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Parco Regionale Monte Peglia Selva di Meana

Orari d'Apertura

Estivo

da giu a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mag
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Piazza della Repubblica 1 05010, San Venanzo (TR)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Monte Peglia Selva di Meana

Incastonato tra Orvieto e Todi, il Parco Regionale Monte Peglia e Selva di Meana è un immenso e antichissimo polmone verde dell’Umbria. Istituito nel 2000, copre un’area protetta di oltre 4.500 ettari che si inserisce in un più vasto sistema territoriale naturale (S.T.I.N.A.). Il parco, recentemente incoronato Riserva Mondiale della Biosfera MAB UNESCO, si divide in tre grandi distretti: la sterminata Selva di Meana attorno ad Allerona, i boschi incantati del Melonta-Elmo e l’affascinante area di San Venanzo.

Questo territorio è un vero paradiso per l’escursionismo sostenibile, la fotografia naturalistica e il birdwatching. L’orografia morbida ma complessa è disegnata da dolci pendii vulcanici e calcari, incisi profondamente da torrenti limpidissimi e freschi. La particolarità geologica più celebre è senza dubbio quella di San Venanzo, dove è possibile camminare letteralmente sul cratere e sulle colate laviche di tre antichi “vulcani bonsai”, che hanno originato rocce uniche al mondo (come la venanzite).

L’atmosfera che si respira tra queste colline è di un isolamento quieto e rigenerante. La foresta avvolge il visitatore quasi ininterrottamente, offrendo in autunno uno degli spettacoli di foliage più suggestivi e accesi dell’Italia centrale. È una terra dove la natura e le piccole comunità borghigiane convivono in un perfetto, silenzioso e millenario equilibrio.

Parco Regionale Monte Peglia e Selva di Meana: la fauna e flora del parco

Grazie all’ottimo stato di conservazione e alla vastissima e ininterrotta copertura forestale, il parco rappresenta un santuario biologico di altissimo livello, inserito in gran parte nella rete europea Natura 2000.

La fauna vertebrata è ricchissima, con un ritorno stabile dei grandi carnivori e una notevole presenza di rapaci rari che pattugliano i cieli limpidi sopra i boschi. L’abbondanza di acque superficiali intatte garantisce inoltre la sopravvivenza di delicatissimi pesci endemici appenninici e invertebrati tutelati.

La flora è straordinariamente diversificata, grazie all’esposizione solare e alla composizione del suolo. Il parco vanta oltre un migliaio di specie floristiche registrate. Le quote superiori e i versanti freschi sono dominati dai boschi mesofili, che sfumano magicamente verso estese macchie sempreverdi e termofile (amanti del caldo) non appena il pendio si rivolge a sud, rivelando la vicinanza climatica al Mediterraneo. Non va inoltre dimenticato il pregevolissimo patrimonio micologico, inclusi i tartufi.

Gli animali del parco

  • Lupo (Canis lupus): Il vertice della catena alimentare boschiva. Il ritorno del lupo ha riequilibrato l’ecosistema del parco; benché elusivo e difficilissimo da scorgere di giorno, i suoi ululati riempiono le fredde notti invernali.
  • Gatto selvatico: Felino estremamente fiero e invisibile. Si rifugia nelle porzioni più intricate, buie e inaccessibili della Selva di Meana (come il Bosco dell’Elmo) cacciando micromammiferi.
  • Martora: Piccolo ed elegante mustelide arboricolo. Abilissima arrampicatrice, si sposta rapidissima tra le fronde dei grandi alberi a caccia di scoiattoli e piccoli uccelli.
  • Gufo reale: Il più grande e maestoso rapace notturno europeo. Nidifica sugli affioramenti rocciosi e domina la foresta col buio, grazie a un volo totalmente silenzioso.
  • Biancone: Un bellissimo rapace migratore. La sua particolarità è la dieta quasi esclusivamente a base di rettili; passa l’estate in Umbria sorvolando le radure a caccia di grandi serpenti.
  • Salamandra pezzata: Raro anfibio dal corpo nero laccato maculato di un giallo brillantissimo, a scopo di avvertimento. Frequenta strettamente il buio sottobosco umido limitrofo ai torrenti dalle acque purissime.
  • Cavedano etrusco e Vairone: Piccoli e delicati pesci d’acqua dolce. Nuotano nelle fresche correnti del torrente Fersinone, fungendo da eccellenti indicatori biologici per l’assenza totale di inquinamento.
  • Cervo volante (Lucanus cervus): Insetto monumentale, simbolo delle foreste vetuste. Le sue enormi larve impiegano anni a svilupparsi all’interno del legno marcescente delle vecchie querce.

Le piante del Parco Regionale Monte Peglia e Selva di Meana

La fitta architettura vegetale del parco è un magnifico mosaico di colori e profumi stagionali.

  • Cerro (Quercus cerris): La quercia assoluta dominatrice della media collina. Le estese cerrete coprono migliaia di ettari, creando boschi profondi e ricchi di un pregiato humus che favorisce la crescita dei funghi.
  • Leccio (Quercus ilex): Splendida quercia sempreverde. Mescolandosi al cerro, conquista prepotentemente i versanti calcarei più caldi ed esposti a sud, garantendo macchie di verde scuro anche in pieno inverno.
  • Faggio (Fagus sylvatica): Nelle zone più alte e fredde del Monte Peglia (o nelle forre più ombrose), questi grandi alberi impongono la loro presenza, offrendo in autunno spettacolari tappeti di foglie ramate.
  • Corbezzolo: Una pianta tipica della macchia mediterranea. Si fa notare ai margini dei boschi in autunno per la contemporanea e bellissima presenza di campanelline bianche (i fiori) e dolci bacche rosse tondeggianti (i frutti).
  • Erica arborea: Arbusto sempreverde che, in primavera, produce milioni di minuscoli e profumatissimi fiori bianchi che richiamano sciami di api, colorando di bianco-rosato i bordi delle strade sterrate.
  • Ipocisto: Una piccola e curiosa pianta parassita. Completamente priva di clorofilla, spunta in primavera dal terreno ai piedi dei cespugli di cisto, esibendo colori vivaci gialli e rossi simili a quelli dei frutti tropicali.

Parco Regionale Monte Peglia e Selva di Meana: la storia sulle origini del parco

L’intento di preservare questa vastissima area montana prese ufficialmente forma il 13 gennaio 2000, quando la Regione Umbria promulgò la Legge Regionale n. 4. Con questo atto nacque lo “S.T.I.N.A.” (Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale) Monte Peglia e Selva di Meana, uno strumento innovativo pensato non solo per congelare l’ambiente, ma per promuovere uno sviluppo socio-economico integrato con la natura.

La lungimiranza di questa tutela è stata premiata a livello internazionale: recentemente, la straordinaria biodiversità dei boschi, la purezza delle sorgenti e la convivenza armoniosa e sostenibile con l’uomo hanno permesso al Monte Peglia di ottenere il prestigiosissimo riconoscimento di Riserva della Biosfera MAB UNESCO. Oggi, il parco è gestito con attenzione allo sviluppo rurale e alla ricerca didattica (il centro flora e fauna ne è un esempio), proteggendo al contempo le rarissime singolarità geologiche (i vulcani di San Venanzo) dagli abusi estrattivi.

Come si arriva al Parco Regionale Monte Peglia e Selva di Meana

Viaggiando in auto:
Il parco è un vasto territorio a cavallo tra l’orvietano e il tuderte. Per accedere dal versante meridionale (ideale per la Selva di Meana e Allerona), bisogna percorrere l’Autostrada A1 (Firenze-Roma) e imboccare l’uscita Orvieto oppure Fabro. Dalle uscite, la segnaletica indirizza verso i dolci colli di Allerona. Se invece l’obiettivo è la vetta del Monte Peglia e il Parco Vulcanologico, il punto d’ingresso d’elezione è San Venanzo. Questo paese si raggiunge sempre uscendo dall’A1 a Orvieto e proseguendo poi sulla suggestiva e tortuosa Strada Statale 317 in direzione San Venanzo/Marsciano, una strada panoramica amatissima anche dai motociclisti.

Viaggiando in treno:
Arrivare direttamente nel cuore del bosco con il treno non è possibile, tuttavia ci si può avvicinare molto. La stazione ferroviaria principale e meglio servita (anche dai treni Intercity) è quella di Orvieto (sulla linea Roma-Firenze). In alternativa, si può arrivare alla piccola stazione di Marsciano, situata a est rispetto al parco. Dalle piazze antistanti entrambe le stazioni, è necessario avvalersi del servizio di autobus extraurbano regionale (Busitalia) che, affrontando le pittoresche strade collinari, collega Orvieto ad Allerona o Marsciano direttamente con l’abitato di San Venanzo.

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