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Parco Regionale del Bernina

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a ott
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da nov a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via Vanoni 23023, Chiesa in Valmalenco (SO)
Sitoweb -

Descrizione Parco Regionale del Bernina

Situato nel cuore delle Alpi Retiche, in provincia di Sondrio, il territorio del Parco Regionale del Bernina comprende alcune delle montagne più spettacolari, aspre e maestose dell’intero arco alpino centrale. Confinante direttamente con la Svizzera, l’area ruota attorno a cime colossali come il Pizzo Bernina, che con i suoi 4.050 metri di altitudine è l’unico “Quattromila” delle Alpi Centrali, e il severo Monte Disgrazia (3.678 m). Chiesa in Valmalenco, il centro principale della valle, rappresenta la porta d’accesso storica e privilegiata per esplorare questa natura sconfinata.

Questa destinazione è un vero e proprio paradiso per alpinisti esperti, escursionisti e amanti degli sport invernali. Il paesaggio è dominato da impressionanti vedute glaciali (come il ghiacciaio del Ventina), laghi alpini di origine morenica dalle acque color cobalto (primo fra tutti lo splendido Lago Palù) e praterie d’alta quota incontaminate. Oltre allo sci alpino e allo sci alpinismo, d’estate il parco offre innumerevoli percorsi di trekking, tra cui l’Alta Via della Valmalenco, un tracciato a tappe mozzafiato che sfiora i giganti di pietra e ghiaccio.

L’atmosfera che si respira tra queste valli è quella della montagna più autentica e severa. I piccoli nuclei rurali e gli alpeggi in pietra (i “müf”), un tempo unici centri di vita per pastori e contrabbandieri, punteggiano ancora oggi il paesaggio, conservando intatte le tradizioni locali e un legame indissolubile con la coltivazione della celebre pietra ollare e dell’ardesia.

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Parco Regionale del Bernina: la fauna e flora del parco

Grazie a dislivelli ripidissimi che portano dai 1.000 metri del fondovalle fino agli oltre 4.000 metri delle vette glaciali, il parco racchiude in sé una varietà formidabile di ecosistemi. L’estrema frammentazione del paesaggio e la bassissima densità abitativa umana nelle quote più elevate garantiscono rifugi inviolati per una straordinaria comunità biologica.

La fauna locale costituisce il fiore all’occhiello del massiccio. Oltre alla fitta presenza di ungulati che si muovono elegantemente sui ripidi fianchi rocciosi, l’area è vitale per superpredatori alati e per mammiferi perfettamente adattati ai rigori dell’inverno alpino. Negli anni passati sono state condotte con successo operazioni di tutela che hanno riportato specie un tempo scomparse a ricolonizzare la valle in branchi numerosi.

La flora segue una netta e affascinante stratificazione altimetrica. La parte inferiore della valle è caratterizzata da filari umidi e pascoli verdi, che lasciano rapidamente il posto a lussureggianti ed estese foreste di conifere resistenti al freddo. Superato il limite degli alberi, dominano le severe e tenaci piante pioniere e le brughiere alpine, che si aggrappano alle rocce fino ad arrestarsi ai margini inospitali delle morene e delle lingue dei ghiacciai.

Gli animali del parco

  • Stambecco (Capra ibex): Il sovrano assoluto delle pareti verticali. Reintrodotto artificialmente ed eccezionalmente con successo a partire dagli anni ’80, oggi forma folte colonie; in inverno è possibile osservarlo mentre compie salti acrobatici ai margini della valle e sulle placche rocciose.
  • Camoscio alpino: L’ungulato più diffuso ed elegante del territorio. Estremamente agile, si sposta in branchi tra il limite superiore del bosco e le praterie d’alta quota, brucando in equilibrio sui crinali più esposti.
  • Aquila reale: L’incontrastata padrona dei cieli del Bernina e del Disgrazia. Sfrutta le forti correnti termiche ascensionali per sorvolare silenziosamente le vallate fino a basse quote, alla costante e attenta ricerca di grosse prede come le marmotte.
  • Marmotta: Simpatico roditore montano diffuso ovunque tra le pietre dei pascoli. Vive in grandi gruppi e trascorre l’estate a nutrirsi incessantemente per accumulare grasso; al minimo pericolo emette un acutissimo e inconfondibile fischio per avvertire la colonia.
  • Lepre bianca (Lepre variabile): Un capolavoro di mimetismo biologico. In estate il suo manto è grigio-bruno per fondersi con le rocce, ma durante i lunghi inverni valtellinesi diventa di un candore accecante per risultare invisibile sulla neve ai rapaci e alle volpi.
  • Pernice bianca: Presente alle quote più alte e impervie del parco. Come la lepre, questo tenace uccello tetraonide cambia il piumaggio stagionalmente, resistendo al gelo grazie alle piume che ricoprono persino le zampe, agendo come vere e proprie “ciaspole”.
  • Cervo e Capriolo: I grandi erbivori dei boschi. Frequenti nelle zone di ecotono inferiori; in autunno, il potente e roco bramito dei cervi maschi in amore risuona in maniera suggestiva attraverso i boschi di conifere.
  • Tritone alpino (Ichthyosaura alpestris): Un piccolo e preziosissimo anfibio che sopravvive coraggiosamente nelle gelide pozze d’acqua limpida e nei minuscoli e freddi laghetti di quota sparsi lungo il massiccio.

Le piante del Parco Regionale del Bernina

L’adattamento ai climi rigidi è la chiave di lettura della superba flora che ricopre la Valmalenco e i massicci del parco. I colori della vegetazione scandiscono l’avanzare delle stagioni.

  • Larice (Larix decidua): L’albero monumentale e simbolo indiscusso dell’alta valle. Questa magnifica conifera è l’unica a perdere gli aghi durante la stagione invernale; prima di cadere, in autunno, le chiome assumono un colore giallo-dorato fiammante che incendia visivamente i versanti.
  • Ontano verde e bianco: Costituiscono fitte formazioni arbustive (ontaneti) in prossimità dei torrenti e lungo i freschi fondovalle. Le loro radici giocano un ruolo strutturale ed ecologico fondamentale, contrastando le erosioni fluviali e fissando l’azoto nel terreno.
  • Abete rosso (Peccio): Crea immense foreste scure e solenni nella fascia montana intermedia. I suoi rami spioventi sono perfettamente disegnati dalla natura per far scivolare a terra il peso soffocante delle pesanti nevicate invernali senza spezzarsi.
  • Pino mugo: Oltrepassato il bosco alto, questo tenace e contorto arbusto sempreverde crea macchie striscianti e impenetrabili che proteggono il suolo dall’azione devastante delle valanghe.
  • Betulla: Con i suoi inconfondibili tronchi dalla corteccia bianca e le fronde leggere, colonizza i pascoli. È una specie pioniera elegante che prospera in associazione con le conifere nei terreni rocciosi più soleggiati.
  • Flora d’alta quota (Festuca, Genziana, Stella alpina): Le aspre praterie alpine che dominano l’orizzonte verso la Svizzera si ricoprono di erbe basse e robuste (come la Festuca halleri) e si impreziosiscono, in estate, delle spettacolari fioriture blu della genziana e delle lanuginose stelle alpine, icone botaniche del parco.

Parco Regionale del Bernina: la storia sulle origini del parco

L’istituzione di una grande area naturale in questo territorio vanta un iter storico complesso, ambizioso e lungamente dibattuto. Fin dagli anni ’90, geologi, naturalisti e la Regione Lombardia hanno proposto l’istituzione del grande “Parco Regionale del Bernina, del Disgrazia, della Val Masino e della Val Codera”, immaginando una tutela unificata per un’area immensa (oltre 100.000 ettari) che costituisce l’apice naturale delle Alpi Centrali italiane.

Nonostante il formidabile valore ecologico (certificato anche dall’istituzione di zone a Rete Natura 2000), il parco istituzionale unificato ha spesso faticato a superare gli ostacoli burocratici e urbanistici a livello provinciale. Tuttavia, questo iter ha innescato un profondo processo di coscienza ambientale: per tutelare i ghiacciai dall’eccessivo sfruttamento industriale e proteggere il patrimonio paesaggistico rurale, oggi il massiccio viene protetto attraverso frammenti mirati, come le Riserve Naturali limitrofe (es. Val di Mello) e le rigide direttive di conservazione del paesaggio applicate capillarmente dalle singole comunità della Valmalenco.

Oggi, avventurarsi nel “Parco del Bernina” significa immergersi in uno dei territori alpini meglio preservati in assoluto, capace di bilanciare la forte vocazione turistica legata all’alpinismo puro (nato proprio su queste vette a fine Ottocento) con la rigorosa intoccabilità dei suoi delicati giganti di ghiaccio.

Come si arriva al Parco Regionale del Bernina

Viaggiando in auto:
L’accesso motorizzato principale al versante sud del massiccio e alla Valmalenco è estremamente lineare. Per chi proviene da Milano o dal sud della Lombardia, occorre percorrere la Strada Statale 36 (SS36) del Lago di Como in direzione nord fino a Colico. Da qui ci si immette sulla Strada Statale 38 (SS38) dello Stelvio, che percorre l’intera Valtellina fino a raggiungere la città capoluogo di Sondrio. Arrivati a Sondrio, è sufficiente seguire le chiare indicazioni stradali turistiche e imboccare la comoda e scenografica Strada Provinciale 15 (SP15) della Valmalenco. Dopo circa 15 km di salita, si raggiunge Chiesa in Valmalenco, cuore operativo del comprensorio e punto di partenza (anche tramite gli impianti) verso i rifugi in quota e i ghiacciai del Bernina.

Viaggiando in treno o autobus:
Esplorare la Valmalenco senza la propria vettura privata è agevole grazie alla rete dei trasporti lombarda. La direttrice ferroviaria Milano Centrale – Tirano offre treni regionali rapidi e frequenti. Per raggiungere l’area del Bernina italiano, si deve scendere alla stazione ferroviaria di Sondrio. Appena fuori dalla stazione, nel piazzale adiacente (Autostazione), sono a disposizione i frequenti pullman di linea del servizio di trasporto pubblico locale extraurbano (STPS) che, con percorsi giornalieri ben cadenzati, collegano il capoluogo valtellinese a Chiesa in Valmalenco e, durante la stagione estiva o turistica, si spingono fino ai borghi di alta quota di San Giuseppe, Campo Franscia e Chiareggio.

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