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Parco regionale Abbazia di Monteveglio

Orari d'Apertura

Estivo

da apr a ott
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Invernale

da nov a mar
da lun a dom
da 08:00 a 23:30

Prezzo d'ingresso

Intero

da € 0

Ridotto

da € 0

Contatti

Via Abbazia 28 40050, Monteveglio (BO)
Sitoweb - Mail - Tel

Descrizione Parco regionale Abbazia di Monteveglio

Situato dolcemente sulle prime pendici dell’Appennino Bolognese e inserito nel vasto comune di Valsamoggia, il Parco Regionale Abbazia di Monteveglio è il più piccolo parco regionale dell’Emilia-Romagna, ma racchiude un tesoro di biodiversità e storia. Esteso per circa 880 ettari nella suggestiva Valle del torrente Samoggia, il paesaggio è un mosaico perfetto e armonioso in cui le aspre formazioni geologiche dei calanchi argillosi si alternano a rilassanti e floridi pendii collinari, coltivati a vigneti e frutteti.

Il parco rappresenta una meta perfetta per escursioni in famiglia, passeggiate romantiche e tour in bicicletta. Il cuore pulsante dell’area protetta è l’antico e affascinante borgo medievale fortificato che svetta in cima al colle, dominato dalla millenaria Abbazia di Santa Maria. Percorrere a piedi i sentieri ombrosi per raggiungere questa pieve isolata offre al visitatore la netta e suggestiva sensazione di fare un balzo indietro nel tempo, lontani dal ritmo frenetico della vicina città.

L’atmosfera del Parco Regionale Abbazia di Monteveglio è placida e rurale. Qui, l’escursionista non trova vette impervie, ma un continuo e morbido saliscendi che regala scorci panoramici mozzafiato sulle valli coltivate e sui profondi solchi calanchivi scavati dall’erosione dell’acqua. Questa alternanza tra natura selvaggia e paesaggio dolcemente antropizzato rende il parco un luogo incantevole dodici mesi all’anno.

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Parco Regionale Abbazia di Monteveglio: la fauna e flora del parco

L’estrema varietà degli ambienti naturali presenti in un territorio così concentrato garantisce al parco un livello di biodiversità inaspettatamente elevato. Le zone umide del fondovalle solcate dal torrente Samoggia, gli inospitali calanchi argillosi e i boschi freschi collinari fungono da rifugio vitale per moltissime specie che fuggono dalla fortissima urbanizzazione della vicina Pianura Padana.

La fauna del parco è il classico campionario dell’ecosistema appenninico e preappenninico. L’abbandono di vecchie aree agricole in favore dei boschi ha permesso a molti mammiferi ungulati e piccoli predatori di ripopolare stabilmente la zona. Inoltre, le pareti calanchive e le estese coperture boschive favoriscono la nidificazione di diverse specie di avifauna, tra cui figurano picchi colorati, affascinanti rapaci notturni e colorati uccelli migratori.

La flora è l’elemento che disegna visivamente il territorio del parco, differenziandosi in base all’esposizione al sole. Mentre sui versanti settentrionali prosperano boschi freschi e umidi a latifoglie (detti mesofili), i pendii meridionali e le aride creste dei calanchi sono conquistati da specie arbustive molto tenaci e resistenti alla siccità (macchia termofila), in cui spesso sbocciano delicate specie erbacee protette e fioriture di orchidee selvatiche.

Gli animali del parco

  • Capriolo: L’elegante ungulato dalle abitudini molto timide e schive. Si muove silenziosamente al limitare dei boschi misti e delle aree coltivate; è facilissimo incrociare le sue inconfondibili tracce nel fango umido o scorgerlo mentre bruca nei prati all’alba e al tramonto.
  • Tasso: Un mammifero tarchiato e notturno, divenuto uno dei simboli dei boschi appenninici. Sfruttando le potenti unghie e il suolo collinare friabile, scava complesse tane sotterranee chiamate “tassonaie” da cui esce al buio in cerca di tuberi e radici.
  • Istrice: Grande e simpatico roditore difeso da una possente e folta armatura di aculei bianchi e neri. Le sue passeggiate notturne si svolgono frequentemente nelle aree più ricche di sottobosco e arbusti dove trova i frutti caduti di cui si nutre.
  • Poiana: Rapace diurno dalle ali larghe e dalla coda arrotondata. Il suo caratteristico e acuto fischio riecheggia spesso sopra i crinali dei calanchi, da dove sfrutta abilmente le correnti termiche ascensionali per scrutare i prati alla ricerca di arvicole e topi.
  • Scoiattolo rosso: Un vero e proprio acrobata arboricolo velocissimo. Abita stabilmente le chiome degli alberi più vecchi e dei boschi misti, rivelando la sua presenza grazie ai resti sbriciolati di noci e nocciole lasciati sul terreno.
  • Picchio rosso (maggiore e minore): Uccelli forestali protetti e molto attivi. I loro tambureggiamenti ritmici sui tronchi marcescenti per cercare insetti sono tra i suoni più tipici udibili durante un’escursione nei boschi ombrosi attorno all’Abbazia.
  • Ghiandaia: Un corvide estremamente intelligente e dal piumaggio coloratissimo (con caratteristiche piume azzurre sulle ali). Svolge il fondamentale ruolo di “guardiana del bosco”, emettendo richiami d’allarme rochi e fortissimi alla vista di escursionisti o predatori.
  • Faina: Agile e vorace predatore carnivoro appartenente alla famiglia dei mustelidi. Ottima arrampicatrice, si adatta molto bene anche alle zone limitrofe agli antichi casolari agricoli in rovina, nutrendosi di uova e piccoli volatili.

Le piante del Parco Regionale Abbazia di Monteveglio

Il paesaggio botanico del Parco Regionale Abbazia di Monteveglio offre continue e affascinanti sorprese stagionali, modellate dall’alternanza tra zone ombreggiate e zone aridissime. I vecchi pascoli agricoli progressivamente abbandonati hanno lasciato spazio a cespuglieti di piante pioniere e spinose (biancospino, pruno selvatico) che fungono da fondamentale “nursery” per far crescere i nuovi alberi ad alto fusto.

  • Roverella: La quercia simbolo per eccellenza delle colline emiliane. Domina sia i boschi freschi che le zone più secche. Le sue foglie lobate hanno la particolarità di seccare ma di rimanere attaccate ai rami per buona parte dell’inverno prima di cadere.
  • Carpino nero e Orniello: Due alberi robusti che si accompagnano quasi sempre alle querce nei versanti collinari esposti a nord (ombrosi). Formano boschi molto fitti il cui sottobosco si arricchisce in primavera di profumatissimi fiori.
  • Ginestra: Un tenacissimo arbusto pioniere che riesce a colonizzare per primo le terre instabili dei calanchi argillosi. Alla fine della primavera, i suoi fiori trasformano i brulli pendii sbrecciati in spettacolari pareti dal color giallo oro abbagliante.
  • Ononide di Masquillier (Ononis masquillierii): Un fiore particolarissimo ed estremamente prezioso. Si tratta di una delicata leguminosa endemica (cioè presente quasi esclusivamente tra Emilia-Romagna e Marche) che cresce in modo discontinuo nei terreni argillosi e salmastri delle formazioni calanchive.
  • Orchidee spontanee: Nei margini erbosi dei boschi e nelle radure crescono svariate specie di orchidee terricole selvatiche (come Orchis purpurea e Ophrys apifera). Le loro intricate e colorate fioriture primaverili attraggono da sempre gli appassionati di botanica.
  • Pungitopo: Un arbusto del sottobosco dal colore sempreverde intenso. Celebre per i suoi rametti appiattiti trasformati in foglie pungenti e per le bacche rosse invernali, cresce rigorosamente all’ombra delle querce.

Parco Regionale Abbazia di Monteveglio: la storia sulle origini del parco

L’intreccio tra storia medievale e protezione della natura è l’essenza stessa di questo parco. Il colle su cui sorge Monteveglio ha sempre avuto un’importanza strategica suprema: in epoca altomedievale era il fulcro delle poderose fortificazioni di confine tra le zone d’influenza longobarda ed esarcale-bizantina. L’apice della sua fama arrivò però nell’XI secolo, quando l’inespugnabile castello divenne proprietà della potentissima e leggendaria Grancontessa Matilde di Canossa.

Fu proprio tra queste mura che le truppe matildiche resistettero vittoriosamente e strenuamente all’assedio dell’Imperatore Enrico IV, cambiando per sempre le sorti della storia europea. Per celebrare la liberazione, nel 1092 la stessa Contessa Matilde commissionò la costruzione della grandiosa Abbazia di Santa Maria, oggi fulcro mistico e architettonico dell’intera area protetta.

Nei secoli successivi, la pressione agricola plasmò l’intero territorio eliminando gradualmente le antiche foreste di fondovalle. Con l’intento di salvaguardare e valorizzare questo incredibile connubio tra le rovine storiche e la biodiversità rurale, la Regione Emilia-Romagna istituì ufficialmente il Parco Regionale Abbazia di Monteveglio nel 1995 (che divenne il nucleo di un progetto conservazionistico per la valle del Samoggia). Oggi l’ente parco ha sede nell’antico complesso rurale di San Teodoro, promuovendo il restauro dei vecchi sentieri e favorendo una fruizione attenta e sostenibile del territorio.

Come si arriva al Parco Regionale Abbazia di Monteveglio

Viaggiando in auto:
Il parco vanta un’accessibilità eccellente. Per chi proviene da Bologna (oppure percorrendo l’Autostrada A1), l’uscita più indicata è quella del casello autostradale “Bologna Casalecchio”. Imboccato lo svincolo, è necessario proseguire lungo l’Asse Attrezzato in direzione Maranello/Vignola, immettendosi successivamente sulla comoda e veloce Strada Statale 569 “Bazzanese”. In alternativa, se si viaggia da nord, è estremamente comoda l’uscita autostradale di “Valsamoggia”. In entrambi i casi, giunti all’altezza dell’abitato di Bazzano, è sufficiente seguire le evidenti segnaletiche marroni per Monteveglio e inerpicarsi sulla comoda strada provinciale asfaltata che in pochi minuti di auto conduce ai parcheggi ai piedi della salita pedonale per l’Abbazia.

Viaggiando in treno e in autobus:
Se si preferiscono i mezzi di trasporto pubblici e sostenibili, la soluzione ideale parte dal capoluogo. Dalla Stazione di Bologna Centrale parte regolarmente e con elevata frequenza il treno della linea suburbana (Servizio Ferroviario Metropolitano – TPER) in direzione Vignola. La fermata a cui scendere è la Stazione ferroviaria di “Bazzano” (o “Muffa”). Arrivati a Bazzano, dal piazzale della stazione è possibile usufruire delle linee di autobus extraurbane (come la linea TPER 656, 657 o 658 dirette verso le località dell’Appennino come Savigno o Tolè) che prevedono fermate vicinissime al centro di accoglienza San Teodoro e all’inizio dei sentieri del Parco Regionale.

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