Parco Regionale Marturanum
Descrizione Parco Regionale Marturanum
Situato nella Tuscia Viterbese, il Parco Regionale Marturanum è uno dei tesori più affascinanti e segreti del Lazio. Esteso per circa 1.240 ettari, tutto all’interno del pittoresco comune di Barbarano Romano, questo parco rappresenta una perfetta ed emozionante fusione tra una natura prorompente e un inestimabile patrimonio archeologico. Il paesaggio è fortemente caratterizzato dall’attività vulcanica passata: colate di tufo rosso sono state profondamente incise millennio dopo millennio dai torrenti, creando spettacolari e ombrose “forre” (profondi canyon ricoperti di vegetazione).
Il vero gioiello del Marturanum è la sbalorditiva Necropoli Etrusca di San Giuliano. Camminando lungo i sentieri, ci si ritrova letteralmente immersi in una “città dei morti” scolpita direttamente nella viva roccia tufacea. Centinaia di tombe rupestri, che spaziano dall’Età del Bronzo fino all’epoca romana (dal IX al III secolo a.C.), si susseguono sulle pareti delle forre. Tra queste spiccano veri e propri monumenti dell’architettura funeraria etrusca, come il maestoso Tumulo del Caiolo o le tombe a portico, che spuntano quasi magicamente tra la fitta vegetazione.
L’atmosfera del Parco Marturanum è magica, misteriosa e avventurosa. L’escursionista si muove costantemente tra la penombra umida del fondo delle forre, dove scorrono piccoli ruscelli, e la luce dei pianori tufacei assolati un tempo abitati dagli Etruschi. È un luogo che offre un autentico viaggio nel tempo, capace di incantare sia gli appassionati di archeologia che gli amanti del trekking selvaggio.
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Parco Regionale Marturanum: la fauna e flora del parco
L’orografia complessa del parco, caratterizzata da altipiani tufacei asciutti tagliati da forre profondissime, fresche e umide, genera una diversità di microclimi che si traduce in un’eccezionale ricchezza biologica.
La fauna è tipicamente forestale e rupestre. Il denso mantello boschivo offre un rifugio sicuro e isolato ai mammiferi della Tuscia, mentre le pareti verticali di tufo inaccessibili costituiscono il luogo di nidificazione ideale per una vasta e preziosa comunità di rapaci. Degna di nota è anche l’importante presenza di chirotteri (pipistrelli), che trovano riparo nelle innumerevoli grotte e tombe etrusche abbandonate.
La flora è l’elemento che più di tutti incornicia l’archeologia. Il parco è letteralmente inghiottito dal bosco. Sugli altipiani più assolati e secchi domina incontrastata la tipica selva di querce mediterranee e castagni. Scendendo invece all’interno delle forre (le gole tufacee), la luce diminuisce, l’umidità sale e si assiste a una vera e propria inversione termica, con lo sviluppo di lussureggianti boschi di latifoglie che necessitano di maggior frescura.
Gli animali del parco
- Cinghiale: Il padrone incontrastato dei boschi del viterbese. Frequenta abbondantemente il folto della vegetazione e i margini delle aree agricole, grufolando il terreno alla ricerca di ghiande, tuberi e radici.
- Lupo: Predatore alfa tornato stabilmente ad abitare la Tuscia. Furtivo e notturno, perlustra ampi territori all’interno e all’esterno del parco seguendo gli spostamenti degli ungulati.
- Poiana: Uno dei rapaci diurni più comuni dell’area. Spesso la si scorge in volo circolare e lento sopra le forre e i boschi, scrutando il suolo alla ricerca di piccoli mammiferi e rettili.
- Nibbio bruno: Elegante uccello rapace caratterizzato dalla coda leggermente forcuta; sfrutta le correnti termiche che si formano sopra i valloni tufacei per volteggiare silenziosamente.
- Gatto selvatico: Felino estremamente elusivo. Trova il suo habitat perfetto nell’intrico impenetrabile delle foreste più mature, tenendosi a debita distanza dai sentieri frequentati dall’uomo.
- Tasso: Animale notturno e pacifico. Scava tane profonde e complesse lungo i pendii meno rocciosi, uscendo all’imbrunire per nutrirsi di insetti, piccoli anfibi e frutta caduta.
- Istrice: Il più grande roditore europeo, ben diffuso in questa zona del Lazio. Si aggira nel sottobosco di notte; la sua presenza è spesso tradita dal ritrovamento dei lunghi ed inconfondibili aculei bianco-neri persi lungo i sentieri.
- Pipistrelli (Chirotteri): La necropoli rupestre, con le sue migliaia di tombe scavate nella roccia e ombreggiate dal bosco, rappresenta un ambiente di vitale importanza per la riproduzione e il riposo di numerose specie di chirotteri insettivori.
Le piante del Parco Regionale Marturanum
La copertura forestale è talmente fitta che, in molti punti, letteralmente nasconde le maestose tombe etrusche fino a quando non vi si giunge a pochi metri di distanza.
- Cerro (Quercus cerris): La quercia dominante sull’altopiano. Questi alberi maestosi creano vaste “cerrete” che si associano ad aceri e altre querce (come il rovere), formando boschi misti ricchissimi di biodiversità.
- Carpino bianco e nero: Alberi che prediligono i pendii e le zone più umide e ombrose. Spesso affiancano il cerro o si spingono verso le forre, contribuendo a creare la fitta volta verde che ripara dal sole.
- Faggio (Fagus sylvatica): All’interno delle forre più profonde, in virtù dell’inversione termica (condizioni più fredde e umide rispetto all’altopiano), si possono trovare esemplari e lembi di faggio, una pianta che normalmente cresce a quote montane molto più elevate.
- Castagno: Presenza storica della Tuscia Viterbese. Alberi antichi e imponenti si trovano nei boschi del parco, testimonianza dell’antica tradizione contadina legata alla raccolta di castagne e al taglio del legno.
- Leccio: Quercia sempreverde tipica della macchia mediterranea. Trova spazio sulle balze tufacee più esposte al sole e aride, abbarbicandosi letteralmente con le sue radici nelle spaccature della roccia vulcanica.
- Felce maschio: Una pianta erbacea preistorica che colonizza abbondantemente i fondi oscuri e bagnati delle forre. Le sue grandi e delicate fronde contribuiscono a donare al paesaggio l’aspetto umido e “giurassico” tipico dei canyon tufacei.
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Parco Regionale Marturanum: la storia sulle origini del parco
L’area di Barbarano Romano è un sito archeologico monumentale naturale, abitato ininterrottamente dall’Età del Bronzo, fiorito poi magnificamente sotto gli Etruschi e infine sopravvissuto fino al Medioevo, quando l’antico abitato sul pianoro di San Giuliano venne gradualmente abbandonato. Nonostante questa ricchezza inestimabile, a metà del ‘900 il sito versava in uno stato di abbandono e la folta vegetazione stava danneggiando e occultando le antiche sepolture.
Per salvare e valorizzare questo patrimonio congiunto, la Regione Lazio ha istituito formalmente il Parco Regionale Marturanum con la Legge Regionale n. 41 del 17 luglio 1984.
Da allora, l’Ente Parco ha operato in sinergia per preservare le profonde forre vulcaniche, mappare l’ecosistema boschivo e, soprattutto, rendere fruibile al pubblico la titanica necropoli. Attraverso percorsi puliti e indicati, l’istituzione del parco ha trasformato il Marturanum in una delle mete privilegiate per un “turismo dolce” e consapevole, legando l’archeologia alla protezione ambientale.
Come si arriva al Parco Regionale Marturanum
Viaggiando in auto:
Il parco è situato in una posizione comoda, a circa 65 km da Roma e 30 km da Viterbo. La via d’accesso principale è la Strada Statale 2 (Via Cassia). Che si provenga da Roma (verso nord) o da Viterbo (verso sud), bisogna percorrere la Cassia e svoltare seguendo le evidenti indicazioni per i comuni di Vetralla, Blera e Barbarano Romano. In alternativa, per chi viaggia lungo l’Autostrada A12 (Roma-Civitavecchia), le uscite migliori sono “Civitavecchia Porto” o “Monte Romano”, da cui ci si addentra nell’entroterra verso Barbarano. Una volta arrivati a Barbarano Romano, l’accesso principale alle necropoli si trova lungo la tranquilla “Strada delle Quercete”; qui è situata la comoda Area Attrezzata di Caiolo, che funge da ampio parcheggio gratuito e punto di partenza ideale per tutti i sentieri archeologici.
Viaggiando in treno:
Benché Barbarano Romano non sia dotato di una propria stazione ferroviaria, l’avvicinamento al parco tramite i mezzi pubblici è garantito. La linea ferroviaria di riferimento è la regionale FL3 (Roma-Viterbo). Le due stazioni ferroviarie in cui è più comodo scendere sono Capranica-Sutri (a circa 7 km) o Vetralla. Una volta giunti ai piazzali di queste due stazioni, è necessario utilizzare i regolari e quotidiani autobus di linea della società regionale Cotral (direzione Blera/Barbarano Romano), i quali conducono direttamente al centro del pittoresco borgo di Barbarano, a ridosso dell’ingresso del parco.