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Parco Regionale Capanne di Marcarolo

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a ott
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da nov a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via Umberto I 32/A 15060, Bosio (AL)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Capanne di Marcarolo

Situato nell’Appennino Ligure-Piemontese, nella provincia di Alessandria ma a pochi passi dal confine ligure, il Parco Regionale Capanne di Marcarolo è una vasta e incontaminata distesa verde di oltre 9.500 ettari che si estende dai 335 metri dei Laghi di Lavagnina fino ai 1.172 metri del Monte delle Figne. La sua posizione geografica lo rende una vera e propria “cerniera” tra la Pianura Padana e il Mar Ligure, determinando un clima particolarissimo e un paesaggio unico, in cui le nebbie umide e fresche dell’entroterra si mescolano improvvisamente all’aria tiepida mediterranea.

Esplorare questo parco significa intraprendere un viaggio solitario e rilassante tra ampie praterie d’alta quota, aspre formazioni rocciose e limpidi torrenti montani, come il Gorzente e il Lemme, le cui acque purissime riforniscono addirittura la città di Genova. Le passeggiate (tra cui la celebre salita al Monte Tobbio) sono adatte a tutti gli escursionisti, offrendo nelle giornate più limpide panorami vertiginosi che spaziano dalla distesa azzurra del Golfo Ligure fino alle lontane e candide vette innevate delle Alpi.

Ma le Capanne di Marcarolo sono anche un luogo di profonda memoria storica. Il nome “Capanne” deriva dai vecchi e spartani ripari dei pastori, o “Cabanè”. L’area è costellata da antiche cascine storiche, come la Cascina Moglioni (oggi Ecomuseo), che testimoniano la dura e povera vita rurale e silvo-pastorale di queste montagne isolate. Il parco è purtroppo anche celebre per le tragiche vicende della Seconda Guerra Mondiale; il sito della Benedicta, antica abbazia ridotta a rudere, è oggi un Sacrario Nazionale dedicato alla memoria dei partigiani che qui combatterono e caddero.

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Parco Regionale Capanne di Marcarolo: la fauna e flora del parco

L’estrema varietà morfologica, geologica (con le tipiche e aspre rocce “ofioliti” o pietre verdi) e il particolarissimo e umido microclima appenninico-mediterraneo, rendono il parco un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) caratterizzato da habitat delicati e da un’elevatissima e specializzata biodiversità.

La fauna del parco gode dell’assenza di grandi centri abitati e del vasto territorio boschivo continuo. Grandi ungulati e superpredatori appenninici abitano le fitte coperture forestali. Le pareti di roccia e gli ambienti aperti e soleggiati di prateria, un tempo pascoli bradi, ospitano oggi eccezionali nidificazioni di rarissimi rapaci diurni ed elusivi rapaci notturni, mentre le valli umide e ombrose dei torrenti sono un rifugio vitale e monitorato per preziose specie di anfibi europei.

La flora è l’elemento che testimonia la duplice anima del territorio. Sulle brulle e assolate formazioni ofiolitiche (terreni ricchi di metalli pesanti e poveri di nutrienti) si è sviluppata nei millenni una particolarissima vegetazione di arbusti e fiorellini endemici unici al mondo, in grado di sopravvivere in condizioni estreme. Allontanandosi dalle rocce e dai prati, i fianchi più morbidi e freschi dei rilievi sono ricoperti da estesi boschi cedui, storicamente fondamentali per l’economia locale del legname e delle castagne.

Gli animali del parco

  • Biancone (Circaetus gallicus): L’autentico simbolo volante del parco. Conosciuto anche come l'”aquila dei serpenti”, questo magnifico rapace migratore estivo giunge dall’Africa per nidificare sui grandi alberi delle Capanne di Marcarolo, sfruttando le assolate praterie per cacciare i rettili di cui si nutre quasi in via esclusiva.
  • Lupo appenninico: Il superpredatore fiero e schivo delle montagne italiane. È tornato a colonizzare stabilmente questi boschi in modo del tutto naturale, aiutando a contenere e regolare l’abbondante popolazione locale di cinghiali e caprioli.
  • Cinghiale: Molto numeroso, trova perfetto rifugio tra la fitta macchia e i querceti dell’area protetta, grufolando costantemente il suolo e le radure alla ricerca di ghiande e bulbi.
  • Capriolo: L’ungulato più elegante ed aggraziato del territorio. Vive nelle zone boschive meno fitte (ecotoni) e si espone nelle praterie del parco principalmente all’alba e al tramonto per brucare l’erba fresca e i teneri germogli.
  • Tritone crestato (Triturus carnifex): Un importante e raro anfibio bioindicatore. L’Ente Parco monitora rigorosamente la sua presenza nelle pozze e nei piccoli rii limpidi e non inquinati del comprensorio; durante i mesi primaverili, i maschi sviluppano la tipica cresta dentellata preistorica.
  • Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus): Piccolo e affascinante uccello che dimora esclusivamente lungo le sponde dei torrenti montani ben ossigenati e puliti, come il Gorzente. La sua specialità è immergersi e camminare letteralmente sul fondo del fiume a caccia di larve e insetti.
  • Gufo reale: Il più grande e imponente rapace notturno europeo. Solitario e molto difficile da scorgere, nidifica nei silenziosi anfratti rocciosi e caccia micromammiferi, guidato da una vista e un udito infallibili.
  • Picchio nero (Dryocopus martius): Volatile massiccio dal piumaggio interamente corvino e cresta rossa. I suoi colpi di becco echeggiano secchi tra i boschi più vetusti mentre scava i vecchi tronchi marcescenti per cibarsi degli insetti xilofagi.

Le piante del Parco Regionale Capanne di Marcarolo

L’itinerario botanico sulle montagne delle Capanne di Marcarolo è un susseguirsi inaspettato di contrasti tra lussureggianti latifoglie, aspre distese sempreverdi e rarità rocciose.

  • Rovere e Roverella: Sono le querce principali che, assieme al cerro, costituiscono la vasta ossatura boschiva del parco. Le loro fronde creano ampie zone d’ombra che proteggono il suolo durante le caldi estati, mentre le loro ghiande sono una fonte di sostentamento primario per i mammiferi della zona.
  • Castagno: Un vero e proprio pilastro storico dell’ambiente silvo-pastorale locale. Coltivato da secoli per la farina dolce, la legna e persino per i tetti a “scandole” delle abitazioni, oggi forma selve secolari di cui restano maestosi esemplari vicino alle antiche cascine.
  • Pino silvestre: Il re delle aspre conformazioni di pietre ofiolitiche. Questa conifera rustica resiste dove gli altri alberi falliscono, colonizzando i crinali più rocciosi e poveri di acqua, contribuendo a fissare il terreno e donando al paesaggio del parco sfumature montane tipiche dell’arco alpino.
  • Viola di Bertoloni (Viola bertolonii): Uno dei più preziosi e affascinanti endemismi assoluti dei suoli “ofiolitici” liguri-piemontesi. Sviluppa le sue foglie resistenti e un fiore violaceo su suoli serpentinosi che sarebbero tossici per la maggior parte delle altre piante.
  • Cerastio utriense (Cerastium utriense): Altra delicata pianta esclusiva dei massicci vulcanici della zona. Sboccia in primavera offrendo una moltitudine di fragili fiorellini a stella bianchi, punteggiando romanticamente i pascoli e le praterie aride battute dal vento.
  • Faggio: Guadagnando altitudine e penetrando nei versanti più freschi esposti a nord e ovest (come vicino alle cime del Tobbio o del Figne), i querceti lasciano rapidamente spazio alle ombrose e fitte faggete pure, il cui fitto tappeto di foglie morte dorate inibisce la crescita del sottobosco.

Parco Regionale Capanne di Marcarolo: la storia sulle origini del parco

L’istituzione di quest’area protetta nasce dal duplice desiderio di proteggere il vitale bacino idrico della città di Genova e di riqualificare una porzione di Appennino profondamente segnata dallo spopolamento montano. Le “capanne” (i vecchi fienili) e le decine di cascine di sassi sparse per il territorio sono oggi la silenziosa testimonianza di una montagna un tempo intensamente vissuta, abitata da boscaioli, carbonai e pastori che tagliavano le foreste e governavano immense mandrie sulle praterie fino alla metà del Novecento.

Il Parco Regionale (o Naturale) delle Capanne di Marcarolo venne istituito formalmente dalla Regione Piemonte nel 1979 (la cui gestione è oggi inglobata nel più vasto Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese). L’idea fondante fu quella di salvaguardare la biodiversità legata ai suoli serpentinosi ofiolitici e, contemporaneamente, di preservare intatta la drammatica memoria storica della cascina Benedicta.

Oggi, l’ente lavora costantemente non solo per la salvaguardia floro-faunistica, ma ha investito con successo sul recupero culturale. Progetti come l’Ecomuseo di Cascina Moglioni permettono ai visitatori di comprendere come l’uomo viveva in perfetto equilibrio con questa natura difficile, rude e spettacolare.

Come si arriva al Parco Regionale Capanne di Marcarolo

Viaggiando in auto:
La soluzione più rapida per esplorare la libertà delle strade collinari del Parco è l’automobile. La principale via d’accesso viaria per chi proviene sia da nord (Milano) che da sud (Genova) è l’Autostrada A7 (Milano-Genova). Il casello di uscita raccomandato e più prossimo al parco è quello di “Serravalle Scrivia”. Usciti dall’autostrada, è sufficiente seguire prima la Strada Provinciale 161 in direzione di Gavi e poi immettersi lungo la Strada Provinciale 160 per Voltaggio e Bosio (paesi che costituiscono le porte orientali del parco) da cui la strada si inerpica salendo direttamente fino al celebre crinale del Passo della Bocchetta e ai vari ingressi dei sentieri naturalistici.

Viaggiando in treno:
Raggiungere i sentieri di media-alta quota del Parco servendosi dei trasporti pubblici richiede una maggiore attenzione organizzativa. Sfruttando la veloce e frequentissima linea ferroviaria Torino-Genova o Milano-Genova, occorre scendere obbligatoriamente presso i grandi nodi ferroviari di valle come le stazioni di Novi Ligure, di Arquata Scrivia o di Busalla (dal lato ligure). Da questi piazzali ferroviari operano i pullman dei trasporti locali provinciali extraurbani (come il Consorzio Intercomunale Trasporti “CIT”) che, con varie corse giornaliere, garantiscono il collegamento diretto con i centri abitati ai margini dell’area protetta, tra cui Bosio, Mornese e Voltaggio, dove iniziano gli itinerari pedonali o è possibile muoversi in mountain bike e taxi locali.

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