Svg Vector Icons : http://www.onlinewebfonts.com/icon

Parco Regionale Boschi di Carrega

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a ott
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da nov a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Strada Olma 2 43038, Sala Baganza (PR)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Boschi di Carrega

Incastonato tra i torrenti Taro e Baganza, a poco più di dieci chilometri dalla città di Parma, il Parco Regionale Boschi di Carrega è una gemma paesaggistica che si estende sulle prime dolci colline dell’Appennino emiliano. Primo parco regionale istituito in Emilia-Romagna, copre un’area di dolce transizione tra la pianura e la montagna, caratterizzandosi per un’eleganza che fonde armoniosamente la natura selvaggia con le architetture monumentali di un passato aristocratico.

Il parco è una meta amatissima dalle famiglie, dai ciclisti e dai parmigiani in cerca di un rifugio fresco durante le calde giornate estive. Le passeggiate sono rese magiche dalla presenza di incantevoli laghetti artificiali (come il Lago della Svizzera), prati curati e una fittissima e sicura rete di sentieri ben tracciati e tabellati, perfetti per escursioni a piedi o in mountain bike. L’atmosfera è quella di una raffinata tenuta d’altri tempi, in cui lunghi e ombrosi viali alberati si alternano a improvvise e pittoresche radure erbose.

A rendere i Boschi di Carrega unici nel loro genere è proprio il loro nobile passato. Questa sterminata foresta non è altro che l’ultimo, vasto residuo di quella che per secoli è stata la riserva di caccia privata ed esclusiva dei duchi di Parma. Passeggiando tra gli alberi monumentali ci si imbatte improvvisamente nelle linee neoclassiche del celebre “Casino dei Boschi” e nel lunghissimo colonnato fatto erigere da Maria Luigia d’Austria, testimonianze silenziose di un’epoca in cui questi sentieri erano percorsi dalle sfarzose carrozze della nobiltà europea.

Parco Regionale Boschi di Carrega: la fauna e flora del parco

L’ecosistema dei Boschi di Carrega è un esempio superbo di conservazione in ambito collinare. Riconosciuto dall’Unione Europea come Sito di Importanza Comunitaria (SIC), il parco deve la sua eccezionale biodiversità all’abbondanza di acque superficiali, ai numerosi rii incisi nel terreno e alla maturità e complessità del suo ambiente forestale.

La fauna è la vera attrazione del parco, resa particolarmente confidente e visibile grazie a decenni di rigorosa tutela. La grande fustaia è popolata da una ricca comunità di ungulati e di affascinanti micromammiferi, mentre i vecchi tronchi scavati offrono l’habitat perfetto per innumerevoli specie di picchi e uccelli insettivori. I numerosi laghetti artificiali e le zone umide garantiscono inoltre la riproduzione di anfibi e il ristoro per l’avifauna acquatica di passaggio.

La flora si caratterizza per una straordinaria anomalia climatica. Sebbene il parco si trovi a un’altitudine molto modesta (tra i 120 e i 320 metri s.l.m.), le profonde vallecole umide attraversate dai ruscelli hanno permesso l’instaurarsi di microclimi freschi, permettendo la sopravvivenza di grandi alberi montani (come il faggio) proprio accanto ad arbusti termofili e querce tipicamente collinari o mediterranei.

Gli animali del parco

  • Capriolo: È senza dubbio l’animale simbolo del Parco Boschi di Carrega. Snello ed elegantissimo, vive stabilmente all’interno della riserva; passeggiando silenziosamente all’alba o al tramonto è facilissimo scorgere questi piccoli cervidi brucare l’erba ai margini delle radure.
  • Picchio rosso maggiore e Picchio verde: I veri “ingegneri” della foresta. I loro squillanti rullii sui vecchi tronchi risuonano frequentemente nel parco; le cavità che scavano per nidificare vengono poi riutilizzate da molti altri uccelli e piccoli mammiferi.
  • Scoiattolo: Un agile acrobata molto diffuso nella riserva. Con la sua folta coda e il mantello rossiccio (o scuro), si arrampica a grandissima velocità sulle cortecce dei grandi alberi per raccogliere e seppellire noci e ghiande in vista dell’inverno.
  • Testuggine palustre (Emys orbicularis): Un preziosissimo rettile acquatico autoctono, la cui presenza testimonia l’ottima salute biologica del parco. Nuota nei laghetti ombreggiati e ama riscaldarsi al sole emergendo su tronchi semisommersi o sassi affioranti.
  • Cinghiale: Presente in forze nel parco da una decina d’anni. Questo forte e adattabile mammifero grufolatore setaccia costantemente il terreno dei boschi in cerca di tuberi e ghiande, sebbene le sue abitudini notturne lo rendano meno facile da avvistare rispetto ai caprioli.
  • Moscardino: Un piccolissimo e simpatico roditore, molto simile a un topo ma con la coda pelosa. È un arboricolo perfetto che costruisce nidi sferici tra i rovi e i rami dei noccioli, nutrendosi principalmente di frutti e bacche del sottobosco.
  • Rana dalmatina (Rana agile): Anfibio dal caratteristico colore brunastro, abilissimo nel compiere lunghissimi salti per fuggire ai predatori. Frequenta il morbido letto di foglie umide (la lettiera) tipico del pavimento forestale di latifoglie.
  • Tasso: Animale massiccio, pacifico e prevalentemente notturno, facilmente riconoscibile per la simpatica ed evidente mascherina bianca e nera sul muso. Le sue impronte o le profonde tane (tassonaie) sono spesso visibili sui pendii argillosi più dolci del bosco.

Le piante del Parco Regionale Boschi di Carrega

L’estesa e monumentale copertura vegetale del parco è un magnifico palcoscenico che cambia d’abito a ogni stagione. È un bosco antico, modellato non solo dalla natura ma anche dal volere estetico dei regnanti, che nel corso dell’Ottocento vi affiancarono l’impianto di esotiche conifere ornamentali.

  • Faggio: La grande anomalia botanica del parco. Sebbene sia una specie tipica delle altitudini appenniniche maggiori, nei freddi e bui fondovalle scavati dai rii dei Boschi di Carrega trova le condizioni di estrema umidità necessarie per formare imponenti boschi puri.
  • Quercia Cerro e Rovere: Costituiscono la base strutturale e predominante delle foreste del parco. Queste possenti latifoglie formano coperture fitte e maestose, producendo abbondanti ghiande che sostentano buona parte della fauna selvatica.
  • Castagno: Fino agli inizi del Novecento questa specie dominava il territorio. Purtroppo ampiamente decimato da malattie storiche del legno (come il “mal dell’inchiostro”), restano a testimonianza del passato agricolo grandi esemplari isolati trasformati spesso in boschi cedui o vecchie ceppaie.
  • Carpino bianco: Nelle zone più umide e ombrose si affianca alle querce. Albero dal tronco scanalato e dalle foglie che spesso rimangono secche sui rami in inverno, contribuisce a creare preziose associazioni forestali meso-igrofile molto rare in pianura.
  • Bucaneve e Dente di cane: Vere e proprie fioriture miracolose. Sono geofite primaticce: non appena le nevi si sciolgono e prima che gli alberi mettano le foglie bloccando la luce del sole, ricoprono letteralmente e spettacolarmente il pavimento del bosco di fiori candidi o rosati.
  • Abete rosso e Pino nero: Specie di conifere estranee alla naturale vegetazione collinare emiliana. Furono introdotte artificialmente oltre un secolo fa per abbellire e “alpinizzare” le riserve di caccia dei nobili e oggi, diventate giganti, si fondono curiosamente nel paesaggio latifoglie.

Parco Regionale Boschi di Carrega: la storia sulle origini del parco

I Boschi di Carrega conservano una nobiltà che pochi altri boschi italiani possono vantare. Sin dal periodo medievale, queste fitte foreste furono appannaggio esclusivo della famiglia Sanvitale e successivamente della famiglia Farnese, utilizzate unicamente come sterminate riserve personali per la caccia e il prelievo di legname. La trasformazione da semplice bosco a vera e propria residenza principesca avvenne nel Settecento per mano dei Borbone, e soprattutto all’inizio dell’Ottocento sotto il regno della duchessa Maria Luigia d’Austria (moglie di Napoleone Bonaparte), la quale amava follemente queste colline.

Maria Luigia acquistò la tenuta e fece ingrandire la villa monumentale del Casino dei Boschi, arricchendo la foresta autoctona con l’inserimento di scenografici filari monumentali e conifere ornamentali secondo il gusto dei “giardini all’inglese”. Alla morte della Duchessa (1847), le proprietà passarono di mano in mano (compresi i Savoia), fino a giungere alla ricca famiglia genovese dei principi Carrega (da cui il nome odierno), che ne mantennero a lungo l’integrità.

Negli anni ’70 del Novecento, a causa delle lottizzazioni e delle forti spinte speculative che minacciavano di abbattere gli alberi per costruire ville residenziali, la cittadinanza e i comuni limitrofi si mobilitarono per salvare il patrimonio storico e naturale. Questo portò prima all’imposizione di un vincolo di “verde pubblico” e infine, nel 1982, all’istituzione del Parco Regionale Boschi di Carrega (il primo in Emilia-Romagna), restituendo per sempre l’antica riserva reale alla comunità.

Come si arriva al Parco Regionale Boschi di Carrega

Viaggiando in auto:
Il Parco Regionale Boschi di Carrega è facilissimo da raggiungere grazie alla sua prossimità (circa 15 km) alla città di Parma. Per chi viaggia sull’Autostrada A1 (Milano-Bologna) o sull’Autostrada A15 della Cisa (Parma-La Spezia), l’uscita più strategica e diretta è il casello di “Parma Ovest” (situato sulla A15). Dall’uscita autostradale si ci immette comodamente sulla viabilità ordinaria, seguendo le chiare e frequenti indicazioni stradali in direzione sud verso il comune di Collecchio o verso Sala Baganza. Il parco ha svariati punti d’accesso, ma per raggiungere il Centro Parco “Casinetto” (Sede dell’Ente e cuore storico del parco) è sufficiente arrivare in prossimità del centro abitato di Sala Baganza e seguire i cartelli per “Via Olma”.

Viaggiando in treno:
Se si preferisce utilizzare il treno, la stazione principale di interscambio per l’intera area è “Parma Centrale”, servitissima dai convogli ad alta velocità e dagli Intercity della rete nazionale lungo la dorsale Milano-Bologna. Raggiunta la stazione di Parma, si ha la possibilità di sfruttare le efficaci linee di autobus extraurbani TEP (come le linee dirette per Collecchio/Fornovo o per Sala Baganza/Felino), in partenza proprio dal terminal adiacente alla stazione ferroviaria, che fermano in pochi minuti a ridosso degli ingressi principali del parco. In alternativa, si può prendere un treno regionale locale lungo la linea ferroviaria “Parma – La Spezia” (Tirrenica) e scendere direttamente alla piccola stazione di “Collecchio”, dalla quale si accede al settore ovest della foresta con una breve passeggiata.

© Copyright 2015 - 2026. Tutti i diritti riservati. Riviera Disco P.IVA 04315620403

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca