Parco Regionale Fascia fluviale del Po tratto Vercellese-Alessandrino
Descrizione Parco Regionale Fascia fluviale del Po tratto Vercellese-Alessandrino
Un tempo noto come “Parco Fluviale del Po tratto vercellese/alessandrino” e oggi inglobato nel vasto e unificato sistema dell’Ente di Gestione del Parco del Po Piemontese, questo tratto di territorio rappresenta il cuore pulsante della Pianura Padana e la culla di alcune delle zone umide più preziose d’Italia. Seguendo il corso del “Grande Fiume” attraverso le fertili e piatte province di Vercelli e Alessandria, il paesaggio è un susseguirsi armonioso di greti ciottolosi immensi, fitti boschi a galleria, rami fluviali abbandonati (le lanche) e immense distese di risaie che lambiscono il bosco ripariale.
Visitare questo parco significa intraprendere un viaggio nel regno dell’acqua e del silenzio. L’area è il paradiso indiscusso del turismo dolce e dell’ecoturismo di pianura: interamente piatta e percorsa da magnifiche e lunghe ciclovie sterrate che arginano il fiume, offre percorsi ideali per famiglie e cicloturisti. È un ecosistema primordiale, dominato dalla forza plasmatrice delle piene del Po, che continuano a ridisegnare isole di ghiaia (come l’Isolotto del Ritano) e rive sabbiose.
L’atmosfera è profondamente legata alla cultura rurale ed agricola del Vercellese e del Monferrato. Oltre alla contemplazione della natura, il fiume racchiude frammenti di storia umana essenziali: dalle abbazie medievali isolate tra le campagne fino alle antiche tecniche di pesca, testimoniando l’indissolubile e secolare rapporto vitale tra le popolazioni locali e la preziosa acqua del Po.
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Parco Regionale Fascia Fluviale del Po – Tratto Vercellese/Alessandrino: la fauna e flora del parco
L’importanza vitale di questo tratto del fiume risiede nel suo ruolo di insostituibile e gigantesco “corridoio ecologico” e Sito di Importanza Comunitaria (SIC). Nel bel mezzo di un paesaggio altrimenti segnato dall’agricoltura intensiva della pianura, la striscia forestale e i greti naturali del fiume offrono un rifugio imprescindibile per l’alimentazione e la riproduzione di migliaia di animali.
La fauna vanta una ricchezza ittica eccezionale e un proliferare di anfibi legati alle lanche. Tuttavia, la vera e spettacolare attrazione zoologica del parco è l’incredibile e ricchissima avifauna: il parco funge da enorme e sicuro “autogrill” per i voli migratori e da sito di nidificazione per innumerevoli specie di uccelli acquatici, rari trampolieri e rapaci che sfruttano la pescosità del fiume e la fitta vegetazione.
La flora è l’espressione perfetta dell’ecosistema igrofilo (amante dell’umidità). I suoli sabbiosi e instabili del greto vengono rapidamente colonizzati da tenaci formazioni erbacee pioniere, per poi lasciare il passo, allontanandosi gradualmente dal pelo dell’acqua, alle imponenti selve dei boschi misti ripariali. Spiccano anche straordinarie “isole biologiche”, dove la corrente del fiume ha trasportato nei secoli semi di essenze tipicamente alpine o collinari facendole attecchire in piena pianura.
Gli animali del parco
- Garzetta (Egretta garzetta): Un elegante airone dal piumaggio bianco immacolato, con il becco e le zampe nere che terminano in inconfondibili “piedi” gialli. Pesca abilmente nelle acque basse ed è una presenza costante lungo le sponde sabbiose.
- Trota marmorata (Salmo marmoratus): Il predatore alfa delle acque veloci del fiume e specie ittica tutelata. Con la sua inconfondibile livrea mimetica a macchie irregolari, trova riparo nelle buche scavate dalla corrente sotto le radici dei salici.
- Occhione (Burhinus oedicnemus): Un uccello rarissimo, estremamente elusivo e mimetico, strettamente dipendente dai greti ciottolosi larghi e asciutti del fiume. I suoi enormi occhi gialli gli consentono di essere attivo e a caccia principalmente nelle ore crepuscolari e notturne.
- Rana di Lataste (Rana latastei): Un raro e minacciato anfibio rosso endemico della Pianura Padana. È indissolubilmente legato alla conservazione dei piccoli fossi umidi all’interno delle dense e buie foreste ripariali.
- Licena delle paludi (Lycaena dispar): Una farfalla preziosissima e rigorosamente protetta (inserita negli allegati europei). Caratterizzata da ali di un brillante e inconfondibile color arancio-rame, prospera negli ambienti umidi e ricchi della specifica pianta nutrice (Rumex).
- Martin pescatore (Alcedo atthis): Un minuscolo gioiello ornitologico dai colori sgargianti azzurro e arancione. Sfreccia come una freccia sul pelo dell’acqua lanciando un verso acuto, prima di tuffarsi a picco per arpionare piccoli pesciolini di superficie.
- Tasso (Meles meles): Animale notturno abilissimo nello scavare. Nel cuore boschivo più stabile e lontano dalle periodiche esondazioni violente del fiume, il tasso costruisce complesse tane a più ingressi, uscendo di notte per nutrirsi di radici e piccoli invertebrati.
- Cinghiale (Sus scrofa): Diffusissimo nel fitto del bosco ripariale, questo ungulato grufola intensamente il suolo forestale alla ricerca di ghiande, radici e bulbi, lasciando spesso evidenti tracce del suo passaggio sui sentieri vicino agli argini.
Le piante del Parco Regionale Fascia Fluviale del Po – Tratto Vercellese/Alessandrino
Il patrimonio vegetale è un continuo braccio di ferro tra la foresta e la forza imprevedibile dell’acqua, garantendo però nicchie ecologiche rarissime in tutto il resto della pianura deforestata.
- Pioppo bianco (Populus alba) e nero (Populus nigra): Gli alberi padroni del paesaggio fluviale. Caratterizzati da una crescita rapidissima, formano spettacolari boschi a galleria; le loro chiome altissime frusciano rumorosamente sotto la spinta del vento che percorre la valle del fiume.
- Ontano bianco (Alnus incana): Una rarità in ambiente strettamente planiziale, tipica invece delle quote più fresche. Trova rifugio in microclimi particolari (come sull’Isolotto del Ritano), formando un ambiente prioritario e consolidando fortemente i suoli grazie alle sue possenti radici fittonanti.
- Salice ripaiolo (Salix eleagnos): Un arbusto pioniere ed estremamente rustico. È tra i primissimi a colonizzare gli inospitali greti ciottolosi emersi dopo le piene, possedendo una ramificazione elastica in grado di piegarsi totalmente sotto la furia della corrente senza spezzarsi.
- Carpino bianco (Carpinus betulus): L’elegante albero che si insedia nei punti più antichi e rialzati dei boschi ripariali, dove l’allagamento stagionale da parte del fiume è meno frequente, sostituendo gradualmente i pioppi.
- Orchidee spontanee: Sui rari lembi di greto sabbioso-ciottoloso stabilizzato in formazioni prative aride, fioriscono tenacemente in primavera preziosissime orchidee in via di diminuzione nella pianura agricola, come Gymnadenia conopsea e le specie del genere Orchis.
- Quercia farnia (Quercus robur): La maestosa quercia relitto delle antichissime e ombrose foreste della Pianura Padana. È un albero monumentale che tollera i terreni profondi e molto umidi, producendo una pioggia autunnale di ghiande vitale per il sostentamento di molti mammiferi forestali.
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Parco Regionale Fascia Fluviale del Po – Tratto Vercellese/Alessandrino: la storia sulle origini del parco
L’attenzione istituzionale verso il corso principale della Pianura Padana è maturata tardi, per decenni visto esclusivamente come via di estrazione indiscriminata di inerti (ghiaia) e come recettore di scarichi fognari e agricoli. Solo all’alba degli anni ’90, la Regione Piemonte decise di invertire drasticamente questa tendenza distruttiva attraverso la Legge Regionale n. 28 del 1990.
Con questo provvedimento nacque l’ambizioso “Sistema delle Aree Protette della Fascia Fluviale del Po”, originariamente frammentato in tre parchi distinti (tra cui il Po Vercellese-Alessandrino). Lo scopo primario era porre un vincolo insormontabile all’escavazione di sabbia in alveo, fermare l’inquinamento, bloccare l’abbattimento delle foreste a galleria superstiti e garantire corridoi di volo ininterrotti per gli stormi migratori lungo il grande fiume.
A seguito del grande riordino e accorpamento normativo regionale, nel 2016 e definitivamente nel 2019, queste aree sono confluite nell’attuale, unico ed esteso Parco Naturale del Po Piemontese. Oggi, l’Ente rappresenta una cerniera ecologica europea e promuove un uso sociale ed educativo dello spazio fluviale, favorendo ciclovie lente e una nuova alleanza tra le aziende agricole “virtuose” (specialmente quelle risicole del vercellese) e l’ecosistema palustre che le circonda.
Come si arriva al Parco Regionale Fascia Fluviale del Po – Tratto Vercellese/Alessandrino
Viaggiando in auto:
Il parco costeggia numerosi comuni e le grandi direttrici della pianura tra Torino, Milano e Genova. Il fulcro amministrativo del tratto (l’ex sede di gestione e punto di partenza eccellente per visitare l’area) si trova nella bellissima e storica città di Casale Monferrato (AL). La soluzione più comoda in automobile è imboccare l’Autostrada A26 (Genova Voltri – Gravellona Toce) e uscire all’affollato casello di “Casale Monferrato Sud” (o Nord). Dall’uscita autostradale si impiegano meno di dieci minuti per raggiungere il centro città o inoltrarsi direttamente sui viali lungo il fiume (es. Viale Lungo Po Gramsci, dove ha sede l’Ente). Le grandi strade statali interprovinciali di pianura garantiscono inoltre approcci immediati alle riserve secondarie sparse tra Vercelli, Trino e Valenza.
Viaggiando in treno:
Il tratto del Po Vercellese-Alessandrino è splendidamente ed ecologicamente servito dalla ferrovia ed è la meta ideale per chi pratica il turismo “treno+bici”. La stazione ferroviaria di Casale Monferrato è un nodo comodissimo, frequentemente servita dai regionali in partenza dagli snodi di Alessandria, Vercelli o Chivasso. Arrivati in stazione a Casale, è facilissimo scaricare la propria bicicletta e immergersi direttamente, dal cuore della città, verso le sicure sterrate arginali del Parco (collegandosi anche al circuito della celebre Ciclovia del Po – “Vento”) ed esplorare i boschi golenali.