Parco Regionale Antichissima Città di Sutri
Descrizione Parco Regionale Antichissima Città di Sutri
Situato in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia laziale, il Parco Regionale Antichissima Città di Sutri è un vero e proprio gioiello di inestimabile valore. Con i suoi 7 ettari di estensione, detiene il primato di essere il parco regionale più piccolo dell’intero Lazio, ma vanta una concentrazione di reperti archeologici, storici e naturalistici senza eguali. In questa piccola riserva verde, il paesaggio vulcanico e l’opera dell’uomo si fondono in un tutt’uno inestricabile: è letteralmente impossibile distinguere dove finisca la natura e dove inizi l’antica architettura.
Il parco è una meta ideale per le famiglie, gli appassionati di storia e i pellegrini che percorrono l’antico tracciato della Via Francigena. I visitatori vengono immediatamente rapiti dall’imponente fascino dell’Anfiteatro Romano e dalle decine di tombe etrusche scolpite direttamente nelle calde pareti di tufo rosso, che creano un suggestivo e silenzioso percorso pedonale ombreggiato dai boschi. Oltre alle meraviglie scavate nella roccia, il parco accoglie i magnifici e geometrici giardini all’italiana della settecentesca Villa Savorelli, attuale sede dell’Ente Parco.
L’atmosfera del luogo è densa di spiritualità e mistero, palpabile soprattutto entrando nel Mitreo (successivamente divenuto la Chiesa della Madonna del Parto). Questo piccolo ipogeo rupestre, prima tomba etrusca e poi tempio pagano dedicato al dio Mitra, è un capolavoro di sincretismo religioso impreziosito da antichissimi affreschi cristiani. Passeggiare per i sentieri del Parco Regionale Antichissima Città di Sutri significa attraversare duemila anni di storia in pochi, intensi e indimenticabili passi.
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Parco Regionale Antichissima Città di Sutri: la fauna e flora del parco
Nonostante le dimensioni estremamente contenute, l’ecosistema del parco è sorprendentemente vitale. Il territorio si sviluppa sui materiali piroclastici e sui ripiani tufacei modellati, in epoche remotissime, dall’attività dell’antico complesso vulcanico del vicino Lago di Vico. I profondi solchi vulcanici, l’umidità trattenuta dalla roccia e l’assenza di forte disturbo antropico nei boschi attigui hanno permesso la conservazione di un habitat forestale tipicamente mediterraneo ma dai caratteri ombrosi.
La fauna del parco è quella tipica dei boschi misti dell’Italia centrale. Tra le fronde e le spaccature della rupe si muovono agili piccoli mammiferi carnivori e roditori. Il cielo e le pareti di tufo, ricche di anfratti naturali, offrono inoltre un perfetto e sicuro rifugio per diverse specie di volatili e per una piccola avifauna rupestre, che anima i boschi circostanti la via Cassia con i suoi richiami.
La flora è fortemente caratterizzata dal suolo vulcanico. La vegetazione prevalente è la classica macchia boscata, dove le essenze sempreverdi della fascia mediterranea si mescolano a grandi latifoglie di origine antropica e naturale. I versanti che circondano le antiche vie cave e i monumenti sono dominati dai colori scuri dei lecci, che si fondono con i cipressi e le piante introdotte durante i secoli per abbellire il paesaggio rurale e signorile (come i giardini di Villa Savorelli).
Gli animali del parco
- Tasso: Un mammifero schivo e notturno, facilmente riconoscibile per la simpatica ed evidente mascherina a strisce bianche e nere sul muso. Sfrutta i terreni morbidi del sottobosco per scavare le sue complesse e articolate tane sotterranee.
- Martora: Un predatore forestale elegantissimo e snello, caratterizzato da una macchia chiara sulla gola. Eccellente arrampicatrice, si sposta con grande agilità tra i rami dei grandi alberi del parco per cacciare e trovare riparo.
- Volpe: Il mammifero carnivoro più diffuso e adattabile dell’area. Il suo bel mantello rossiccio le garantisce un ottimo mimetismo; si muove spesso ai margini della macchia boscata a caccia di piccoli roditori, specialmente al tramonto.
- Ghiandaia marina: Un bellissimo ed esotico uccello dal piumaggio azzurro-turchese e castano. Nonostante sia un visitatore estivo sempre più raro, nidifica occasionalmente nelle cavità degli alberi vetusti dell’area viterbese.
- Lanario (Falco biarmicus): Un superbo e raro rapace diurno dalle abitudini rupestri. Presente nel territorio dell’Alto Lazio, pattuglia silenziosamente i cieli della zona rurale alla ricerca di prede volanti, esibendosi in spettacolari picchiate.
- Scoiattolo: Il simpatico acrobata dei boschi, sempre indaffarato nella raccolta e nell’occultamento di semi e ghiande. Lo si può facilmente osservare mentre compie prodigiosi balzi tra le chiome dei lecci e delle querce presenti nell’area protetta.
- Lepre: Un mammifero erbivoro e velocissimo corridore. Predilige le radure e i margini erbosi dei boschi, sfuggendo ai predatori grazie al suo sviluppatissimo udito e alle sue poderose zampe posteriori.
Le piante del Parco Regionale Antichissima Città di Sutri
La veste botanica del Parco Regionale Antichissima Città di Sutri è dominata dalla roccia e dall’ombra. I sentieri che fiancheggiano le pareti tufacee attraversano fitte e lussureggianti associazioni boschive che mantengono il microclima costantemente fresco.
- Leccio: La maestosa quercia sempreverde è la padrona incontrastata dei boschi dell’area, in particolar modo del “Bosco Sacro” adiacente a Villa Savorelli. I vecchi e contorti lecci secolari creano un’atmosfera mistica e pagana, fungendo da tetto scuro e ombreggiato sulla necropoli.
- Sughera: Altra quercia iconica della regione mediterranea, ben adattata ai suoli vulcanici locali. È facilmente riconoscibile per la sua corteccia spugnosa, rugosa e spessa, capace di isolare e proteggere il tronco dagli agenti esterni.
- Carpino: Un albero a foglie caduche molto comune nei boschi misti della Tuscia. Con il suo tronco dritto e liscio, contribuisce ad arricchire l’humus del sottobosco con un’abbondante e continua caduta di fogliame in autunno.
- Cipresso: Celebre conifera dal portamento stretto, slanciato e “a colonna”. Sebbene introdotto dall’uomo, fa ormai parte in modo indissolubile del paesaggio culturale ed estetico della via Cassia e dei giardini rinascimentali, ispirando nel passato anche poeti come il Carducci.
- Bosso: L’arbusto incontrastato dei classici e storici giardini all’italiana. Si presta perfettamente all’arte topiaria; a Villa Savorelli le sue foglie scure e compatte sono state potate sapientemente per riprodurre a terra lo stemma araldico della famiglia nobiliare.
- Orchidee spontanee: Durante le stagioni primaverili, nei prati e negli spazi meno umidi ai margini del bosco, è possibile assistere alla preziosa e multicolore fioritura di queste delicatissime piante bulbose autoctone, che attirano curiosi botanici e amanti della macrofotografia.
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Parco Regionale Antichissima Città di Sutri: la storia sulle origini del parco
Il Parco Regionale Antichissima Città di Sutri racconta le gesta di uno dei crocevia più strategici della storia antica italiana. Sorse su uno sperone di roccia vulcanica e venne abitata sin dall’Età del Bronzo, ma fu grazie al fiero popolo degli Etruschi, che per primi ne scavarono le grandi necropoli nel tufo “rosso a scorie nere”, che la città divenne un potente centro urbano. Con l’avanzata inarrestabile dell’Impero Romano (tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.), il borgo visse il suo periodo di massimo splendore architettonico con la grandiosa e unica realizzazione dell’Anfiteatro interamente scavato nella viva roccia.
Dopo la caduta dell’Impero, le grandi opere romane furono lentamente inghiottite e ricoperte dalla terra e dalla fitta vegetazione. La cittadina assunse poi un nuovo ruolo fondamentale nel Medioevo, divenendo una tappa obbligata e cruciale per migliaia di pellegrini in viaggio lungo la mistica Via Francigena verso Roma. È in questo periodo che antichi siti pagani, come il tempio sotterraneo del Mitreo, vennero cristianizzati e affrescati.
L’Anfiteatro rimase quasi completamente sepolto e ignorato fino agli inizi dell’Ottocento, quando i primi grandi scavi lo riportarono prodigiosamente alla luce. Per proteggere in modo definitivo e insindacabile questo tesoro stratificato dalle minacce dell’urbanizzazione moderna e del traffico della statale Cassia, nel 1988 la Regione Lazio ha istituito ufficialmente il Parco Regionale. Oggi questa mini-riserva è un eccellente esempio di archeologia integrata nel paesaggio naturalistico.
Come si arriva al Parco Regionale Antichissima Città di Sutri
Viaggiando in auto:
Il Parco Regionale Antichissima Città di Sutri gode di una formidabile posizione strategica, trovandosi a circa 50 minuti di macchina da Roma e a meno di 30 km da Viterbo. Per chi proviene dalla capitale, l’itinerario più semplice e diretto prevede l’ingresso sul Grande Raccordo Anulare (GRA) fino all’uscita 5 per la Cassia Veientana (SS2bis); proseguendo sempre dritti lungo la storica e panoramica Via Cassia (SS2) in direzione Viterbo/Lago di Vico, si giunge direttamente a Sutri. L’accesso al parco archeologico e all’Anfiteatro è situato proprio a ridosso della strada statale, con un comodo parcheggio gratuito disponibile all’imbocco di Via IV Novembre, appena fuori le mura del borgo antico.
Viaggiando in treno o autobus:
Per chi desidera spostarsi utilizzando i mezzi di trasporto pubblico, ci sono due valide e comode opzioni. Sfruttando la rete ferroviaria, è possibile prendere il treno regionale (linea Roma-Viterbo) e scendere alla stazione di “Capranica-Sutri” (Capranica Scalo). Da qui, l’ingresso del parco di Sutri dista solamente 5 chilometri, facilmente percorribili utilizzando gli autobus locali in coincidenza o i taxi. In alternativa, una delle soluzioni più pratiche è il servizio su gomma: dalla stazione dei bus di “Roma Saxa Rubra” partono regolari e frequenti corse dei pullman regionali C.O.T.R.A.L. diretti a Viterbo, che effettuano comode fermate proprio nel centro del borgo di Sutri.