i Monti Picentini nella meta d’eccellenza per la “montagna attiva” nel Mezzogiorno.

Come si arriva al Parco Regionale Monti Picentini

Viaggiando in auto:
Considerando l’immensa estensione (630 km²), l’auto è il mezzo d’elezione per esplorare i versanti dei Picentini.

  • Versante Salernitano (Campagna/Acerno): Viaggiando sull’Autostrada A2 (Autostrada del Mediterraneo, ex A3), si esce al casello di Campagna (sede del Parco) per accedere rapidamente ai monti del sud. Da Salerno è possibile anche percorrere le comode provinciali per inerpicarsi fino ad Acerno, paese posizionato proprio nel cuore forestale del massiccio.
  • Versante Avellinese (Laceno/Terminio): Provenendo da Napoli o Bari, è consigliabile percorrere l’Autostrada A16 (Napoli-Canosa), uscendo ad Avellino Est o Avellino Ovest. Da qui ci si immette in pochi minuti sulla superstrada SS7bis (Strada Statale Ofantina) procedendo verso sud in direzione Montella. Da Montella si inizia la suggestiva e agevole salita asfaltata che, attraverso spettacolari boschi e tornanti, conduce direttamente a Bagnoli Irpino e infine all’Altopiano del Lago Laceno.

Viaggiando in treno:
Il massiccio montuoso vero e proprio non è attraversato da linee ferroviarie attive per i passeggeri (la storica linea Avellino-Rocchetta Sant’Antonio opera solo saltuariamente con treni storici o turistici). I capolinea logistici ottimali per chi viaggia su rotaia sono le Stazioni di Salerno, Avellino o Battipaglia (sulla dorsale tirrenica Napoli-Reggio Calabria). Da questi importantissimi snodi urbani partono giornalmente le fitte reti di autobus extraurbani regionali della AIR Campania o della SITA Sud, le quali risalgono agilmente le vallate collegando direttamente le città ai principali borghi montani del parco, come Serino (per il Monte Terminio), Bagnoli Irpino o Campagna.

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