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Parco Regionale Delta del Po veneto

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a set
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da ott a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Piazza Matteotti 1 45014, Porto Viro (RO)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Delta del Po veneto

Proteso nel Mare Adriatico, nella parte più a sud della regione Veneto (all’interno della provincia di Rovigo), il Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po tutela un paesaggio di transizione magico e mutevole. In quest’area di oltre 12.000 ettari (riconosciuta nel 2015, assieme alla parte emiliano-romagnola, come Riserva della Biosfera MAB UNESCO), l’imponente fiume Po, dopo aver attraversato l’intera Pianura Padana, si ramifica a ventaglio (“Po di Maistra”, “Po di Venezia”, “Po di Tolle”, “Po di Goro”, ecc.) prima di abbracciare definitivamente il mare.

Questo parco è il regno indiscusso della bicicletta, del turismo lento e acquatico. Perdersi nel dedalo del Delta significa percorrere chilometri di placidi argini asfaltati che dominano dall’alto un universo di lagune, canneti, isolotti sabbiosi (i cosiddetti “scanni”) e immense valli da pesca dove, nel silenzio interrotto solo dal vento, emergono suggestivi i “casoni” in legno e canna, le antiche e primitive abitazioni stagionali dei pescatori e dei guardiani di valle. La particolarità visiva ed economica di quest’area è ad esempio ben rappresentata dalla spettacolare “Sacca degli Scardovari”, un’enorme laguna a cielo aperto dedicata alla coltivazione di ostriche rosa, cozze e vongole veraci.

L’atmosfera del Delta Veneto è sospesa, piatta e onirica, un luogo dove la terra ferma è in perenne e fragile contesa con le correnti marine. I tramonti infuocati che si specchiano nelle acque calme, accompagnati dal volo radente di migliaia di aironi e fenicotteri rosa, regalano emozioni visive uniche a livello continentale.

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Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po: la fauna e flora del parco

L’estrema ricchezza e l’unicità biologica del Delta del Po risiedono nella sua natura di zona “ecotonale” su grandissima scala, in cui le acque dolci fluviali si scontrano e si mescolano gradualmente con le acque salmastre e salate del Mare Adriatico.

La fauna del parco ha la sua massima, spettacolare e celebre espressione nell’avifauna, che lo rende uno dei santuari per l’osservazione dei volatili (birdwatching) più importanti a livello europeo. Oltre 300 specie di uccelli svernano, nidificano o utilizzano queste zone umide come scalo tecnico indispensabile durante i loro epici voli migratori tra l’Africa e il nord Europa. Anche la fauna ittica e quella anfibia sono straordinariamente ricche, sebbene spesso meno visibili, ed includono specie uniche.

La flora è l’elemento strutturale che consolida le terre mobili del delta. Allontanandosi dal mare verso l’entroterra, la vegetazione cambia con il mutare della salinità. Si passa dalle rarissime piante “pioniere” capaci di tollerare il sale marino sulle sabbie dunali, alle vaste praterie allagate dei canneti ripariali lungo gli argini interni, fino ad arrivare a residui di superbe pinete costiere e a relitti di antichissime foreste planiziali umide.

Gli animali del parco

  • Fenicottero rosa: L’uccello più emblematico ed elegante che frequenta stabilmente e in modo massiccio le valli da pesca e le lagune basse, dove si nutre filtrando l’acqua salmastra per catturare i piccoli crostacei che conferiscono la caratteristica colorazione rosa brillante al piumaggio.
  • Airone rosso (e Airone cenerino): Gli aironi sono i “guardiani” dei canneti del Delta. L’airone rosso, molto diffuso nei mesi estivi, si nasconde fiduciosamente nell’intrico delle canne palustri, catturando pesci, rane e crostacei con colpi di becco fulminei.
  • Falco di palude: Spettacolare rapace diurno. Sfruttando le termiche pomeridiane o volando radente a fil d’acqua, perlustra incessantemente le estensioni dei canneti in cerca di micromammiferi, anfibi e pulcini di uccelli acquatici.
  • Cavaliere d’Italia: Uno dei limicoli (uccelli che camminano nel fango) più eleganti e facilmente riconoscibili d’Europa. Caratterizzato da un piumaggio bianco e nero netto e da lunghissime e sottilissime zampe rosse, frequenta le acque molto basse in cerca di insetti e minuscoli crostacei.
  • Avocetta: Inconfondibile uccello acquatico dotato di un singolare e delicato becco sottile ricurvo verso l’alto. Utilizza il becco “spazzando” lateralmente la superficie dell’acqua fangosa per filtrare il proprio nutrimento.
  • Pernice di mare (Glareola pratincola): Un particolarissimo uccello migratore dalle sembianze di una grande rondine e dai vivaci colori ocra e rosso. Questo uccello sverna in Africa ma sceglie gli aridi e piatti terreni argillosi e salmastri del Delta per nidificare a terra tra maggio e l’estate, cacciando grossi insetti in volo acrobatico.
  • Pelobate fosco italiano (Pelobates fuscus): Un anfibio estremamente raro e mimetico (simile a un rospo). Frequenta le dune sabbiose fossili più antiche e stabili (spesso in corrispondenza delle pinete), nascondendosi abilmente sotto la sabbia umida per sfuggire alla disidratazione e ai predatori.

Le piante del Parco Regionale Delta del Po veneto

Il dinamismo geologico del parco impone alle specie vegetali un forte adattamento per sopravvivere alla costante e potente azione erosiva del mare, alla salsedine trasportata dai forti venti sciroccali o alla continua immersione nelle acque fluviali stagnanti.

  • Cannuccia di palude (Phragmites australis): Le sterminate estensioni di canneto rappresentano l’habitat palustre per eccellenza del delta. Formano barriere flessibili ma compatte lungo tutti gli argini e le golene di acqua dolce e moderatamente salmastra, stabilizzando gli argini di terra con il loro vigoroso apparato radicale.
  • Salicornia veneta: Un raro endemismo botanico del litorale alto adriatico. Si tratta di una pianta “alofita” (amante del sale) che colonizza i bordi dei dossi fangosi nelle lagune; in autunno, accumulando pigmenti per proteggersi, cambia il suo colore da verde a un acceso e suggestivo color cremisi.
  • Pino marittimo e Pino domestico: Le maestose conifere protagoniste del paesaggio costiero dunale. Furono estensivamente introdotte o incentivate dall’uomo nel Novecento per la stabilizzazione idrogeologica delle dune sabbiose; oggi formano pinete intricate (come la pineta di Rosolina o di Porto Viro) in cui domina l’odore della resina.
  • Leccio (Quercus ilex): La quercia sempreverde mediterranea. Trova uno straordinario e perfetto habitat sulle dune fossili più vecchie, asciutte e consolidate (ormai ben lontane dall’attuale linea di costa a causa dell’avanzamento dei detriti fluviali), dominando in contrasto con la vegetazione ripariale d’acqua dolce.
  • Ninfea bianca: Prospera regalando eleganti fioriture primaverili all’interno delle anse abbandonate dal Po o nelle valli d’acqua dolce, dove il debole deflusso della corrente e le acque basse creano l’ambiente perfetto.
  • Salice bianco e Pioppo bianco: I robusti alberi colonizzatori dei greti fluviali e delle zone umide di origine dolce o a bassissima salinità. Si sviluppano sulle creste dunali o “staggi”, regalando ombra alle radure ripariali e fungendo da importantissimi posatoi per le colonie di aironi e cormorani (le garzaie).

Parco Regionale Delta del Po veneto: la storia sulle origini del parco

L’aspetto del Delta del Po Veneto attuale non è il risultato primordiale della natura, ma deriva dal mastodontico e disperato intervento antropico noto come “Taglio di Porto Viro”, un’incredibile opera ingegneristica realizzata all’inizio del 1600 dalla Serenissima Repubblica di Venezia. Temendo che i detriti fluviali colmassero le lagune a nord ostruendo i porti della città, i Veneziani deviarono artificialmente l’intero corso del fiume Po più a sud (attraverso scavi titanici), imponendo l’attuale fisionomia “a lobo” al paesaggio rodigino.

Nel Novecento, le immense bonifiche agrarie, l’estrazione selvaggia di metano sotterraneo (che causò gravissimi problemi di “subsidenza”, ovvero il fatale sprofondamento artificiale dei territori sotto il livello del mare) e il crescente inquinamento, misero in pericolo l’intero ecosistema. A differenza del limitrofo versante dell’Emilia-Romagna, il percorso istituzionale sul lato Veneto fu più tribolato, iniziando con le prime dichiarazioni statali di vincoli paesaggistici.

Finalmente, a garanzia della sopravvivenza di questo equilibrio idrico vitale, la Regione Veneto ha promulgato l’8 settembre 1997 la Legge n. 36 che ha ufficialmente istituito l’Ente Parco Regionale del Delta del Po (sostituendo le precedenti tutele del Piano d’Area). Da allora il Parco protegge l’ecosistema da sfruttamenti aggressivi, valorizza l’educazione ambientale, la mitilicoltura sostenibile e il cicloturismo, culminando nel prestigioso riconoscimento MAB UNESCO del 2015 che certifica il perfetto legame uomo-biosfera in questo estremo lembo d’Italia.

Come si arriva al Parco Regionale Delta del Po veneto

Viaggiando in auto:
Porto Viro, la vera e propria porta d’ingresso per eccellenza e sede dell’Ente Parco, vanta una grandissima facilità d’accesso grazie al passaggio dell’arteria litoranea principale. Provenendo in auto o in camper dal nord-est (es. da Venezia o da Padova via tangenziale di Mestre), o dal sud adriatico (Ravenna, Rimini), è sufficiente percorrere la trafficata e fondamentale Strada Statale 309 “Romea” (E55). Uscendo dalle indicazioni stradali in corrispondenza del ponte sul Po di Venezia a Porto Viro, ci si immette subito sulle strade secondarie regionali (come la suggestiva SP 38 o la SP 83) che consentono di spingersi con il veicolo nei punti più profondi del parco (ad esempio verso Porto Tolle, Barricata o la Sacca di Scardovari).

Viaggiando in treno:
Il viaggio intermodale con il trasporto pubblico (treno o treno+bici) è vivamente incoraggiato dall’Ente Parco, anche se richiede un pizzico di organizzazione in più. Lo snodo ferroviario principale ad alta percorrenza da utilizzare (sulla direttrice Padova-Bologna) è la Stazione FS di Rovigo. Dal piazzale adiacente alla stazione ferroviaria di Rovigo partono gli autobus regionali delle autolinee Busitalia Veneto che permettono di raggiungere i borghi di Porto Viro e Adria in meno di un’ora. In alternativa, una volta raggiunta Rovigo, è possibile utilizzare la linea ferroviaria lenta e locale Rovigo-Chioggia, scendendo con la propria bicicletta nelle utilissime “stazioni minori” di Adria, Loreo o Rosolina, posizionate proprio ai confini superiori del territorio del Parco, ideali punti di partenza per chiunque voglia esplorare subito e in totale autonomia le piste ciclabili lagunari.

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