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Parco Regionale di interesse locale Civiltà delle Rogge

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Piazza Manara 1 24047, Treviglio (BG)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale di interesse locale Civiltà delle Rogge

Situato nel cuore della pianura veneta, in provincia di Vicenza, il Parco rurale sovracomunale Civiltà delle Rogge è un’area naturale protetta che si estende per circa 250 ettari, distribuiti tra i comuni di Rosà (che ne ospita la maggior parte, circa 150 ettari), Bassano del Grappa (Quartiere Prè) e Cartigliano. Più che un parco naturalistico tradizionale, si tratta di un prezioso “parco agricolo e culturale”, nato per preservare un paesaggio agrario storico modellato nei secoli dall’uomo e dall’acqua.

L’elemento fondante e caratterizzante dell’intera area è la fitta e complessa rete di rogge, antichi canali artificiali di irrigazione scavati a partire dal 1300 per deviare le acque del fiume Brenta e rendere fertili le aride campagne circostanti. Ancora oggi, l’acqua scorre limpida in questi solchi, affiancata da vecchi mulini, lavatoi e una viabilità rurale intatta. Passeggiare in questo parco significa fare un salto indietro nel tempo: tra campi coltivati geometricamente, spicca il Cavinón, l’antico asse decumano della centuriazione romana, che rappresenta una delle ultimissime strade di epoca romana rimaste non asfaltate in tutto il Veneto.

L’atmosfera del Parco delle Rogge è intrisa di tranquillità bucolica e memoria contadina. L’area è perfetta per rilassanti gite familiari in bicicletta (es. lungo la via del Rosario o via San Giorgio), per il jogging o per la semplice osservazione di un paesaggio fondiario che, originariamente appartenuto alla nobile famiglia veneziana dei Morosin, è sopravvissuto miracolosamente all’urbanizzazione selvaggia.

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Parco Civiltà delle Rogge: la fauna e flora del parco

L’ecosistema del Parco Civiltà delle Rogge è strettamente legato all’agroecosistema, ovvero all’equilibrio tra le zone attivamente coltivate e le preziose “infrastrutture ecologiche” naturali che le circondano, come le siepi campestri, i fossati e i filari alberati lungo gli argini delle rogge. L’acqua corrente e non inquinata dei canali garantisce la vita in un ambiente altrimenti fortemente antropizzato.

La fauna del parco è quella tipica delle campagne irrigue della Pianura Padano-Veneta. L’abbondanza di acqua attira una ricchissima varietà di uccelli (in particolare aironi e rapaci diurni), mentre i campi coltivati a cereali e i prati stabili offrono nutrimento a piccoli mammiferi terricoli e a una nutrita popolazione di lepri, spesso visibili al crepuscolo. Non mancano piccoli rettili e rari anfibi che si nascondono nell’erba alta degli argini.

La flora non si presenta sotto forma di fitte e vaste foreste, ma si sviluppa prevalentemente a “nastro” lungo i corsi d’acqua. I margini delle rogge sono protetti da imponenti filari di alberi igrofili (amanti dell’acqua) e latifoglie tipiche del bosco planiziale padano, che le radici affondano direttamente nell’acqua. Il sottobosco che orla i canali è un intricato e profumato mix di cespugli da bacca, essenziali per il rifugio dei piccoli passeriformi.

Gli animali del parco

  • Lepre comune (Lepus europaeus): È forse il mammifero più rappresentativo e frequentemente avvistato del parco agricolo. Sfrutta l’erba medica e le colture per nutrirsi, confidando nella sua velocità e nel mimetismo del suo manto bruno per sfuggire ai predatori nei campi aperti.
  • Airone cenerino: Maestoso ed elegante trampoliere. Si apposta immobile per ore come una statua lungo i bordi delle rogge storiche, aspettando il momento propizio per arpionare con il becco pesci, rane o piccoli serpenti d’acqua.
  • Garzetta: Un piccolo airone dal piumaggio bianco candido e dal becco nero scuro. Frequenta le stesse zone dell’airone cenerino, ma caccia in modo molto più attivo, muovendosi freneticamente nelle acque basse dei canali di irrigazione.
  • Ramarro (Lacerta viridis): Un grosso e bellissimo sauro dal colore verde smeraldo brillante (nei maschi). Predilige i margini dei campi, i roveti e le rive assolate delle rogge, dove caccia insetti muovendosi a scatti fulminei.
  • Volpe: Il principale predatore del parco. Elusiva e prevalentemente notturna, perlustra i margini delle strade bianche romane e i boschetti per cacciare roditori, lepri e piccoli uccelli.
  • Gallinella d’acqua: Questo uccelletto nero con il caratteristico becco rosso e giallo è un residente fisso delle rogge. Nuota a scatti tra la vegetazione acquatica galleggiante ed emette richiami metallici e acuti.
  • Poiana: Rapace diurno di medie dimensioni. È facile osservarla mentre compie ampi voli circolari sfruttando le correnti termiche sopra i campi agricoli del parco, oppure mentre scruta il terreno appollaiata in cima a un alto albero.
  • Tritone punteggiato: Un piccolo e sensibile anfibio che necessita di acque pulitissime e a debole scorrimento per potersi riprodurre in primavera; trova rifugio perfetto nei piccoli fossati secondari non inquinati.

Le piante del Parco Regionale di Interesse Locale Civiltà delle Rogge

Il paesaggio botanico di questa vasta area rurale serve a proteggere il suolo dall’erosione idrica e a fornire confini naturali (le “piantate” venete) alle proprietà agricole, oltre a fornire legname da ardere.

  • Farnia (Quercia farnia): L’albero nobile della Pianura Padana. Cresce robusta e maestosa ai margini dei campi e vicino all’acqua; i suoi rami espansi creano le più belle e rinfrescanti zone d’ombra lungo la strada romana del Cavinón.
  • Pioppo (bianco e cipressino): Alberi a rapido accrescimento che segnano verticalmente il paesaggio orizzontale. Si innalzano fieri lungo i bordi dei canali, producendo in primavera la caratteristica “lanugine” bianca che trasporta i semi.
  • Sambuco (Sambucus nigra): Arbusto spontaneo e onnipresente vicino ai fossi irrigui. In tarda primavera regala vistose fioriture bianche a forma di ombrello (usate tradizionalmente per infusi e sciroppi), seguite da grappoli di piccole bacche nerastre autunnali.
  • Nocciolo: Cresce in forma cespugliosa e intricata all’interno delle siepi campestri, fungendo da barriera frangivento naturale e offrendo riparo sicuro a decine di specie di piccoli uccelli nidificanti.
  • Biancospino: Un arbusto estremamente rustico e spinoso. Assieme ai rovi, costituisce la struttura difensiva principale delle vecchie siepi di confine; la sua fioritura bianca è una fonte vitale di nettare per le api all’inizio della stagione calda.
  • Salice bianco: L’albero che per antonomasia si piega verso l’acqua. Le sue fronde argentee fluttuano al vento e le sue radici profonde aiutano l’uomo a mantenere intatti gli argini sterrati in terra delle rogge costruite nel XIV secolo.

Parco Regionale di Interesse Locale Civiltà delle Rogge: la storia sulle origini del parco

A differenza dei parchi naturali montani, il Parco della Civiltà delle Rogge non è nato per proteggere una natura selvaggia, ma per difendere strenuamente un “monumento agricolo” vivente. La genesi di questo ambiente risale al periodo tra il 1360 e il 1370, quando le comunità locali ingegnarono uno straordinario e capillare sistema di deviazione delle acque del fiume Brenta per bonificare e irrigare una campagna originariamente secca e sassosa.

Il territorio, passato sotto le antiche dominazioni e divenuto possedimento terriero di potenti famiglie veneziane (i Morosin), ha mantenuto nei secoli la sua identità fondiaria. Tuttavia, a partire dagli anni ’90 e nei primi anni 2000, l’area è stata pesantemente minacciata da progetti di lottizzazione industriale e dalla potenziale costruzione di tangenziali stradali (come la Bretella Ovest).

La mobilitazione dei cittadini, dei comitati ecologisti e degli agricoltori locali è stata fondamentale. Grazie al loro impegno, nei primi anni 2000 (tra il 2002 e il 2004), i tre comuni interessati e la Regione Veneto hanno vincolato l’area inserendola nei Piani Regolatori, riconoscendola ufficialmente come “Parco rurale e naturale di interesse locale” (Legge Regionale 40/1984). Oggi l’area è intoccabile, eretta a simbolo della civiltà contadina veneta e dell’indissolubile legame tra l’uomo, il lavoro della terra e l’acqua.

Come si arriva al Parco Regionale di Interesse Locale Civiltà delle Rogge

Viaggiando in auto:
Il Parco agricolo si trova in un’area densamente infrastrutturata e facilmente accessibile dell’Alto Vicentino. Chi percorre l’arteria della Pedemontana Veneta (SPV) o l’Autostrada A31, deve imboccare l’uscita “Bassano del Grappa Ovest”. Da qui ci si immette sulla viabilità veloce della Nuova Gasparona (Strada Provinciale 111), che lambisce direttamente il confine settentrionale del parco. Per chi proviene da sud (Padova) tramite la SS47 “Valsugana”, l’uscita di riferimento è quella per Rosà; una volta giunti nel centro del comune rosatese, è sufficiente seguire le indicazioni per la frazione di Travettore, imboccando Via Capitello o Via del Rosario (che si trasforma nel cuore sterrato del Cavinón).

Viaggiando in treno:
Se si preferisce viaggiare coi mezzi pubblici (un’opzione ideale se si viaggia con la propria bicicletta al seguito), la soluzione migliore è utilizzare la rete ferroviaria regionale. Le stazioni principali più vicine e logisticamente comode sono quelle di Bassano del Grappa (servita frequentemente dai treni da Venezia, Padova e Trento) o, in alternativa, la più piccola fermata di Rosà (sulla linea Bassano-Padova). Dalla stazione di Bassano del Grappa, l’area del Quartiere Prè (porta d’accesso nord al parco) dista appena un paio di chilometri, una distanza pianeggiante facilmente colmabile con una breve pedalata o servendosi degli autobus del trasporto urbano bassanese.

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