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Parco Regionale agricolo storico dell’olivo di Venafro

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a ott
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da nov a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via delle vigne 86079, Venafro (IS)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco Regionale agricolo storico dell’olivo di Venafro

Adagiato sulle pendici del Monte Santa Croce alle spalle della città di Venafro, in Molise, il Parco Regionale agricolo storico dell’olivo di Venafro (conosciuto localmente anche come Parco Oraziano o Campaglione) è una gemma paesaggistica che si estende per quasi 530 ettari. La sua unicità è assoluta: si tratta infatti del primo parco regionale istituito in Molise e, soprattutto, del primo parco tematico in tutto il bacino del Mediterraneo dedicato specificamente alla tutela dell’olivo e del suo millenario corredo genetico. Per il suo inestimabile valore, l’area è iscritta nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici.

Questa destinazione è un paradiso per gli escursionisti alla ricerca di passeggiate tranquille, per i fotografi e per tutti gli amanti della cultura rurale ed enogastronomica. Camminare lungo le mulattiere del parco significa immergersi in un autentico “museo a cielo aperto”. Il paesaggio è dominato da estesi terrazzamenti sostenuti dai tradizionali muretti a secco in pietra viva, sui quali prosperano maestosi e contorti ulivi monumentali che sembrano sculture naturali.

L’atmosfera del Parco dell’Olivo di Venafro è un perfetto connubio tra la natura selvatica e il sapiente, antichissimo lavoro umano. Nelle giornate limpide, i sentieri offrono vedute mozzafiato sulla sottostante Piana del fiume Volturno, regalando tramonti infuocati che si riflettono sul fogliame argenteo degli alberi. La particolarità dell’area è la persistenza storica della consociazione tra le colture: qui, proprio come secoli fa, è normalissimo scorgere pacifiche greggi di animali al pascolo libero proprio all’ombra delle piante di olivo.

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Parco Regionale agricolo storico dell’olivo di Venafro: la fauna e flora del parco

L’ecosistema del parco è il classico e virtuoso esempio di “paesaggio a mosaico”, in cui le radure agricole si fondono armoniosamente con la macchia naturale. Gran parte della superficie ricade all’interno di un Sito di Interesse Comunitario (SIC), a garanzia dell’alta biodiversità presente. Le estese formazioni erbose secche e i cespugli non trattati chimicamente formano un habitat ideale sia per rare specie botaniche sia per la fauna selvatica.

La fauna locale vede la coesistenza di animali tipici dell’ecosistema agrario e di grandi mammiferi appenninici, che occasionalmente scendono dalle vicine vette montuose delle Mainarde. Tuttavia, il vero gioiello faunistico dell’area è rappresentato dall’avifauna e dai mammiferi volanti. I vecchi tronchi cavi, i terrazzamenti in pietra e la ricchezza di insetti offrono riparo vitale a rarissimi uccelli rapaci e a delicate colonie di pipistrelli (chirotteri) tutelate a livello europeo.

La flora è l’attrazione cardine del parco. Sebbene le piante coltivate di olivo costituiscano l’ossatura visiva della montagna, il suolo non è affatto spoglio. Il terreno, mantenuto fertile dal pascolo e privo di diserbanti, esplode ogni primavera di vita. Le praterie seminaturali tra gli alberi custodiscono una vastissima comunità di graminacee, arbusti della macchia termofila e, soprattutto, rarissime specie di fiorellini spontanei che trasformano le terrazze in un variopinto e prezioso giardino botanico.

Gli animali del parco

  • Lupo appenninico: Il fiero predatore simbolo delle montagne italiane. Pur non essendo un residente fisso degli oliveti, è un assiduo frequentatore dell’area; si muove spesso ai margini del parco nelle ore notturne scendendo dalle montagne limitrofe.
  • Falco lanario (Falco biarmicus): Un rapace estremamente raro e classificato come “vulnerabile”. Perlustra dall’alto le radure e gli arbusteti del parco, sfruttando la sua eccezionale agilità per cacciare piccoli uccelli in volo.
  • Nibbio reale: Un maestoso rapace diurno facilmente identificabile in volo grazie alla sua bellissima coda forcuta a “V” e al piumaggio rossiccio. Sorvola regolarmente le formazioni erbose del parco in cerca di prede.
  • Coturnice: Un uccello terricolo molto simile a una starna, tipico degli ambienti rocciosi soleggiati. Molto schiva e anch’essa vulnerabile, si nasconde mimetizzandosi perfettamente tra le rocce dei muretti a secco e i cespugli bassi.
  • Ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum): Una rarissima specie di pipistrello in via di diminuzione. Caccia di notte tra le fronde degli olivi e trova rifugi sicuri per riposare nelle piccole cavità o nei rustici edifici agricoli abbandonati.
  • Succiacapre: Un uccello notturno e crepuscolare dal piumaggio talmente mimetico da sembrare un pezzo di corteccia. Riposa a terra durante il giorno e si attiva al crepuscolo cacciando falene e grossi insetti a becco spalancato.
  • Melanargia arge: Una magnifica e delicata farfalla (lepidottero) endemica del sud Italia. Trova il suo habitat ideale nei prati secchi del parco, poiché i suoi bruchi si nutrono esclusivamente delle graminacee spontanee non sfalciate.
  • Volpe: Adattabile e opportunista, la volpe dal mantello rossiccio è molto diffusa nei margini boschivi che circondano il parco agricolo. Caccia prevalentemente roditori e piccoli mammiferi, aiutando a regolare l’ecosistema dell’oliveto.

Le piante del Parco Regionale agricolo storico dell’olivo di Venafro

La conformazione botanica del Parco dell’Olivo è un capolavoro di agro-biodiversità. I pendii assolati, grazie alla perfetta esposizione termica e alla ricchezza del suolo, garantiscono non solo prosperità alle piante coltivate, ma anche la conservazione di essenze selvatiche altrove scomparse a causa dell’agricoltura intensiva.

  • Olivo “Liciniana” (o Aurina): L’incontrastato re della montagna venafrana. Questa antica cultivar locale, caratterizzata da un portamento rustico e tronchi secolari profondamente corrugati, è la base per la produzione del leggendario e pregiatissimo olio di Venafro.
  • Orchidee spontanee: Un vero tesoro naturalistico nascosto nell’erba. In primavera, i prati magri tra gli olivi ospitano decine di fioriture di queste piccole e ingegnose piante terricole, che sfoggiano colori sgargianti e forme mimetiche per attirare gli impollinatori.
  • Graminacee prative: Coprono integralmente il suolo dei terrazzamenti, proteggendolo dall’erosione delle piogge e mantenendo l’umidità. La loro sopravvivenza in purezza è garantita dall’antica pratica del pascolo animale, che sostituisce il taglio meccanico e diserbante.
  • Rosa canina: Questo arbusto spinoso e tenace cresce frequentemente ai bordi dei muretti a secco e ai limiti delle radure. Offre bellissimi fiori rosati in primavera e bacche rosse (cinorrodi) ricchissime di vitamina C in inverno.
  • Biancospino: Un altro arbusto cespuglioso diffusissimo nella fascia ecotonale (il confine tra il bosco selvatico e l’oliveto). Le sue fitte fioriture bianche offrono un pascolo inestimabile per le api e i pronubi del territorio molisano.
  • Ginestra: Arbusto rustico che predilige i pendii sassosi e ben drenati. A fine primavera accende il paesaggio del parco di un color giallo vivissimo, sprigionando un profumo dolciastro e intenso.

Parco Regionale agricolo storico dell’olivo di Venafro: la storia sulle origini del parco

Pochissimi luoghi in Italia possono vantare una continuità agricola antica e nobile quanto quella di Venafro. La coltivazione dell’olivo in questi specifici terrazzamenti è ampiamente e rigorosamente documentata fin dal II secolo a.C.. Secondo la tradizione, a introdurre la prima pregiata varietà in zona fu un colono sannita di nome Licinio (da cui il nome della cultivar Liciniana). Da quel momento, l’olio venafrano divenne uno dei prodotti più ricercati e costosi dell’intero Impero Romano, venendo esaltato nelle opere di classici come Plinio, Marziale e Orazio (da qui l’appellativo “Parco Oraziano”). Addirittura, Marco Porcio Catone nel suo “De Agricultura” consigliava espressamente l’utilizzo del metodo contrattuale di Venafro per la vendita delle olive.

Nonostante i millenni di fasti, nel corso del Novecento, a causa delle difficoltà della coltivazione manuale sui ripidi pendii e della polverizzazione delle piccole proprietà contadine, l’intera area ha seriamente rischiato il progressivo e irreversibile abbandono. Questa minaccia ha attivato la coscienza civica locale.

Per salvare gli esemplari monumentali e fermare l’avanzata del bosco selvatico a discapito della storia agricola, nel 2008 è stata varata la Legge Regionale n. 30, che ha ufficialmente istituito il Parco Regionale Agricolo Storico dell’Olivo di Venafro. Con questa legge d’avanguardia, il Molise ha protetto il genoma dell’olivo locale, promosso il turismo lento e garantito per le generazioni future la sopravvivenza di un paesaggio culturale in cui natura e lavoro umano convivono da oltre duemila anni in perfetto equilibrio.

Come si arriva al Parco Regionale agricolo storico dell’olivo di Venafro

Viaggiando in auto:
Il Parco e la città di Venafro si trovano in una posizione privilegiata, rappresentando la via d’accesso principale al Molise per chi proviene dal Lazio e dalla Campania. Per i viaggiatori che percorrono l’Autostrada A1 (Milano-Napoli), l’uscita più comoda è il casello di “San Vittore” (valido sia per chi scende da Roma che per chi sale da Napoli). Dall’uscita autostradale si prosegue dritti imboccando la scorrevole Strada Statale 6 dir (SS Casilina) seguendo chiaramente le indicazioni stradali per Venafro, distante solo 15 km. Una volta giunti nella cittadina molisana, bisogna addentrarsi e salire verso la zona nord-occidentale dell’abitato storico; parcheggiando nei pressi di Via delle Vigne o seguendo i cartelli per il “Campaglione”, si accede immediatamente ai percorsi sterrati che si inoltrano lungo i fianchi del Monte Santa Croce.

Viaggiando in treno:
Raggiungere il Parco in modo sostenibile è semplicissimo ed estremamente comodo. Venafro è dotata di una propria stazione ferroviaria perfettamente collegata alle principali reti regionali. I treni effettuano corse regolari e dirette sulla linea che collega Roma-Cassino-Isernia-Campobasso e sull’importante dorsale Napoli-Caserta-Isernia. Scendendo alla stazione ferroviaria di Venafro (che si trova nella parte più moderna e bassa della città), è sufficiente intraprendere una passeggiata a piedi di circa venti minuti attraversando il centro storico in direzione monte, oppure usufruire dei brevi collegamenti degli autobus urbani locali che portano rapidamente ai margini superiori della città, a ridosso dei terrazzamenti olivetati.

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