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Parco Regionale Alta Valsesia e Alta Val Strona

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a ott
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da nov a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Corso Roma 35 13019, Varallo (VC)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale Alta Valsesia e Alta Val Strona

Incastonato tra il Piemonte e il confine con la Valle d’Aosta e la Svizzera, il Parco Regionale Alta Valsesia e Alta Val Strona vanta un primato geografico eccezionale: sviluppandosi dalle quote di fondovalle fino ai 4.559 metri della Punta Gnifetti (Capanna Margherita) sul massiccio del Monte Rosa, è l’area naturale protetta più alta d’Europa. Questo spettacolare parco alpino abbraccia le valli della Valsesia (Val Grande, Val Sermenza, Val d’Egua, Val Mastallone) e l’aspra e incantevole Valle Strona, offrendo paesaggi vertiginosi scolpiti dai ghiacciai e dal passaggio secolare dell’acqua.

L’area protetta è una meta d’elezione assoluta per l’alpinismo puro, gli amanti del trekking in alta quota e gli appassionati di sport invernali, ma sa regalare itinerari accessibili e rilassanti anche alle famiglie, come le passeggiate per ammirare le spettacolari Cascate dell’Acqua Bianca. È un territorio di natura indomita, caratterizzato da creste rocciose, vasti ghiacciai perenni, impetuosi torrenti di fondovalle e verdi praterie alpine che in estate si riempiono di fiori.

Ma questo parco non è solo un santuario naturalistico: è uno straordinario e prezioso scrigno antropologico. Le alte quote sono state colonizzate secoli fa dal popolo Walser, un’etnia di origine germanica che ha modellato l’ambiente creando villaggi perfettamente integrati nella montagna. Le loro inconfondibili baite in legno e pietra, dotate dei tipici loggiati a pertiche per l’essiccazione del fieno e della canapa, caratterizzano le pittoresche frazioni attorno ad Alagna, Macugnaga, Carcoforo e Rimella, regalando alla visita un’atmosfera magica e sospesa nel tempo.

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Parco Regionale Alta Valsesia e Alta Val Strona: la fauna e flora del parco

L’escursione termica altitudinale (che passa dai 900 ai 4.500 metri) garantisce una successione di fasce ecologiche e climatiche che rendono la biodiversità di quest’area montana una delle più ricche dell’intero arco alpino piemontese. La rigorosa tutela, durata oltre quarant’anni, ha garantito il ritorno spontaneo e l’espansione di numerose specie che in passato avevano rischiato l’estinzione.

La fauna del parco è il classico ed entusiasmante campionario delle Alpi. Sopra il limite della vegetazione arborea, tra le pietraie e le nevi, regnano i grandi e agili erbivori, i padroni incontrastati delle falesie. Le estese foreste ospitano invece predatori e una vastissima comunità di micromammiferi. Le valli piemontesi sono inolte l’habitat vitale per i Tetraonidi (uccelli tipici dei climi freddi) e per una spettacolare avifauna rapace che sorvola i ghiacciai.

La flora è condizionata dai rigori del clima. Il piano montano e subalpino inferiore vede il trionfo dei boschi di conifere rustiche, capaci di resistere alle tempeste di neve. Salendo verso il piano alpino e nivale, l’ambiente si fa più severo: i grandi alberi cedono il passo ad arbusti striscianti e, infine, alle tenaci piante pioniere d’alta quota, che riescono a prosperare tra le fessure della roccia nuda e sui detriti morenici appena sotto la morsa del ghiaccio.

Gli animali del parco

  • Stambecco: Il re delle vette apine. Reintrodotto a metà degli anni ’70 dopo aver rischiato l’estinzione, oggi colonizza stabilmente e orgogliosamente i pendii rocciosi sopra Alagna, Rima e Carcoforo, esibendo le sue mastodontiche corna arcuate (particolarmente lunghe nei maschi).
  • Camoscio: Questo agile ungulato è diffuso in grande abbondanza in quasi tutto il territorio del parco. A differenza dello stambecco, ama anche gli ambienti ecotonali del bosco rado e può essere facilmente scorto in branco nelle vallate interne.
  • Marmotta: Abitante tipico delle vaste praterie d’alta quota. Vive in grandi e rumorose colonie, trascorrendo l’estate ad accumulare riserve di grasso. Al minimo sentore di un’aquila, le “sentinelle” emettono un fischio acutissimo per avvisare il gruppo.
  • Aquila reale: L’incontrastata padrona dei cieli del Monte Rosa. Edifica i suoi nidi immensi tra le cenge inaccessibili delle pareti e sfrutta le correnti termiche per perlustrare silenziosamente le praterie a caccia di marmotte e lepri variabili.
  • Gallo forcello (Fagiano di monte): Un bellissimo tetraonide legato agli ambienti di limite tra il bosco e le brughiere alpine. Famosissimo per le sue spettacolari arene di canto primaverili, durante le quali i maschi si sfidano in complessi e rumorosi rituali di corteggiamento.
  • Pernice bianca: Straordinario uccello alpino che cambia piumaggio a seconda della stagione. In inverno diviene completamente candida per fondersi in maniera mimetica con la neve, mentre in estate assume tinte brune e grigiastre simili a quelle delle rocce in cui nidifica.
  • Ermellino: Piccolo mustelide ferocissimo e specializzato nella caccia ai roditori, anche lui provvisto della capacità di mutare il manto da marrone estivo a bianco purissimo invernale, mantenendo solo la punta della coda nera.
  • Capriolo: Elegante e snello, preferisce decisamente le quote inferiori e le zone boschive miste e fresche del fondovalle (come in Val Mastallone), spingendosi a brucare ai margini delle radure soprattutto al tramonto e all’alba.

Le piante del Parco Regionale Alta Valsesia e Alta Val Strona

L’isolamento, il clima estremo e i venti formidabili hanno forgiato la selezione naturale della botanica in questa area del massiccio del Rosa. L’abbondanza di acque di scioglimento favorisce, nei mesi più caldi, una rigogliosa rinascita verde.

  • Larice: La conifera simbolo dell’arco alpino e dell’alta montagna. Ha la caratteristica unica (tra le conifere) di perdere gli aghi in autunno, donando alle pendici attorno ad Alagna uno spettacolare colore giallo dorato prima di prepararsi al rigido riposo invernale.
  • Pino cembro (Cirmolo): Una conifera incredibilmente rustica e longeva, in grado di resistere ai geli delle alte quote e ai forti venti. Il suo profumato legno è stato tradizionalmente usato dai popoli Walser per la scultura e la costruzione degli arredi delle stube.
  • Faggio (e Abete bianco): Alle altitudini più basse e umide, come in buona parte della suggestiva Val Mastallone, i boschi misti d’alto fusto si fanno più fitti, formando grandi faggete scure e fresche.
  • Ontano verde: L’arbusto pioniere per eccellenza. Si spinge vicino al limite degli alberi, dove il peso delle valanghe distruggerebbe fusti più rigidi; i suoi rami estremamente flessibili creano intricate boscaglie di protezione lungo i fianchi scoscesi.
  • Rododendro ferrugineo: Quando finisce il bosco, iniziano le brughiere a rododendro. Questi tenaci cespugli esplodono a inizio estate, tingendo sterminate porzioni di montagna di un bellissimo rosa fucsia molto amato dalle api d’alta quota.
  • Ranuncolo dei ghiacciai: Una minuscola e ostinata pianta pioniera. Resiste a quote impensabili, sbocciando con fiorellini bianchi che poi assumono sfumature rossastre proprio sulle spietate morene detritiche ai margini delle lingue glaciali.

Parco Regionale Alta Valsesia e Alta Val Strona: la storia sulle origini del parco

Il processo di istituzione di questa sconfinata area protetta ha radici pioniere. Già negli anni ’70 si comprese che la pressione umana sulle valli valsesiane e la caccia stavano minacciando i delicati equilibri delle alte vette. Fu così che, nel 1979, la Regione Piemonte istituì formalmente il “Parco Naturale Alta Valsesia”, creando la riserva alpina più elevata del continente per proteggere non solo la natura, ma anche la culla geografica della secolare civiltà agricolo-pastorale Walser. Questi coloni di origine vallese giunsero in Valsesia dal nord a partire dal XIII secolo attraverso i gelidi valichi, fondando villaggi permanenti d’alta quota che ancora oggi destano ammirazione.

Il successo conservazionistico dell’area ha permesso successivi e determinanti ampliamenti. Nel 1985 la giurisdizione del Parco fu allargata ai territori e ai versanti della vicina Val Mastallone (nei territori di Fobello e Rimella).

Il completamento decisivo avvenne più recentemente, grazie alla Legge Regionale n. 19 del 2009 (effettiva dal 2012), quando il sistema delle aree protette fu esteso per inglobare le meravigliose e aspre testate della Valle Strona, fino all’isolato e affascinante nucleo Walser di Campello Monti. Questo accorpamento storico ha ricucito amministrativamente valli anticamente collegate da vie mulattiere di pastorizia, unendo le montagne del Cusio (verso il Lago d’Orta) all’immenso scenario glaciale del Monte Rosa e cambiando definitivamente il nome dell’Ente nell’attuale Parco Naturale dell’Alta Val Sesia e dell’Alta Val Strona.

Come si arriva al Parco Regionale Alta Valsesia e Alta Val Strona

Viaggiando in auto:
L’arteria principale per raggiungere il cuore del Parco (Alagna Valsesia) è estremamente agevole dal nord-ovest d’Italia. Chi viaggia percorrendo l’Autostrada A26 (Genova Voltri – Gravellona Toce) deve imboccare l’uscita al casello di “Romagnano Sesia – Ghemme”. Dall’uscita autostradale si ci immette direttamente sulla comoda Strada Statale 299 della Valsesia che, costeggiando romanticamente il corso del fiume Sesia, attraversa la città principale di Varallo e risale la vallata, concludendosi letteralmente nel piazzale di Alagna Valsesia. Per accedere invece al nuovo settore dell’Alta Val Strona (Campello Monti), sempre dalla A26 occorre uscire a “Gravellona Toce” o a “Baveno-Stresa”, dirigersi verso la città di Omegna sul Lago d’Orta, per poi risalire per intero la tortuosa ma affascinante SP 118 della Valle Strona.

Viaggiando in treno o autobus:
Raggiungere il parco con i trasporti pubblici richiede l’impiego dei comodi servizi extraurbani su gomma. I principali e più utili scali ferroviari della rete nazionale sono le stazioni di Novara o Vercelli. Da Novara, esiste la storica e panoramica linea ferroviaria Novara-Varallo (oggi servita prevalentemente da autobus sostitutivi o da suggestivi Treni Storici turistici gestiti in occasioni particolari). Il vero hub per accedere alle valli è la città di Varallo Sesia: dal terminal bus adiacente alla stazione ferroviaria partono quotidianamente i pullman di linea del trasporto pubblico (come le Autolinee Baranzelli o ATAP) che risalgono tutta la vallata fino a raggiungere il capolinea ai piedi del Monte Rosa, ad Alagna.

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