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Parco Regionale Diecimare

Orari d'Apertura

Estivo

da mag a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a apr
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via Tenente Farina 84085, Mercato San Severino (SA)
Sitoweb -

Descrizione Parco Regionale Diecimare

Incastonato in provincia di Salerno, a cavallo tra i rilievi collinari dei comuni di Cava de’ Tirreni, Mercato San Severino e Baronissi, il Parco Naturale Diecimare è un gioiello ecologico di circa 444 ettari. L’area si sviluppa in un anfiteatro naturale delimitato dal Monte Caruso e da Forcella della Cava (che raggiunge gli 832 metri di altitudine), offrendo una straordinaria mescolanza di suoli: dai calcari di origine marina fino a terreni formati da antichi detriti vulcanici trasportati dai vicini Campi Flegrei.

Esplorare questo parco significa intraprendere un viaggio sensoriale rilassante. L’area è stata curata per accogliere famiglie, bambini e amanti del trekking lento. I sentieri tematici permettono di calarsi in mondi differenti: dal classico “Sentiero Natura”, ideale per una passeggiata rigenerante, al “Sentiero del Falco”, in cui riecheggiano i richiami dei rapaci, fino al più impegnativo “Sentiero dei due Golfi” che premia gli escursionisti con una vista vertiginosa che spazia contemporaneamente sul Golfo di Napoli e su quello di Salerno.

Ma Diecimare non è solo cammino; è un polo di educazione ambientale formidabile. Appena superato l’ingresso e il Centro Visite, i turisti sono accolti da vere e proprie aule a cielo aperto. Spiccano le aree didattiche interamente dedicate al mondo degli insetti impollinatori, come l’Area del Bombo e la suggestiva “Casa delle Api”, oltre a un piccolo ma ricco museo naturalistico dove è possibile acquistare prodotti a chilometro zero.

Parco Regionale Diecimare: la fauna e flora del parco

Sebbene la superficie del parco sia relativamente contenuta, la sua particolare esposizione climatica e geologica crea un concentrato di biodiversità impressionante. L’altitudine (tra i 300 e gli 850 metri) fa sì che il Parco Diecimare funga da eccezionale corridoio ecologico tra le fasce collinari più basse e i vicini complessi montuosi appenninici dei Picentini e dei Monti Lattari.

La fauna si divide equamente tra i mammiferi furtivi che abitano le aree più boscose della Forcella della Cava e una ricchissima varietà di avifauna. Tuttavia, la vera particolarità zoologica di questa oasi è legata all’universo dell’entomologia: il parco è un paradiso protetto per insetti rari, coleotteri e decine di specie di farfalle, tra cui il bellissimo Macaone, divenuto il simbolo stesso dell’area.

La flora è l’emblema della transizione mediterranea. Con quasi 200 specie vegetali identificate, il paesaggio passa bruscamente dalle garighe steppiche e dai bassi arbusti odorosi, che colorano i caldi versanti assolati del Monte Caruso, fino a vere e proprie foreste ombrose e relitti di faggeta che rinfrescano i pendii opposti.

Gli animali del parco

  • Tasso: Animale schivo e abitudinario. Esce dalla sua complessa tana sotterranea quasi esclusivamente di notte, ispezionando il suolo del bosco alla ricerca di bulbi, frutta caduta e grossi insetti.
  • Volpe: Il mammifero più diffuso e opportunista dell’oasi. Perlustra instancabilmente i sentieri, le radure e i margini del parco a caccia di piccoli topi, lepri e nidiacei.
  • Faina (e Donnola): Piccoli, agilissimi e voraci mustelidi. Fanno delle chiome degli alberi e delle fessure nei muretti a secco il loro territorio di caccia ideale.
  • Falco pellegrino: Il superbo signore dei cieli di Diecimare. Nidifica sulle falesie e nelle zone rupestri più inaccessibili, cacciando altri uccelli con poderose e velocissime picchiate dall’alto.
  • Gheppio (e Poiana): Rapaci frequentissimi nel parco. Il gheppio sfrutta il volo librato (“a spirito santo”) per perlustrare le radure a caccia di insetti e roditori, mentre la poiana è solita farsi udire con il suo acuto richiamo simile a un lamento.
  • Macaone: Una delle farfalle più grandi e belle d’Italia, eletta a simbolo del parco. Presenta ali giallo-nere con magnifiche code e ocelli azzurri e rossi, e vola rapida tra i fiori della gariga per suggere il nettare.
  • Raganella (e Tritone italico): Anfibi essenziali per l’ecosistema, presenti nelle poche aree umide. La raganella, dal verde mimetico perfetto, sosta sulle foglie vicino ai corsi d’acqua minori.

Le piante del Parco Regionale Diecimare

La stratificazione botanica è il vero punto di forza di quest’area protetta, rendendola un perfetto laboratorio didattico naturale in cui osservare la competizione tra le diverse specie vegetali.

  • Leccio (Quercus ilex): L’albero fondante della macchia mediterranea del parco. Cresce sulle pendici più rocciose e calde del Monte Caruso, resistendo benissimo al calore estivo grazie alle sue spesse foglie coriacee sempreverdi.
  • Corbezzolo (Arbutus unedo): Un elegante e generoso arbusto della macchia. In autunno è uno spettacolo per gli occhi, offrendo contemporaneamente la vista di delicati fiori a campanula bianca e dolci bacche sferiche rosso vivo.
  • Mirto (e Lentisco): Formano impenetrabili cespugli aromatici nelle zone più aride. Schiacciando le loro foglie tra le dita, sprigionano immediatamente le classiche e balsamiche essenze della costiera campana.
  • Roverella (e Castagno): Spostandosi verso la Forcella della Cava, i boschi si fanno più alti e freschi. Qui predominano querce a foglia caduca e vecchi castagneti, che in autunno coprono i sentieri con un tappeto di ricci e foglie scricchiolanti.
  • Orchidee spontanee: Un tesoro floreale che viene amorevolmente protetto. Nelle radure magre a prato, durante la primavera, esplodono decine di specie diverse di orchidee terricole, alle quali il WWF ha addirittura dedicato un apposito e istruttivo giardino (“Aula Verde”).
  • Faggio: Si rinviene in rarissimi piccoli nuclei localizzati unicamente alle quote superiori del parco. Questi faggi sono antichi relitti ambientali, testimoni di epoche passate molto più fredde, in cui l’ecosistema montano si spingeva assai più a valle.

Parco Regionale Diecimare: la storia sulle origini del parco

L’istituzione del Parco Diecimare è una pietra miliare nella storia dell’ambientalismo campano. La ferma e decisa volontà di proteggere questi rilievi verdi si concretizzò assai precocemente: il parco venne ufficialmente istituito dalla Regione Campania il 29 maggio 1980 (con Legge Regionale n.45), risultando tra le prime aree protette riconosciute sul territorio.

La vera svolta avvenne però all’inizio degli anni ’90, quando il territorio venne affidato in gestione all’associazione ambientalista WWF, trasformandolo in una famosissima “Oasi”. Per decenni, generazioni di volontari si sono dedicate instancabilmente alla cura dei sentieri, alla salvaguardia antibracconaggio e alla creazione di progetti didattici pionieristici (come la fattoria e l’area del Bombo) per le scuole di tutta la provincia.

Nonostante alcune parentesi storiche segnate da incendi boschivi devastanti e difficili scadenze amministrative delle convenzioni, l’area ha vissuto negli ultimi anni una forte fase di riqualificazione strutturale e rinascita. Il nuovo e moderno Centro Visite e l’impegno per una nuova riperimetrazione testimoniano la volontà delle amministrazioni (come quella di Cava de’ Tirreni e dei Comuni confinanti) di fare del Parco Diecimare un fulcro moderno di turismo ecologico ed educazione ambientale sostenibile per tutto l’entroterra salernitano.

Come si arriva al Parco Regionale Diecimare

Viaggiando in auto:
Raggiungere i cancelli d’ingresso del Parco Diecimare è semplice sfruttando la fondamentale rete autostradale campana.

  • Per chi si dirige verso il versante di Cava de’ Tirreni, l’opzione migliore è percorrere l’Autostrada A3 (Napoli-Salerno) e uscire proprio al casello di “Cava de’ Tirreni”. Una volta usciti, basta seguire l’apposita e capillare segnaletica stradale turistica che, allontanandosi dal centro cittadino, guida direttamente ai piedi del parco.
  • Se si preferisce approcciare il parco dal versante del Centro Visite di Acquarola, è consigliabile percorrere il Raccordo Autostradale RA02 (raccordo Salerno-Avellino, che si collega alla A30 Caserta-Roma) e imboccare l’uscita “Mercato San Severino”. Da qui, seguendo la comoda cartellonistica locale per la piccola e suggestiva frazione di Acquarola, si raggiunge la piazza della chiesa di San Michele, a pochi passi dall’ingresso principale e dai sentieri dell’oasi.

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